mercoledì 28 Gennaio 2026

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sull’andamento dei prezzi nella Gdo, l’associazione Consumerismo No Profit ha inviato oggi una istanza all’Agcm chiedendo di puntare il faro sul fenomeno della “greedflation”, una pratica che danneggia i consumatori e gli operatori della filiera, sfruttando la diffusa percezione dei cittadini circa l’aumento dei costi per nascondere aumenti ingiustificati tesi unicamente ad aumentare i margini di profitti della grande distribuzione.

Prezzi, Consumerismo chiede ad Antitrust di indagare su “greedflation”, nuova inflazione da profitto che danneggia consumatori e filiera

Tra il 2021 e il 2025 i prezzi dei generi alimentari sono aumentati in Italia del +24,9%, a fronte di un tasso di inflazione nello stesso periodo del +17,3%, con un differenziale del 7,6% che non trova giustificazione negli aumenti dei costi di produzione o trasporto, ma rifletterebbe invece un fenomeno di “greedflation”, ossia un aumento speculativo dei margini di profitto – scrive Consumerismo nell’istanza – Un fenomeno alimentato in primis dal forte squilibrio sul fronte del potere contrattuale: le centrali d’acquisto della Gdo aggregano la domanda di diverse insegne, costringendo i fornitori a negoziare con un unico interlocutore che controlla enormi volumi. Questo permette imposizioni unilaterali di contributi per l’inserimento a scaffale, per attività promozionali fittizie, e aste a doppio ribasso che spingono il prezzo al di sotto della sostenibilità. Esiste poi un gap sistematico tra diminuzione dei costi all’origine e riduzione dei prezzi al consumo: se i rialzi dei costi vengono trasferiti immediatamente ai consumatori attraverso un aumento dei listini al dettaglio, le riduzioni degli stessi costi tendono a essere trattenuti come margine operativo dal distributore.

E sempre lo strapotere della Gdo permette alle grandi catene di sfruttare informazioni strategiche privilegiate (dati di vendita in tempo reale, elasticità di prezzo, preferenze di consumo) per ottimizzare il posizionamento sul mercato dei prodotti a proprio marchio (private label) a discapito dei brand industriali – aggiunge Consumerismo.

Per tali motivi abbiamo chiesto all’Antitrust di approfondire, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui prezzi, possibili pratiche sleali attuate dalla Gdo a danno dell’intera filiera, con particolare riferimento al fenomeno greedflation, acquisendo tutti i dati utili allo scopo – conclude l’associazione.

 

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