Dopo diversi anni, Confindustria torna a pubblicare un rapporto dedicato alla manifattura italiana. Lโiniziativa risponde allโesigenza di disporre di un quadro organico e aggiornato sulle caratteristiche e sullโevoluzione del settore manifatturiero, che si conferma un pilastro dellโeconomia nazionale e una componente essenziale della competitivitร del Paese. Facendo leva sul rigore analitico del proprio Centro Studi e sul patrimonio informativo derivante dal dialogo con la rete associativa, Confindustria si trova in una posizione unica per offrire una lettura sistematica delle dinamiche industriali in atto, coniugando lโanalisi dei dati con la conoscenza diretta della realtร imprenditoriale.
Confindustria: manifattura Italiana genera 15% del Pil del Paese
Il volume di questโanno si articola in quattro capitoli principali, uniti dal filo conduttore della competitivitร . Il primo capitolo propone una radiografia della manifattura italiana: dopo una lunga sequenza di shock โ economici, sanitari e geopolitici โ che hanno inciso profondamente sullโattivitร produttiva, offre una fotografia aggiornata del settore e analizza i cambiamenti strutturali intervenuti nellโultimo decennio, evidenziandone le implicazioni per le performance del sistema industriale italiano.
Il secondo capitolo affronta direttamente il tema della competitivitร , oggi piรน che mai al centro del dibattito economico e politico. Si tratta di un concetto articolato e lโanalisi cerca di rispondere a una domanda cruciale:ย quanto รจ competitiva la manifattura italiana?ย A tal fine, si considera sia la competitivitร โinternaโ, misurata attraverso la dinamica della produttivitร โ elemento chiave per la crescita di lungo periodo โ sia la competitivitร โesternaโ, legata alla capacitร delle imprese di affermarsi sui mercati internazionali.
Il terzo capitolo include due approfondimenti tematici, concepiti con lโobiettivo di diffondere presso un pubblico piรน ampio i risultati di analisi fondate su metodi di valutazione causale, in grado di identificare in modo credibile i legami di causa ed effetto tra interventi pubblici e performance economica. Il primo approfondimento riporta tre studi che, da prospettive diverse, analizzano il valore di competenze, flessibilitร del mercato del lavoro ed inclusione per la competitivitร industriale. Il secondo approfondimento รจ dedicato al ritorno della politica industriale: negli ultimi anni il numero e lโentitร degli interventi pubblici a sostegno dellโindustria sono cresciuti rapidamente, e gli studi riportati offrono alcune prime evidenze e riflessioni sulle potenziali implicazioni.
Infine, il Rapporto si chiude con un capitolo di schede settoriali (a livello di classificazione ATECO a due digit). Attraverso una base informativa che integra analisi quantitative e qualitative, il capitolo si pone lโobiettivo di offrire uno sguardo sulla complessitร e sulla diversitร presenti allโinterno del sistema produttivo nazionale. La sezione valorizza uno dei principali punti di forza di Confindustria: la conoscenza diretta delle imprese e il dialogo costante con il sistema produttivo. Grazie al contributo delle associazioni di settore aderenti a Confindustria, le schede propongono una lettura qualitativa dei vantaggi competitivi, degli ostacoli e delle prioritร di intervento di policy individuate dalle imprese manifatturiere, delineando un quadro concreto delle condizioni necessarie per rafforzare la crescita e la resilienza dei singoli settori.
Radiografia della manifattura italiana
- La manifattura italiana mantiene un ruolo rilevante nel contesto internazionale e per lโeconomia nazionale: รจ lโ8ยช al mondo e la 2ยช in Europa per dimensioni (2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e 13% di quello europeo) e genera il 15% del PIL italiano โ percentuale che raddoppia considerando lโindotto. Inoltre, realizza il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature e il 50% della spesa in R&S, e presenta mediamente livelli di produttivitร superiori rispetto agli altri settori, che le consentono di corrispondere salari piรน elevati rispetto a servizi (+20% nel 2024), costruzioni (+21,0%), settore pubblico (+8,3%) e totale economia (+14,5%).
- Presenta un grado di diversificazione molto elevato rispetto alle altre manifatture europee, elemento che contribuisce a rafforzarne la resilienza agli shock globali. La sua composizione settoriale รจ rimasta relativamente stabile nellโultimo decennio, con una specializzazione concentrata in comparti a media e bassa intensitร tecnologica, che rappresentano circa il 60% del valore aggiunto manifatturiero โ una quota inferiore a quella della Spagna (64%) ma superiore a quella di Francia (51%) e Germania (39%). Meccanica strumentale (14% del valore aggiunto manifatturiero), prodotti in metallo (13%) e alimentare (9%) mantengono unโincidenza significativa sulla manifattura nazionale; tessile (25% del valore aggiunto settoriale europeo), abbigliamento (47%), pelletteria (50%) e mobili (20%) presentano invece un peso particolarmente elevato nel contesto europeo; metallurgia, chimica e gomma-plastica sono infine i comparti con le maggiori connessioni a monte e a valle lungo le filiere produttive.
- ร caratterizzata da unโelevata apertura ai mercati internazionali e da una composizione dellโexport ampiamente diversificata: nel 2023 le esportazioni hanno raggiunto il 48,2% della produzione manifatturiera e generato un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro, trainato soprattutto dalla meccanica strumentale. I principali settori esportatori sono meccanica (17,1% dellโexport manifatturiero, media 2023-2024), tessile-abbigliamento-pelle (10,8%), alimentare e bevande (9,8%), farmaceutica (8,6%) e autoveicoli (7,3%). La farmaceutica si distingue per un incremento particolarmente significativo dellโapertura agli scambi commerciali.
- ร ancora orientata verso le piccole e micro imprese. Nel 2023 soltanto il 42% del valore aggiunto manifatturiero รจ stato generato dalle grandi imprese (250 o piรน addetti), a fronte del 74% in Francia e del 75% in Germania; simmetricamente, micro (fino a 9 addetti) e piccole (10-49 addetti) imprese mantengono un ruolo molto rilevante, con un contributo complessivo superiore al 30% del valore aggiunto, rispetto a circa il 10% in Germania e il 14% in Francia. Tale configurazione riflette sia lโelevata numerositร delle piccole e micro imprese sia la dimensione relativamente ridotta delle grandi imprese italiane. Tuttavia, รจ in corso una trasformazione qualitativa significativa: nellโultimo decennio un intenso processo di selezione ha ridotto il numero di micro imprese di quasi il 12%, mentre si osserva una crescita rilevante della dimensione media tra le grandi imprese. Questa evoluzione รจ rilevante considerando la relazione tra dimensione dโimpresa e produttivitร : nella manifattura italiana, a paritร di tutte le altre condizioni, lโefficienza cresce in modo significativo con la dimensione dโimpresa, e le imprese medie e grandi italiane mostrano livelli di produttivitร superiori a quelli delle omologhe tedesche, francesi e spagnole.
- Ha consolidato negli anni un lungo processo di rafforzamento patrimoniale, con implicazioni potenzialmente positive su investimenti, resilienza e competitivitร . La quota di capitale proprio sul totale del passivo รจ aumentata dal 34,5% nel 2007 al 48,9% nel 2023, chiudendo il gap rispetto ai competitors europei. Il periodo successivo alla pandemia ha perรฒ accentuato lโeterogeneitร tra le imprese, evidenziando la presenza di una quota non trascurabile di aziende ancora relativamente fragili. Il rafforzamento patrimoniale รจ stato determinato, almeno in parte, da una forte riduzione dellโindebitamento, diffusa in tutti i settori: lo stock di prestiti รจ sceso in aggregato dal 100% del valore aggiunto nel 2011 al 56% nel 2024 e, coerentemente, la quota dei prestiti bancari sul totale del passivo รจ scesa dal 19,5% nel 2007 al 12,3% nel 2023. La soliditร finanziaria รจ rilevante per la produttivitร delle imprese manifatturiere italiane: a paritร di altre condizioni, lโallentamento dei vincoli finanziari รจ associato ad un aumento della produttivitร compreso tra il 5% e il 10% in media, e lโeffetto รจ piรน marcato nei settori dove il capitale intangibile ha un ruolo piรน rilevante.
- Mantiene una propensione allโinvestimento superiore a quella delle principali economie europee. Tra il 2015 e il 2024, gli investimenti in capitale fisso si sono attestati in media intorno al 25% del valore aggiunto manifatturiero, un livello superiore a quello registrato in Francia (22%) e Germania (20%) e sostanzialmente in linea con la Spagna. Allo stesso tempo, perรฒ, la crescita del capitale fisico disponibile mostra una dinamica relativamente debole nel confronto internazionale, anche quando considerata in rapporto allโinput di lavoro. Gli investimenti in beni materiali costituiscono storicamente la quota piรน rilevante degli investimenti manifatturieri: la propensione media allโinvestimento nellโultimo decennio รจ stata del 18,1% del valore aggiunto, consolidando la distanza giร esistente rispetto alla Francia (11% medio) e alla Germania (9,3%). Al contrario, per quanto in crescita nel tempo, la propensione agli investimenti in beni immateriali (15%, solo in parte inclusi negli investimenti in capitale fisso) rimane sensibilmente inferiore a quella osservata in Germania (18%) e Francia (23%), soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in proprietร intellettuale.
- Ha ridotto le proprie dipendenze critiche di circa un terzo negli ultimi otto anni, soprattutto a causa del calo delle importazioni di gas dalla Russia e a una crescente diversificazione delle forniture energetiche. Nel 2023 le dipendenze manifatturiere dallโestero riguardavano 364 prodotti, per un valore di circa 26 miliardi di euro (8,7% del valore aggiunto manifatturiero), con livelli di criticitร molto differenziati tra settori e fornitori. La farmaceutica presenta un elevato livello di concentrazione delle importazioni, mentre i semilavorati elettronici e le apparecchiature elettriche mostrano una forte esposizione geopolitica, con quote di fornitura dalla Cina comprese tra lโ80% e il 90%. Inoltre, le importazioni critiche della farmaceutica e dellโelettronica risultano quasi interamente strategiche e ad alto contenuto tecnologico.
- Ha partecipato al forte calo della produzione industriale registrato nel 2023 (-2,0%) e nel 2024 (-4,0%), che ha riportato i livelli produttivi al di sotto di quelli pre-pandemia, vanificando il rimbalzo del 2021-2022. Il 2025 si รจ aperto con una dinamica sopra le attese: anche per effetto dellโanticipo delle esportazioni verso gli Stati Uniti in vista dellโentrata in vigore dei dazi, la produzione ha mostrato un recupero moderato nella prima metร dellโanno (+0,5% nel primo trimestre, +0,2% nel secondo), tornando perรฒ in calo nel terzo trimestre (-0,5%).
La competitivitร della manifattura italiana
- La bassa dinamica della produttivitร rappresenta una delle principali criticitร strutturali della manifattura italiana. Negli ultimi trentโanni, pur mostrando un andamento migliore rispetto ai servizi e allโeconomia nel suo complesso, la produttivitร del lavoro per ora lavorata ha registrato una crescita cumulata (+26%) significativamente inferiore rispetto a quella delle principali manifatture europee: un terzo circa rispetto a quella registrata in Francia e Germania, meno della metร rispetto a quella in Spagna. La porzione piรน rilevante di questo divario si รจ generata tra il 1995 e il 2014, prevalentemente a causa di un contributo negativo della produttivitร totale dei fattori.
- Tra il 2015 e il 2019, la crescita della produttivitร manifatturiera italiana ha mostrato invece segnali di convergenza rispetto ai competitors europei, grazie anche al contributo piรน favorevole del capitale intangibile e ad un contributo finalmente positivo della produttivitร totale dei fattori. Le crisi successive, prima sanitaria e poi energetica, hanno reso meno chiara la lettura sia dei segnali di convergenza sia delle loro cause, e la dinamica della produttivitร in Italia รจ tornata a perdere terreno. In particolare, lo shock energetico ha colpito lโItalia piรน severamente rispetto ad altri paesi europei, determinando un incremento piรน marcato dellโincidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione โ unโincidenza che risultava giร relativamente elevata prima della crisi. Soprattutto nei settori energy-intensive, lโaumento dei costi dellโenergia rischia di ridurre gli incentivi a investire, sia attraverso un effetto di offerta (lโincremento dei costi marginali innalza la soglia di redditivitร degli investimenti) sia tramite un effetto di domanda (la contrazione della domanda indotta dallโinflazione tende a comprimere gli investimenti), con implicazioni potenzialmente piรน durature sulla dinamica della produttivitร . Infine, nel biennio 2023-2024, la manifattura italiana, a fronte di un marcato calo della produzione industriale, รจ stata caratterizzata da un fenomeno di labour hoarding particolarmente ampio, che ha โmeccanicamenteโ determinato un calo della produttivitร del lavoro.
- Nellโultimo decennio, la crescita della produttivitร รจ stata trainata in larga parte da variazioni positive nella produttivitร dei settori manifatturieri (within sectors). Tale contributo riflette sia un aumento della produttivitร media delle imprese sia una piรน efficiente riallocazione delle risorse tra imprese allโinterno dei singoli settori. Pur diffuso, il miglioramento รจ stato piรน marcato tra le imprese collocate nella parte alta della distribuzione della produttivitร , incrementando il divario tra le imprese alla frontiera e il resto del tessuto produttivo. Il contributo derivante dalla riallocazione delle risorse tra diversi comparti del manifatturiero (between sectors) appare invece limitato e suggerisce lโassenza di cambiamenti strutturali nella composizione settoriale rilevanti ai fini della dinamica della produttivitร manifatturiera aggregata. Al di lร del segno e della rilevanza relativa, i contributi osservati restano complessivamente modesti in termini assoluti. Ne consegue che, per rafforzare in modo duraturo la dinamica della produttivitร , รจ necessario agire contestualmente su piรน leve: sostenere lโinnovazione e lโefficienza delle imprese alla frontiera, promuovere la diffusione delle migliori pratiche gestionali e tecnologiche tra le realtร meno produttive, favorendone la crescita dimensionale, e agevolare una piรน efficace riallocazione delle risorse verso imprese e settori con maggiore potenziale.
- Tra il 2015 e il 2024 le esportazioni manifatturiere italiane sono cresciute in media del 2,4% lโanno, un ritmo nettamente superiore a quello di Francia (+0,8%) e Germania (+1,1%) e in linea con la Spagna. Tale performance indica un rafforzamento della competitivitร โrivelataโ dellโindustria italiana, che ha guadagnato quote nei mercati internazionali rispetto ai principali paesi europei. Il miglioramento della competitivitร sui mercati esteri รจ riconducibile principalmente ai diffusi guadagni di qualitร dei manufatti italiani, particolarmente evidenti nella farmaceutica, nei mezzi di trasporto e nellโalimentare e bevande. Una dinamica favorevole dei prezzi alla produzione, sostenuta dal contenimento del costo del lavoro per unitร di prodotto, e un contributo positivo della produttivitร del lavoro in diversi comparti, hanno ulteriormente rafforzato questa traiettoria di forte crescita.
Approfondimenti tematici
- โIl valore di competenze, flessibilitร e inclusioneโ.ย La capacitร dellโindustria italiana di crescere e competere sui mercati internazionali nei prossimi decenni dipenderร in misura crescente dal funzionamento del suo mercato del lavoro. Per affrontare le sfide poste dal declino demografico e dalla trasformazione tecnologica, la strategia di politica economica dovrร muoversi lungo direttrici integrate, volte a: i) ampliare la base occupazionale, investendo in infrastrutture sociali come asili nido e servizi di cura per favorire lโoccupazione femminile e giovanile; ii) rafforzare la produttivitร , promuovendo la diffusione di buone pratiche manageriali, essenziali per lโadozione consapevole delle tecnologie digitali; iii) migliorare lโefficienza istituzionale, assicurando un quadro regolatorio che incentivi la mobilitร del lavoro e gli investimenti innovativi, riducendo lโincertezza per le imprese.
- โIl ritorno della politica industrialeโ.ย Lโintervento pubblico nellโeconomia รจ oggi nuovamente percepito come uno strumento necessario per rafforzare la resilienza dei sistemi produttivi, rivitalizzare la crescita della produttivitร , promuovere lโinnovazione tecnologica e accelerare la transizione digitale e verde. I sussidi pubblici, diffusi tra i grandi gruppi manifatturieri ma generalmente di entitร contenuta, mostrano forti eterogeneitร tra paesi e settori โ con la Cina caratterizzata dai livelli di supporto piรน elevati โ ed evidenziano una relazione positiva tra intensitร degli aiuti e quote sui mercati globali. Lโefficacia degli interventi dipende in modo cruciale dalle modalitร di implementazione: criteri di allocazione oggettivi risultano piรน efficienti rispetto alla discrezionalitร politica. ร inoltre determinante orientare il sostegno verso prodotti ad alta complessitร tecnologica e coerenti con la struttura produttiva nazionale, massimizzando cosรฌ la probabilitร di sviluppare un vantaggio comparato sostenibile nel tempo e generare ricadute positive sulla crescita.
Schede settoriali
- Le schede settoriali mettono in evidenza lโeterogeneitร che contraddistingue la manifattura italiana, riflesso delle diverse caratteristiche e dinamiche competitive dei singoli comparti. Allo stesso tempo, si confermano alcuni dei trend osservati a livello aggregato: forte interconnessione con i mercati internazionali, struttura dimensionale relativamente orientata verso le PMI e elevati livelli di produttivitร nelle medie e grandi imprese.
- Le associazioni di categoria individuano nel costo dellโenergia, nel prezzo dei beni intermedi e nellโincertezza geopolitica i principali ostacoli alla competitivitร , mentre riconoscono nella qualitร dei prodotti, nellโelevata specializzazione e nelle competenze tecniche consolidate i fattori di vantaggio competitivo. La transizione verde emerge come un elemento ambivalente, in grado di generare sia opportunitร sia potenziali pressioni competitive, a seconda dei settori e dellโintensitร degli investimenti richiesti.