venerdì 9 Gennaio 2026

“Il Governo prova a intestarsi come ‘cambiamento’ quella che è, nei fatti, solo una retromarcia tattica su singole misure e non modifica, in alcun modo, l’impianto complessivo di una manovra che continua a peggiorare le condizioni di accesso alla pensione”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale.

Manovra, Cgil: “Nel 2035 in pensione con 43 anni e 8 mesi di contributi, Governo non ha nulla da festeggiare”

“Lo stralcio dell’utilizzo del periodo di riscatto della laurea ai fini dell’accesso al pensionamento anticipato, indotto dalla nostra denuncia – sottolinea la Confederazione –, non cambia la realtà né il quadro delle scelte profondamente sbagliate di questo Governo. Non c’è alcuna riforma, ma solo il tentativo di nascondere una stretta che resta tutta sulle spalle di chi lavora e che in questo paese paga tasse e contributi”.

Nella nota si spiega che “i numeri parlano chiaro: già dal 2028 i requisiti per l’accesso alla pensione aumenteranno ulteriormente, con la pensione anticipata fissata a 43 anni e 1 mese di contributi e la pensione di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi. L’adeguamento proseguirà negli anni successivi fino a raggiungere, nel 2035, 43 anni e 8 mesi di contributi per la pensione anticipata e 67 anni e 10 mesi di età per la pensione di vecchiaia, secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato che tengono conto dell’aumento dell’aspettativa di vita. Altro che stop alla stretta pensionistica o i famosi e sbandierati 41 anni di contributi per tutti”.

“Continuiamo a denunciare l’ipocrisia di chi si intesta risultati o vittorie inesistenti e, dopo aver promesso per anni il superamento della legge Monti-Fornero, ha invece peggiorato un sistema previdenziale che scarica i suoi costi sulle nuove generazioni”, aggiunge la Cgil. “Giovani, donne e lavoratrici e lavoratori precari sono le prime vittime di queste scelte: carriere discontinue e bassi salari stanno costruendo pensioni future inadeguate o inesistenti”.

“Anche per questo abbiamo scioperato il 12 dicembre e per questo continueremo la mobilitazione. Serve cambiare rotta subito: senza una vera riforma previdenziale equa e solidale, che garantisca una pensione dignitosa a tutte e tutti, il futuro sarà fatto di pensioni sempre più lontane e sempre più basse”, conclude la nota.

 

 

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