mercoledì 7 Gennaio 2026

Alessandra Perrazzelli, Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, interviene su “Il private capital nel mondo. Il contesto normativo e istituzionale”, al convegno Annuale AIFI (l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt).

Banca d’Italia, Perrazzelli: “Interventi per favorire private capital siano bilanciati e attenti a rischi”

Ecco il suo lungo intervento:

“Da oltre un decennio, è in corso un trend globale di crescita del peso degli intermediari finanziari non bancari nel finanziamento all’economia. In Italia, il sistema bancario ha svolto storicamente un ruolo prevalente e la quota della finanza non bancaria è rimasta abbastanza stabile nel tempo; tuttavia, si è osservato un rilevante rafforzamento del ruolo degli intermediari non bancari, soprattutto degli operatori del risparmio gestito1.

In particolare, sta emergendo con forza il ruolo del private capital come supporto al cambiamento e allo sviluppo dell’economia reale italiana: tra i canali di finanziamento complementari rispetto al credito bancario, i fondi di investimento alternativi (FIA) chiusi mobiliari rappresentano un importante strumento per favorire l’afflusso di risorse al tessuto produttivo, fungendo da partner per aziende e famiglie imprenditoriali per la crescita delle loro società. Questi canali sono ancor più rilevanti in contesti di mercato sempre più complessi ed imprevedibili, dove competenze, disponibilità di capitali e processi decisionali strutturati sono fondamentali per supportare strategie di successo.

Il ruolo svolto da questi fondi – tra cui si annoverano fondi di private equity e venture capital, fondi di private debt, fondi di credito, fondi infrastrutturali, fondi armonizzati quali i fondi d’investimento europei a lungo termine (ELTIF) e i fondi europei di venture capital (EuVECA) – può essere cruciale nell’attuale situazione economica, in cui è necessario sostenere la ripresa e favorire gli investimenti delle imprese necessari alla transizione ecologica e digitale. I FIA chiusi, inoltre, possono favorire l’investimento indiretto del risparmio privato nell’economia reale grazie all’orizzonte temporale di medio e lungo termine con cui operano e alle competenze di gestori specializzati nella selezione di progetti complessi, incluse le ristrutturazioni aziendali.

Nel corso dell’ultimo quinquennio si è assistito ad un aumento sensibile delle iniziative italiane nel private capital2, con l’ingresso di numerosi nuovi operatori, nella maggior parte dei casi “sotto soglia”3. I relativi fondi, di dimensione generalmente contenuta (80 milioni di euro), investono principalmente in PMI, con singoli ticket di investimento non elevati.

La crescita delle masse complessivamente in gestione4 è stata favorita dall’interesse crescente di alcuni investitori istituzionali (assicurazioni, casse di previdenza, fondi pensione) che, attratti da ritorni attesi più elevati nel medio-lungo termine e in un’ottica di diversificazione dei propri portafogli, hanno progressivamente destinato una quota più alta dei propri patrimoni a questa tipologia di asset class.

Tuttavia, il ritardato avvio di questo processo, rispetto ad altre realtà europee, pesa sul contributo dell’industria domestica del private capital all’economia italiana, che risulta inferiore rispetto a quella dell’area euro5. Ne è inoltre derivato un rallentamento nel percorso di crescita dei gestori italiani: questi mediamente gestiscono patrimoni di poco superiori ai 230 milioni di euro, un valore ben al di sotto delle medie europee, nonostante i recenti aumenti6.

Interventi normativi recenti e futuri possono favorire il comparto del private capital italiano ed europeo

Nell’ottica dello sviluppo del settore, un importante impulso potrebbe essere originato da investitori capaci e pronti a muovere ingenti risorse a sostegno di nuovi progetti di venture. Il ruolo di anchor investor assunto da CDP, sulla scorta di iniziative simili già avviate a livello europeo (si pensi al FEI) ed in altri Paesi dell’eurozona, va in questa direzione. La sua azione sarà tanto più efficace quanto in grado di generare un effetto leva sulle risorse pubbliche investite, attraendo competenze e ampliando l’orientamento degli investitori istituzionali, italiani e non, verso il comparto del venture capital e del private equity.

Alla luce del quadro che ho brevemente richiamato, emerge l’urgenza di stimolare la crescita del settore attraverso iniziative sia a livello nazionale sia europeo: occorre aumentare l’appeal e la capacità di questi fondi di catalizzare gli investimenti dei soggetti istituzionali e anche delle famiglie; rafforzarne l’operatività all’estero, per raccogliere

risorse da indirizzare alle imprese, anche nazionali. È una sfida importante, cruciale per la crescita del nostro Paese, e che riguarda innanzitutto gli operatori, ma che coinvolge anche le istituzioni e le autorità. Una sfida che richiede la conoscenza approfondita delle potenzialità e delle carenze strutturali del settore, che deve far leva sul dialogo tra autorità e mercato per trovare il giusto equilibrio tra le opportunità di sviluppo e l’esigenza imprescindibile di governare i rischi.

In questa direzione si muovono alcuni degli interventi legislativi degli ultimi anni. Mi riferisco, in particolare:

●  A livello europeo alle modifiche alla disciplina dei fondi europei di venture capital (EuVECA), che hanno esteso la possibilità di commercializzare e gestire questi fondi anche ai gestori di FIA “sopra la soglia”, ne hanno ampliato la capacità di investire in PMI quotate in mercati in crescita;

●  A livello nazionale:

    • –  ai piani individuali di risparmio (PIR) che hanno favorito gli investimenti in imprese italiane mediante l’introduzione di incentivi fiscali;
    • –  alla modifica del Decreto Ministeriale 30/2015 che ha esteso la platea di clienti non professionali ai quali è oggi possibile commercializzare i FIA italiani riservati;
    • –  all’abolizione del limite di concentrazione per gli investimenti in crediti verso la medesima controparte applicabile ai FIA di credito riservati per favorire la possibilità dei fondi di erogare finanziamenti alle imprese.

Si tratta di un insieme diversificato e articolato di interventi che hanno cercato di superare alcune delle carenze strutturali del settore domestico, registrando alcuni passi in avanti, seppur ancora insufficienti per recuperare i ritardi e gli scarti dimensionali nel confronto con gli altri operatori europei.

Ci sono dunque ancora rilevanti margini di miglioramento. Sono possibili ulteriori interventi sia per ampliare le opportunità di investimento del risparmio delle famiglie, sia per incentivare le imprese a offrire strumenti finanziari da poter inserire nei portafogli degli investitori istituzionali, per fornire canali alternativi e snelli per il finanziamento delle attività imprenditoriali. Verso questa direzione vanno anche alcune recenti iniziative a livello dell’UE che, nell’ambito dei lavori per lo sviluppo dell’Unione dei Mercati dei Capitali (Capital Markets Union), mirano a potenziare l’offerta di prodotti europei armonizzati a supporto degli investimenti nell’economia reale. In prospettiva, la pubblicazione di una proposta legislativa della Commissione europea sulla strategia europea per gli investitori al dettaglio (EU Strategy for retail investors) contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo di accrescere gli investimenti dei consumatori nel mercato dei capitali, al contempo assicurando loro adeguate tutele.

 

Al riguardo, vorrei richiamare in particolare la revisione del regolamento sui fondi d’investimento europei a lungo termine (ELTIF), il cui testo finale è stato recentemente finalizzato8, che mira a rilanciare il ruolo degli ELTIF come fonte di finanziamento a lungo termine per le piccole e medie imprese, in grado di contribuire a una crescita sostenibile e inclusiva dell’UE in vari settori economici (trasporti, energetico, innovazione tecnologica, sociale), rendendo questi fondi più flessibili e appetibili per gli investitori e superando gli aspetti che ne hanno sin qui limitato lo sviluppo. Tra le novità più rilevanti, le nuove regole ampliano la gamma delle attività in cui gli ELTIF possono investire9 e le possibilità di accesso a questi fondi per gli investitori al dettaglio10. Specificano più chiaramente le modalità con le quali i gestori di ELTIF possono consentire finestre di rimborso opzionali per favorire le entrate e le uscite degli investitori durante la vita del fondo; sarà importante che la normativa attuativa in corso di predisposizione presso l’ESMA assicuri un’applicazione di queste regole tale da garantire l’equilibrio patrimoniale ed economico dei fondi ELTIF e la tutela degli investitori11.

A livello nazionale, un importante cantiere aperto è il tavolo di lavoro sulla Finanza per la crescita. Coinvolge rappresentanti delle istituzioni, delle autorità di vigilanza e dell’industria, chiamate a confrontarsi per comprendere le carenze e le esigenze del settore, con l’obiettivo di proporre interventi normativi volti a incoraggiare la partecipazione ai mercati dei capitali italiani da parte degli investitori istituzionali. In questa sede, sul fronte del risparmio gestito sono in corso di valutazione interventi mirati alla disciplina nazionale in un’ottica di semplificazione delle regole. Ne è un esempio il regime applicabile alle società d’investimento a capitale fisso (SICAF) o a capitale variabile (SICAV) gestite da gestori esterni (cosiddette “eterogestite”): questo regime, attualmente analogo a quello previsto per le società d’investimento che gestiscono direttamente i propri patrimoni, verrebbe semplificato con l’eliminazione di una serie di istituti, non necessari, per rendere questi veicoli più appetibili, più semplici e snelli, per favorirne lo sviluppo.

Queste iniziative sono importanti e vanno pertanto sostenute. È necessario però che gli interventi legislativi operino un bilanciamento tra gli obiettivi di politica economica che si intende perseguire la sana e prudente gestione, la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso e la tutela del risparmio e degli investitori – soprattutto se retail. I benefici attesi in termini di ampliamento delle fonti di finanziamento a disposizione delle imprese dovrebbero pertanto essere costantemente valutati alla luce dei maggiori rischi cui le famiglie vengono potenzialmente esposte a seguito di investimenti a medio e lungo termine in strumenti relativamente rischiosi o illiquidi.

In tal senso, di pari passo alla crescita del comparto del private capital, con il fiorire di nuove iniziative e di nuovi operatori – anche attraverso l’importante impegno profuso dal Gruppo CDP – deve essere garantita una sempre maggiore robustezza e consistenza dei modelli di business, delle strategie, degli assetti organizzativi e di governance e dei presidi sui rischi più rilevanti adottati dalla platea degli intermediari vigilati.

La canalizzazione di risorse pubbliche e private nell’economia reale, nei diversi stadi di maturità degli investimenti target (pre-seed, start-up, PMI, etc.), richiede l’adozione di policy che, lungo tutte le fasi di investimento (origination, monitoraggio in itinere e disinvestimento), prevedano il ricorso a set informativi consistenti, metodologie valutative coerenti con la tipologia di asset, competenze manageriali in grado di poter incidere positivamente sul processo di crescita delle imprese target e di verifica dell’andamento dei piani strategici, dei risultati conseguiti. Richiede inoltre di prevedere strumenti di intervento tempestivi a fronte di eventuali scostamenti e strategie di exit che non si limitino a garantire ritorni elevati agli investitori ma che favoriscano al contempo la creazione di valore nell’economia reale.

I modelli di governance degli intermediari, indipendentemente dalla loro dimensione, condizionano il conseguimento degli obiettivi aziendali, influenzano le performance economiche e patrimoniali e incidono sul rispetto delle condizioni di sana e prudente gestione. Nell’esercizio dell’autonomia imprenditoriale, gli intermediari sono chiamati a dotarsi di assetti in linea con le disposizioni di vigilanza e confacenti al perseguimento degli obiettivi aziendali.

L’affidamento di funzioni essenziali o importanti a soggetti terzi non può prescindere dalla selezione attenta dei fornitori e dal presidio e monitoraggio nel continuo delle attività esternalizzate e della qualità dei servizi ricevuti, ai fini di una gestione consapevole e attiva dei rapporti in essere con i fornitori. In proposito, la Banca d’Italia già da alcuni anni sta ponendo crescente attenzione al fenomeno dell’esternalizzazione; in tale ambito rientrano l’effettuazione di ispezioni sui principali provider e la prossima introduzione di una segnalazione sui contratti di esternalizzazione degli intermediari al fine, tra l’altro, di monitorare la concentrazione nell’offerta dei servizi.

Gli assetti organizzativi e dei controlli dei gestori di fondi di private capital dovrebbero riflettere le complessità e le specificità del comparto, bilanciando le esigenze di efficienza aziendale con competenze specifiche e modelli di gestione del rischio robusti. In un contesto fortemente interconnesso con numerosi stakeholder (le imprese target, gli istituti di credito finanziatori, gli investitori, gli altri operatori del mercato, ecc.), presidi efficaci e capaci di intercettare tempestivamente indicatori di vulnerabilità inattese possono prevenire la diffusione di eventuali esternalità negative.

Come Banca d’Italia, infatti, nell’attività di vigilanza, guardiamo, oltre che al contenimento del rischio, alla stabilità e alla sana e prudente gestione dei singoli intermediari, agli eventuali fattori di rischio e vulnerabilità del sistema finanziario che potrebbero costituire una minaccia per la sua stabilità, allo scopo di prevenirne, o limitarne, gli effetti sull’economia reale. I presidi normativi come quelli gestionali sono passi fondamentali sulla strada per l’eccellenza, per conservare la fiducia degli investitori e per garantire la stabilità del sistema.

L’approccio prudenziale adottato nell’ambito dell’azione di vigilanza sugli intermediari italiani del private capital, pur nel rispetto del principio di proporzionalità, è strettamente legato alla rischiosità intrinseca del comparto e alle interconnessioni dello stesso con l’economia reale e finanziaria, a livello domestico e internazionale. Alla luce dei possibili effetti di contagio, la valutazione prudenziale del profilo di rischio specifico del singolo intermediario, soprattutto nei casi connotati da maggior criticità e da rilevante interconnessione, deve essere accompagnata da un presidio rafforzato per la stabilità complessiva del sistema”.

L’innovazione

“L’innovazione rappresenta un fattore fondamentale per supportare lo sviluppo del settore dei fondi d’investimento da un lato, per garantire la competitività delle imprese domestiche e la crescita dell’economia dall’altro. In questo contesto, estremamente dinamico e in forte accelerazione, la Banca d’Italia ha accettato le sfide che l’innovazione ci pone davanti e ha assunto un ruolo di catalyst per promuovere soluzioni di sistema che favoriscano la crescita degli operatori e lo sviluppo della buona innovazione, le cui caratteristiche fondamentali devono essere quelle della sicurezza, dell’inclusione, della sostenibilità e dell’efficienza a beneficio di tutti gli stakeholder. In linea con le migliori prassi adottate a livello internazionale, nel corso degli ultimi anni sono stati sviluppati tre diversi e integrati canali di dialogo con il mercato: Canale Fintech, Milano Hub e la Sandbox regolamentare. Sono strumenti fondamentali per l’interazione tra l’Autorità e il mercato, per un dialogo informale e costruttivo, per trasformare un’idea in progetto, offrendo la possibilità di testarne la robustezza in un ambiente protetto.

Questi facilitatori rappresentano opportunità importanti per gli intermediari, anche del risparmio gestito. Alcuni progetti in esame riguardano società di gestione, che si sono rivolte a partner specializzati al fine di sperimentare gli impatti che le nuove tecnologie. Penso in particolare alle soluzioni che contemplano l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e della DLT, oggetto delle due call di Milano Hub, che possono produrre benefici importanti anche nella filiera del risparmio gestito.

In questo ambito, voglio richiamare il ruolo chiave che il vostro settore può e deve svolgere per canalizzare le risorse finanziarie indispensabili a sostegno dell’innovazione, per permettere la trasformazione di idee in progetti di successo. L’innovazione si caratterizza per la velocità, la volatilità, a fronte degli ingenti finanziamenti richiesti; per cogliere le opportunità senza trascurarne i rischi anche sotto il profilo finanziario si confermano cruciali le conoscenze e le competenze del private capital”.

 

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