Le piazze finanziarie asiatiche archiviano la seduta con perdite diffuse, all’indomani dell’operazione militare congiunta condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel fine settimana. L’inasprimento delle tensioni geopolitiche riaccende le preoccupazioni degli investitori, soprattutto per le possibili ripercussioni sugli scambi globali.
Medio Oriente, Asia in calo dopo l’attacco all’Iran
A pesare sui mercati è in particolare la chiusura dello stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale. Il timore di interruzioni nelle forniture ha spinto al rialzo le quotazioni del petrolio, con un immediato riflesso sugli indici azionari.
Indici in calo, unica eccezione Shanghai
Tra i listini principali, Tokyo termina la giornata con una flessione dell’1,35%. Andamento negativo anche per Hong Kong (-2%), Shenzhen (-0,6%), Seul (-1%) e Mumbai (-1,8%), con le contrattazioni ancora in corso al momento delle rilevazioni.
In controtendenza Shanghai, che riesce a chiudere con un progresso dello 0,5%, distinguendosi dal resto dell’area asiatica.
Valute sotto osservazione
Sul mercato dei cambi, lo yen torna a indebolirsi nei confronti del dollaro, scendendo a quota 156,80. Sostanzialmente stabile invece il rapporto con l’euro, poco sopra i 184.
Il quadro complessivo conferma la sensibilità dei mercati asiatici alle tensioni geopolitiche, in particolare quando coinvolgono aree strategiche per il commercio internazionale e l’approvvigionamento energetico.