sabato 31 Gennaio 2026

Seduta negativa per Wall Street, appesantita da una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici. A pesare sui listini statunitensi sono state la designazione di Kevin Warsh come futuro presidente della Federal Reserve, una stagione degli utili caratterizzata da risultati disomogenei, le tensioni legate alla crisi iraniana e il riemergere dello spettro di una possibile nuova chiusura del governo federale americano.

Wall Street in calo tra Fed, utili contrastanti e tensioni geopolitiche

Il Dow Jones ha terminato le contrattazioni in flessione dello 0,36%, scendendo a 48.892,47 punti. In calo anche lo S&P 500, che ha ceduto lo 0,43% a quota 6.939,03 punti. Più marcata la discesa del Nasdaq, arretrato di 223,30 punti fino a 23.461,816.

Sul fronte obbligazionario, il rendimento dei Treasury a due anni – particolarmente sensibile alle aspettative di politica monetaria – è sceso dal 3,56% al 3,52%, segnalando un atteggiamento più prudente degli investitori.

Tra i comparti più penalizzati spicca quello dei semiconduttori. Advanced Micro Devices ha registrato una perdita del 6,13%, mentre Micron Technology ha lasciato sul terreno il 4,80%. In rosso anche Nvidia, che ha ceduto lo 0,72%, nonostante resti la società con la maggiore capitalizzazione di mercato a livello globale.

Nuova giornata difficile per Microsoft, che ha proseguito la fase di debolezza dopo il tonfo di oltre il 10% registrato giovedì, la peggior seduta dal marzo 2020. Alla base del sell-off, le delusioni arrivate dai conti del segmento cloud.

Movimento opposto per Tesla, che dopo il tracollo seguito alla pubblicazione dei risultati trimestrali ha chiuso in rialzo. Il recupero è stato alimentato dalle indiscrezioni su possibili intese allo studio da parte di SpaceX con il produttore di veicoli elettrici e altre società riconducibili a Elon Musk.

Seduta in chiaroscuro anche per Apple, che dopo aver oscillato a lungo sotto la parità è riuscita a chiudere in progresso dello 0,46%, portandosi a 259,48 dollari per azione.

Tra le blue chip energetiche, Exxon Mobil ha guadagnato lo 0,63% a 141,40 dollari, nonostante risultati trimestrali contrastanti e un calo dell’utile netto. Ancora meglio ha fatto Chevron, in rialzo del 3,34% a 176,90 dollari, pur a fronte di una flessione delle performance finanziarie nell’ultimo trimestre del 2025. La società ha inoltre confermato l’avvio di colloqui con il Venezuela per discutere lo sfruttamento delle risorse petrolifere del Paese.

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