lunedì 5 Gennaio 2026

Per l’anno in corso, il Pil nazionale in termini nominali1 è previsto superare i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi pari al +2,9 per cento rispetto al dato del 2025.

Cgia: nel 2026 il PIL supera i 2.300 miliardi. L’Emilia Romagna “strappa” la guida del Paese al Veneto

In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento (vedi Graf. 1), sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,5), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7 per cento rispetto al +2,4 dell’anno appena concluso) (vedi Tab. 1). A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

 

  • Perdiamo il sostegno del Pnrr

È evidente che la scadenza per l’utilizzo delle risorse del Pnrr, prevista per la prossima estate, avrà un impatto rilevante. Al di là di questa particolare circostanza, il nostro Paese – analogamente a Francia e Germania – continua a manifestare difficoltà nel consolidare una crescita strutturale, prospettando così un ulteriore anno di stagnazione economica che auspichiamo possa essere l’ultimo. Sia chiaro: il problema non è tanto la ciclicità congiunturale, quanto l’assenza di fattori endogeni capaci di sostenere nel tempo l’espansione del Pil. Al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la crescita italiana rimane sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del capitale umano.

 

  • Con la pace si aprirebbe una fase nuova

Tuttavia, se la guerra tra Russia e Ucraina dovesse terminare a breve e la crisi mediorientale trovasse una soluzione di pace duratura, si aprirebbe una fase nuova per l’economia globale, con ricadute potenzialmente positive anche per l’Italia. Non si tratterebbe soltanto di un beneficio geopolitico, ma di un cambiamento delle condizioni macroeconomiche che oggi pesano su crescita, inflazione e finanza pubblica.

 

  • Serve tagliare burocrazia e fisco

In uno scenario più stabile, tornerebbe inoltre la fiducia degli investitori. I capitali, che in fase di crisi tendono a rifugiarsi in asset difensivi, potrebbero riallocarsi verso investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione. Per l’Italia sarebbe un’occasione cruciale per rafforzare crescita e occupazione, a condizione di saper accompagnare il contesto favorevole con riforme e politiche industriali coerenti. Riducendo, in particolar modo, il peso della burocrazia e del fisco sulle imprese.

 

• L’Emilia Romagna scalza il Veneto

Se a livello regionale nel 2025 lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo notiamo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73). In coda alla graduatoria scorgiamo la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24 (vedi Tab. 2). La prospettiva che quest’anno l’EmiliaRomagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane è riconducibile alla tenuta del settore della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie. Senza contare che questa regione può contare su un mercato del lavoro solido, su investimenti pubblici mirati e su strategie per l’innovazione e l’export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che è destinato a consolidarsi anche negli anni a venire.

 

 

  • A livello provinciale volano Varese, Bologna e Reggio Emilia

Sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil[1] a livello provinciale più importante è prevista a Varese (+1 per cento). Seguono Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89). Sebbene, siano previsioni e le distanze tra i territori molto ravvicinate, torna a farsi sentire il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli). Tra le 107 province monitorate in questa analisi, le uniche che parrebbero presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane e sono: Enna (-0,02 per cento) e Ragusa (-0,05) (vedi Tab. 3). Va sottolineato che ancora una volta il cuore dello sviluppo del Paese corre lungo la via Emilia. Nelle prime 15 posizioni a livello nazionale, ben 6 sono occupate dalle province che sono ubicate lungo questa importantissima arteria stradale. La leadership nazionale, dicevamo più sopra, dovrebbe premiare Varese che, grazie alla sua collocazione geografica, da sempre è economicamente influenzata sia dall’area metropolitana di Milano che dalla Svizzera. La combinazione tra un forte export, la diversificazione dei mercati esteri, la specializzazione manifatturiera e il contesto lombardo rende il varesotto particolarmente attrezzato a sostenere un ritmo dell’economia più rapido rispetto alle altre province italiane.

 

SEGUICI SU GOOGLE NEWS
Soldi365.com è presente anche su Google News. Unisciti gratuitamente alla nostra pagina per restare sempre aggiornato sulle ultime notizie di economia, finanza, business e su tutti gli altri contenuti del sito. Seguirci è facile: basta 
CLICCARE QUI e selezionare il tasto “SEGUI“. 
UNISCITI ALLA COMMUNITY DI SOLDI365.COM:
FACEBOOKTWITTERINSTAGRAM YOUTUBE TELEGRAMLINKEDIN 
VISITA LE ALTRE SEZIONI DI SOLDI 365.COM:
HOME PAGEECONOMIA  – FINANZA – INVESTIMENTI – TRADING ONLINE – CRIPTOVALUTE – RISPARMIOBUSINESS – GIOCHI – SCOMMESSE – LUSSO  GUADAGNAREBONUS E PROMOZIONIFORMAZIONETRASFERIRSI ALL’ESTERO GUIDE E TUTORIAL – EVENTIVIDEOCHAT –  FORUM.

Lascia un commento