martedì 10 Marzo 2026

L’Italia deve tornare a essere un Paese capace di richiamare i propri talenti. Non solo di formarli e vederli partire. È il messaggio che il presidente dell’INPS Gabriele Fava ha lanciato alla London School of Economics, intervenendo all’Italian Symposium 2026, l’iniziativa promossa da United Italian Societies che riunisce gli studenti italiani all’estero.

Lavoro, Fava (INPS): “Creare le condizioni per il rientro dei giovani italiani all’estero”

Nel panel dedicato al futuro dell’economia italiana, accanto ad Alessandro Profumo e Andrea Mignanelli, Fava ha posto al centro una questione che riguarda il futuro stesso del Paese. Il rapporto tra lavoro, nuove generazioni e mobilità internazionale.

«Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani italiani che oggi studiano o lavorano all’estero possano tornare. A Londra ho incontrato molti ragazzi che vorrebbero rientrare, ma che chiedono opportunità professionali e prospettive realmente competitive».

Oggi gli studenti italiani che studiano all’estero sono oltre 77 mila, di cui circa 14 mila nel Regno Unito. Una comunità dinamica e altamente qualificata che rappresenta uno dei capitali umani più preziosi per il futuro del Paese.

Per il presidente dell’INPS la sfida non riguarda solo i giovani.

«C’è anche un’altra generazione di cui dobbiamo valorizzare l’esperienza. Molti professionisti senior rappresentano ancora una risorsa straordinaria per il sistema economico e sociale. Non possono essere considerati un costo».

Secondo Fava, il cambiamento del mercato del lavoro impone anche una trasformazione del sistema di protezione sociale. Le carriere non sono più lineari e i percorsi professionali attraversano fasi diverse, passaggi e cambiamenti.

«Il welfare non può intervenire soltanto quando il problema è già esploso. Deve accompagnare le persone nelle transizioni della vita e del lavoro».

È in questa direzione che l’INPS sta lavorando negli ultimi anni, ripensando il rapporto con gli utenti a partire dagli eventi della vita e puntando su digitalizzazione, personalizzazione dei servizi e utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è costruire un sistema di tutele capace di seguire la persona lungo tutto il suo percorso professionale.

«Il compito delle istituzioni oggi è fare in modo che le tutele non restino legate a una singola forma contrattuale ma accompagnino la persona nel tempo. Solo così innovazione tecnologica e coesione sociale possono crescere insieme».

 
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