domenica 30 Novembre 2025

Dopo diversi anni, Confindustria torna a pubblicare un rapporto dedicato alla manifattura italiana. Lโ€™iniziativa risponde allโ€™esigenza di disporre di un quadro organico e aggiornato sulle caratteristiche e sullโ€™evoluzione del settore manifatturiero, che si conferma un pilastro dellโ€™economia nazionale e una componente essenziale della competitivitร  del Paese. Facendo leva sul rigore analitico del proprio Centro Studi e sul patrimonio informativo derivante dal dialogo con la rete associativa, Confindustria si trova in una posizione unica per offrire una lettura sistematica delle dinamiche industriali in atto, coniugando lโ€™analisi dei dati con la conoscenza diretta della realtร  imprenditoriale.

Confindustria: manifattura Italiana genera 15% del Pil del Paese

Il volume di questโ€™anno si articola in quattro capitoli principali, uniti dal filo conduttore della competitivitร . Il primo capitolo propone una radiografia della manifattura italiana: dopo una lunga sequenza di shock โ€“ economici, sanitari e geopolitici โ€“ che hanno inciso profondamente sullโ€™attivitร  produttiva, offre una fotografia aggiornata del settore e analizza i cambiamenti strutturali intervenuti nellโ€™ultimo decennio, evidenziandone le implicazioni per le performance del sistema industriale italiano.

Il secondo capitolo affronta direttamente il tema della competitivitร , oggi piรน che mai al centro del dibattito economico e politico. Si tratta di un concetto articolato e lโ€™analisi cerca di rispondere a una domanda cruciale:ย quanto รจ competitiva la manifattura italiana?ย A tal fine, si considera sia la competitivitร  โ€œinternaโ€, misurata attraverso la dinamica della produttivitร  โ€“ elemento chiave per la crescita di lungo periodo โ€“ sia la competitivitร  โ€œesternaโ€, legata alla capacitร  delle imprese di affermarsi sui mercati internazionali.

Il terzo capitolo include due approfondimenti tematici, concepiti con lโ€™obiettivo di diffondere presso un pubblico piรน ampio i risultati di analisi fondate su metodi di valutazione causale, in grado di identificare in modo credibile i legami di causa ed effetto tra interventi pubblici e performance economica. Il primo approfondimento riporta tre studi che, da prospettive diverse, analizzano il valore di competenze, flessibilitร  del mercato del lavoro ed inclusione per la competitivitร  industriale. Il secondo approfondimento รจ dedicato al ritorno della politica industriale: negli ultimi anni il numero e lโ€™entitร  degli interventi pubblici a sostegno dellโ€™industria sono cresciuti rapidamente, e gli studi riportati offrono alcune prime evidenze e riflessioni sulle potenziali implicazioni.

Infine, il Rapporto si chiude con un capitolo di schede settoriali (a livello di classificazione ATECO a due digit). Attraverso una base informativa che integra analisi quantitative e qualitative, il capitolo si pone lโ€™obiettivo di offrire uno sguardo sulla complessitร  e sulla diversitร  presenti allโ€™interno del sistema produttivo nazionale. La sezione valorizza uno dei principali punti di forza di Confindustria: la conoscenza diretta delle imprese e il dialogo costante con il sistema produttivo. Grazie al contributo delle associazioni di settore aderenti a Confindustria, le schede propongono una lettura qualitativa dei vantaggi competitivi, degli ostacoli e delle prioritร  di intervento di policy individuate dalle imprese manifatturiere, delineando un quadro concreto delle condizioni necessarie per rafforzare la crescita e la resilienza dei singoli settori.

Radiografia della manifattura italiana

 

  • La manifattura italiana mantiene un ruolo rilevante nel contesto internazionale e per lโ€™economia nazionale: รจ lโ€™8ยช al mondo e la 2ยช in Europa per dimensioni (2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e 13% di quello europeo) e genera il 15% del PIL italiano โ€“ percentuale che raddoppia considerando lโ€™indotto. Inoltre, realizza il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature e il 50% della spesa in R&S, e presenta mediamente livelli di produttivitร  superiori rispetto agli altri settori, che le consentono di corrispondere salari piรน elevati rispetto a servizi (+20% nel 2024), costruzioni (+21,0%), settore pubblico (+8,3%) e totale economia (+14,5%).

 

  • Presenta un grado di diversificazione molto elevato rispetto alle altre manifatture europee, elemento che contribuisce a rafforzarne la resilienza agli shock globali. La sua composizione settoriale รจ rimasta relativamente stabile nellโ€™ultimo decennio, con una specializzazione concentrata in comparti a media e bassa intensitร  tecnologica, che rappresentano circa il 60% del valore aggiunto manifatturiero โ€” una quota inferiore a quella della Spagna (64%) ma superiore a quella di Francia (51%) e Germania (39%). Meccanica strumentale (14% del valore aggiunto manifatturiero), prodotti in metallo (13%) e alimentare (9%) mantengono unโ€™incidenza significativa sulla manifattura nazionale; tessile (25% del valore aggiunto settoriale europeo), abbigliamento (47%), pelletteria (50%) e mobili (20%) presentano invece un peso particolarmente elevato nel contesto europeo; metallurgia, chimica e gomma-plastica sono infine i comparti con le maggiori connessioni a monte e a valle lungo le filiere produttive.

 

  • รˆ caratterizzata da unโ€™elevata apertura ai mercati internazionali e da una composizione dellโ€™export ampiamente diversificata: nel 2023 le esportazioni hanno raggiunto il 48,2% della produzione manifatturiera e generato un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro, trainato soprattutto dalla meccanica strumentale. I principali settori esportatori sono meccanica (17,1% dellโ€™export manifatturiero, media 2023-2024), tessile-abbigliamento-pelle (10,8%), alimentare e bevande (9,8%), farmaceutica (8,6%) e autoveicoli (7,3%). La farmaceutica si distingue per un incremento particolarmente significativo dellโ€™apertura agli scambi commerciali.

 

  • รˆ ancora orientata verso le piccole e micro imprese. Nel 2023 soltanto il 42% del valore aggiunto manifatturiero รจ stato generato dalle grandi imprese (250 o piรน addetti), a fronte del 74% in Francia e del 75% in Germania; simmetricamente, micro (fino a 9 addetti) e piccole (10-49 addetti) imprese mantengono un ruolo molto rilevante, con un contributo complessivo superiore al 30% del valore aggiunto, rispetto a circa il 10% in Germania e il 14% in Francia. Tale configurazione riflette sia lโ€™elevata numerositร  delle piccole e micro imprese sia la dimensione relativamente ridotta delle grandi imprese italiane. Tuttavia, รจ in corso una trasformazione qualitativa significativa: nellโ€™ultimo decennio un intenso processo di selezione ha ridotto il numero di micro imprese di quasi il 12%, mentre si osserva una crescita rilevante della dimensione media tra le grandi imprese. Questa evoluzione รจ rilevante considerando la relazione tra dimensione dโ€™impresa e produttivitร : nella manifattura italiana, a paritร  di tutte le altre condizioni, lโ€™efficienza cresce in modo significativo con la dimensione dโ€™impresa, e le imprese medie e grandi italiane mostrano livelli di produttivitร  superiori a quelli delle omologhe tedesche, francesi e spagnole.

 

  • Ha consolidato negli anni un lungo processo di rafforzamento patrimoniale, con implicazioni potenzialmente positive su investimenti, resilienza e competitivitร . La quota di capitale proprio sul totale del passivo รจ aumentata dal 34,5% nel 2007 al 48,9% nel 2023, chiudendo il gap rispetto ai competitors europei. Il periodo successivo alla pandemia ha perรฒ accentuato lโ€™eterogeneitร  tra le imprese, evidenziando la presenza di una quota non trascurabile di aziende ancora relativamente fragili. Il rafforzamento patrimoniale รจ stato determinato, almeno in parte, da una forte riduzione dellโ€™indebitamento, diffusa in tutti i settori: lo stock di prestiti รจ sceso in aggregato dal 100% del valore aggiunto nel 2011 al 56% nel 2024 e, coerentemente, la quota dei prestiti bancari sul totale del passivo รจ scesa dal 19,5% nel 2007 al 12,3% nel 2023. La soliditร  finanziaria รจ rilevante per la produttivitร  delle imprese manifatturiere italiane: a paritร  di altre condizioni, lโ€™allentamento dei vincoli finanziari รจ associato ad un aumento della produttivitร  compreso tra il 5% e il 10% in media, e lโ€™effetto รจ piรน marcato nei settori dove il capitale intangibile ha un ruolo piรน rilevante.

 

  • Mantiene una propensione allโ€™investimento superiore a quella delle principali economie europee. Tra il 2015 e il 2024, gli investimenti in capitale fisso si sono attestati in media intorno al 25% del valore aggiunto manifatturiero, un livello superiore a quello registrato in Francia (22%) e Germania (20%) e sostanzialmente in linea con la Spagna. Allo stesso tempo, perรฒ, la crescita del capitale fisico disponibile mostra una dinamica relativamente debole nel confronto internazionale, anche quando considerata in rapporto allโ€™input di lavoro. Gli investimenti in beni materiali costituiscono storicamente la quota piรน rilevante degli investimenti manifatturieri: la propensione media allโ€™investimento nellโ€™ultimo decennio รจ stata del 18,1% del valore aggiunto, consolidando la distanza giร  esistente rispetto alla Francia (11% medio) e alla Germania (9,3%). Al contrario, per quanto in crescita nel tempo, la propensione agli investimenti in beni immateriali (15%, solo in parte inclusi negli investimenti in capitale fisso) rimane sensibilmente inferiore a quella osservata in Germania (18%) e Francia (23%), soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in proprietร  intellettuale.

 

  • Ha ridotto le proprie dipendenze critiche di circa un terzo negli ultimi otto anni, soprattutto a causa del calo delle importazioni di gas dalla Russia e a una crescente diversificazione delle forniture energetiche. Nel 2023 le dipendenze manifatturiere dallโ€™estero riguardavano 364 prodotti, per un valore di circa 26 miliardi di euro (8,7% del valore aggiunto manifatturiero), con livelli di criticitร  molto differenziati tra settori e fornitori. La farmaceutica presenta un elevato livello di concentrazione delle importazioni, mentre i semilavorati elettronici e le apparecchiature elettriche mostrano una forte esposizione geopolitica, con quote di fornitura dalla Cina comprese tra lโ€™80% e il 90%. Inoltre, le importazioni critiche della farmaceutica e dellโ€™elettronica risultano quasi interamente strategiche e ad alto contenuto tecnologico.

 

  • Ha partecipato al forte calo della produzione industriale registrato nel 2023 (-2,0%) e nel 2024 (-4,0%), che ha riportato i livelli produttivi al di sotto di quelli pre-pandemia, vanificando il rimbalzo del 2021-2022. Il 2025 si รจ aperto con una dinamica sopra le attese: anche per effetto dellโ€™anticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti in vista dellโ€™entrata in vigore dei dazi, la produzione ha mostrato un recupero moderato nella prima metร  dellโ€™anno (+0,5% nel primo trimestre, +0,2% nel secondo), tornando perรฒ in calo nel terzo trimestre (-0,5%).

La competitivitร  della manifattura italiana

 

  • La bassa dinamica della produttivitร  rappresenta una delle principali criticitร  strutturali della manifattura italiana. Negli ultimi trentโ€™anni, pur mostrando un andamento migliore rispetto ai servizi e allโ€™economia nel suo complesso, la produttivitร  del lavoro per ora lavorata ha registrato una crescita cumulata (+26%) significativamente inferiore rispetto a quella delle principali manifatture europee: un terzo circa rispetto a quella registrata in Francia e Germania, meno della metร  rispetto a quella in Spagna. La porzione piรน rilevante di questo divario si รจ generata tra il 1995 e il 2014, prevalentemente a causa di un contributo negativo della produttivitร  totale dei fattori.

 

  • Tra il 2015 e il 2019, la crescita della produttivitร  manifatturiera italiana ha mostrato invece segnali di convergenza rispetto ai competitors europei, grazie anche al contributo piรน favorevole del capitale intangibile e ad un contributo finalmente positivo della produttivitร  totale dei fattori. Le crisi successive, prima sanitaria e poi energetica, hanno reso meno chiara la lettura sia dei segnali di convergenza sia delle loro cause, e la dinamica della produttivitร  in Italia รจ tornata a perdere terreno. In particolare, lo shock energetico ha colpito lโ€™Italia piรน severamente rispetto ad altri paesi europei, determinando un incremento piรน marcato dellโ€™incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione โ€” unโ€™incidenza che risultava giร  relativamente elevata prima della crisi. Soprattutto nei settori energy-intensive, lโ€™aumento dei costi dellโ€™energia rischia di ridurre gli incentivi a investire, sia attraverso un effetto di offerta (lโ€™incremento dei costi marginali innalza la soglia di redditivitร  degli investimenti) sia tramite un effetto di domanda (la contrazione della domanda indotta dallโ€™inflazione tende a comprimere gli investimenti), con implicazioni potenzialmente piรน durature sulla dinamica della produttivitร . Infine, nel biennio 2023-2024, la manifattura italiana, a fronte di un marcato calo della produzione industriale, รจ stata caratterizzata da un fenomeno di labour hoarding particolarmente ampio, che ha โ€œmeccanicamenteโ€ determinato un calo della produttivitร  del lavoro.
  • Nellโ€™ultimo decennio, la crescita della produttivitร  รจ stata trainata in larga parte da variazioni positive nella produttivitร  dei settori manifatturieri (within sectors). Tale contributo riflette sia un aumento della produttivitร  media delle imprese sia una piรน efficiente riallocazione delle risorse tra imprese allโ€™interno dei singoli settori. Pur diffuso, il miglioramento รจ stato piรน marcato tra le imprese collocate nella parte alta della distribuzione della produttivitร , incrementando il divario tra le imprese alla frontiera e il resto del tessuto produttivo. Il contributo derivante dalla riallocazione delle risorse tra diversi comparti del manifatturiero (between sectors) appare invece limitato e suggerisce lโ€™assenza di cambiamenti strutturali nella composizione settoriale rilevanti ai fini della dinamica della produttivitร  manifatturiera aggregata. Al di lร  del segno e della rilevanza relativa, i contributi osservati restano complessivamente modesti in termini assoluti. Ne consegue che, per rafforzare in modo duraturo la dinamica della produttivitร , รจ necessario agire contestualmente su piรน leve: sostenere lโ€™innovazione e lโ€™efficienza delle imprese alla frontiera, promuovere la diffusione delle migliori pratiche gestionali e tecnologiche tra le realtร  meno produttive, favorendone la crescita dimensionale, e agevolare una piรน efficace riallocazione delle risorse verso imprese e settori con maggiore potenziale.

 

  • Tra il 2015 e il 2024 le esportazioni manifatturiere italiane sono cresciute in media del 2,4% lโ€™anno, un ritmo nettamente superiore a quello di Francia (+0,8%) e Germania (+1,1%) e in linea con la Spagna. Tale performance indica un rafforzamento della competitivitร  โ€œrivelataโ€ dellโ€™industria italiana, che ha guadagnato quote nei mercati internazionali rispetto ai principali paesi europei. Il miglioramento della competitivitร  sui mercati esteri รจ riconducibile principalmente ai diffusi guadagni di qualitร  dei manufatti italiani, particolarmente evidenti nella farmaceutica, nei mezzi di trasporto e nellโ€™alimentare e bevande. Una dinamica favorevole dei prezzi alla produzione, sostenuta dal contenimento del costo del lavoro per unitร  di prodotto, e un contributo positivo della produttivitร  del lavoro in diversi comparti, hanno ulteriormente rafforzato questa traiettoria di forte crescita.

 

 

Approfondimenti tematici

 

  • โ€œIl valore di competenze, flessibilitร  e inclusioneโ€.ย La capacitร  dellโ€™industria italiana di crescere e competere sui mercati internazionali nei prossimi decenni dipenderร  in misura crescente dal funzionamento del suo mercato del lavoro. Per affrontare le sfide poste dal declino demografico e dalla trasformazione tecnologica, la strategia di politica economica dovrร  muoversi lungo direttrici integrate, volte a: i) ampliare la base occupazionale, investendo in infrastrutture sociali come asili nido e servizi di cura per favorire lโ€™occupazione femminile e giovanile; ii) rafforzare la produttivitร , promuovendo la diffusione di buone pratiche manageriali, essenziali per lโ€™adozione consapevole delle tecnologie digitali; iii) migliorare lโ€™efficienza istituzionale, assicurando un quadro regolatorio che incentivi la mobilitร  del lavoro e gli investimenti innovativi, riducendo lโ€™incertezza per le imprese.

 

  • โ€œIl ritorno della politica industrialeโ€.ย Lโ€™intervento pubblico nellโ€™economia รจ oggi nuovamente percepito come uno strumento necessario per rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi, rivitalizzare la crescita della produttivitร , promuovere lโ€™innovazione tecnologica e accelerare la transizione digitale e verde. I sussidi pubblici, diffusi tra i grandi gruppi manifatturieri ma generalmente di entitร  contenuta, mostrano forti eterogeneitร  tra paesi e settori โ€“ con la Cina caratterizzata dai livelli di supporto piรน elevati โ€“ ed evidenziano una relazione positiva tra intensitร  degli aiuti e quote sui mercati globali. Lโ€™efficacia degli interventi dipende in modo cruciale dalle modalitร  di implementazione: criteri di allocazione oggettivi risultano piรน efficienti rispetto alla discrezionalitร  politica. รˆ inoltre determinante orientare il sostegno verso prodotti ad alta complessitร  tecnologica e coerenti con la struttura produttiva nazionale, massimizzando cosรฌ la probabilitร  di sviluppare un vantaggio comparato sostenibile nel tempo e generare ricadute positive sulla crescita.

 

Schede settoriali

 

  • Le schede settoriali mettono in evidenza lโ€™eterogeneitร  che contraddistingue la manifattura italiana, riflesso delle diverse caratteristiche e dinamiche competitive dei singoli comparti. Allo stesso tempo, si confermano alcuni dei trend osservati a livello aggregato: forte interconnessione con i mercati internazionali, struttura dimensionale relativamente orientata verso le PMI e elevati livelli di produttivitร  nelle medie e grandi imprese.

 

  • Le associazioni di categoria individuano nel costo dellโ€™energia, nel prezzo dei beni intermedi e nellโ€™incertezza geopolitica i principali ostacoli alla competitivitร , mentre riconoscono nella qualitร  dei prodotti, nellโ€™elevata specializzazione e nelle competenze tecniche consolidate i fattori di vantaggio competitivo. La transizione verde emerge come un elemento ambivalente, in grado di generare sia opportunitร  sia potenziali pressioni competitive, a seconda dei settori e dellโ€™intensitร  degli investimenti richiesti.

 

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