Il valore del Terzo Settore in Italia supera nel 2025 quota 100 miliardi di euro, e rappresenta tra il 4,5% e il 5% del Pil nazionale, con tutti gli indicatori che registrano una sensibile crescita per il comparto. I dati arrivano dalla Confederazione Aepi – sindacato datoriale per imprese, professioni e Terzo settore che rappresenta 40 organizzazioni, 50mila professionisti e 160mila imprese – che ha analizzato l’andamento del settore negli ultimi anni.
Confederazione Aepi: Terzo Settore: vale 100 mld di euro, 1 milione di dipendenti. Lazio e Lombardia al top
Si stima che nell’ultimo anno il valore economico del Terzo Settore abbia superato i 100 miliardi di euro, con una crescita del +42% rispetto ai 70,4 miliardi registrati dall’Istat nel 2015 – spiega la Confederazione Aepi – Un comparto che si sta sviluppando sempre più velocemente: negli ultimi anni il numero di istituzioni non profit è cresciuto nel nostro Paese di circa il 19%, con all’attivo circa 400mila enti nel 2025. Importanti le ricadute occupazionali, considerato che il settore offre impiego a 1 milione di dipendenti.
Gli ultimi numeri ufficiali ci dicono che una istituzione non profit su tre opera nel comparto dello sport, il 17% circa nelle attività ricreative e di socializzazione, 15% nelle attività culturali e artistiche e quasi il 10% nell’assistenza sociale e protezione civile, sezione quest’ultima che però offre impiego a quasi la metà del personale dipendente del Terzo settore (istruzione e ricerca 14,5% dei dipendenti, sviluppo economico e coesione sociale 11%, sanità 10%).
La crescita maggiore del numero di istituzioni attive si registra nell’area “Tutela dei diritti e attività politica”, che rispetto al 2015 segna +35%, e in quella “Ambiente” (+30%), a dimostrazione del dinamismo che caratterizza il mondo del Terzo Settore in Italia.
Sul fronte territoriale, tuttavia, si registrano ancora forti differenze nel nostro Paese – evidenza la Confederazione Aepi – La metà delle istituzioni non profit è infatti attiva nelle regioni del Nord, contro il 19% circa del Sud Italia e solo il 9,5% nelle Isole.
Le regioni che si caratterizzano per una maggiore presenza di istituzioni non profit misurata in base al numero di dipendenti sono il Trentino Alto Adige, il Lazio, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, con più di 200 dipendenti ogni 10mila residenti. Le regioni con le performance peggiori sono Calabria e Campania, rispettivamente con 72 e 84 dipendenti ogni 10mila abitanti.
Per quanto riguarda il valore prodotto dagli enti del Terzo Settore, in base agli ultimi dati disponibili, il Lazio con oltre 25 miliardi di euro annui si piazza in vetta alla classifica italiana, superando la Lombardia (22 miliardi di euro) e staccando nettamente Veneto, Emilia Romagna e Toscana (ciascuna tra i 6 i 7 miliardi di euro annui).
Nonostante i numeri imponenti e la costante crescita del comparto, il Terzo Settore fatica ancora a ottenere il pieno riconoscimento come interlocutore privilegiato da parte delle istituzioni e del mondo produttivo. “Persiste un’errata percezione del concetto di non profit: occorre comprendere che si tratta a tutti gli effetti di “impresa sociale”. Queste realtà, pur rinunciando al profitto per generare valore a beneficio della collettività, richiedono un’organizzazione, una gestione e una credibilità del tutto analoghe a quelle delle imprese profit – dichiara il Presidente di AEPI, Mino Dinoi – In questa direzione, AEPI ha sottoposto alle forze politiche, presso la XI Commissione della Camera (Lavoro pubblico e privato), una proposta di risoluzione mirata a sostenere concretamente questo pilastro dell’economia sociale, supportando le realtà produttive e associative e promuovendo politiche che rafforzino la cultura della legalità, della responsabilità sociale e della sicurezza delle persone”.