L’inflazione in Giappone continua a perdere slancio e scende ai livelli più bassi degli ultimi due anni. Un dato che offre un segnale di sollievo al governo guidato dalla neo-premier Sanae Takaichi, ma che allo stesso tempo rende più complessa la gestione della politica monetaria da parte della Bank of Japan (BoJ).
Giappone, inflazione al 2%: rallenta ai minimi biennali
Nel mese di gennaio l’indice dei prezzi al consumo core, che esclude i prodotti freschi, è aumentato del 2% su base annua. Il dato rispetta le aspettative del mercato, ma segna un rallentamento rispetto al +2,4% registrato a dicembre.
Se si elimina anche la componente energetica, l’inflazione “core-core” si attesta al +2,6%, il ritmo più contenuto da febbraio 2025 e leggermente inferiore alle previsioni degli analisti, che indicavano un +2,7%. A pesare è stato soprattutto il crollo dei prezzi della benzina, scesi del 14,6% grazie ai sussidi governativi. Restano invece tensioni nel comparto alimentare, con il riso che segna un aumento del 27,9% dopo il forte incremento registrato nel 2024.
La BoJ, dopo aver ridotto gradualmente le misure ultra-espansive nel corso del 2024 e aver avviato un ciclo di rialzi culminato a dicembre, aveva già segnalato la possibilità di una temporanea discesa dell’inflazione sotto il target del 2%. Il dato di gennaio alimenta ora le incertezze sui tempi di un eventuale nuovo intervento restrittivo, mentre l’istituto centrale continua a monitorare la solidità delle pressioni inflazionistiche di origine domestica.