Demografia, lavoro e competitività delle filiere produttive sono stati al centro dell’incontro “Demografia e capitale umano: la vera sfida industriale dell’Italia nella geopolitica delle filiere”, svoltosi all’ALIS Hub nell’ambito di LetExpo 2026, appuntamento internazionale dedicato alla logistica, ai trasporti e allo sviluppo delle supply chain.
Demografia e capitale umano, Vivone (FedAPI) a LetExpo: “Il vero rischio è non avere abbastanza persone per servire i mercati”
All’incontro hanno preso parte Achille Ducoli, Presidente di SIRIP – Sindacato dei Rappresentanti di Interessi Parlamentari, Pietro Vivone, presidente nazionale FedAPI – Federazione Artigiani e Piccoli Imprenditori, Gelila Guenzi, esperta di public affairs, lobbying e relazioni istituzionali per l’internazionalizzazione delle imprese, Amedeo Bonomi, amministratore delegato di Omal S.p.A., Marco Rossi, CEO di Risposta Serramenti Srl, Angelica De Vito, Sustainability Manager di EY, e Gianmarco Ponticelli, della Fondazione ENEF, esperto di processi di internazionalizzazione e gestione del personale nei mercati internazionali.
Nel corso del dibattito è emerso come la questione demografica rappresenti oggi una delle principali sfide per la competitività del sistema produttivo italiano.
Secondo Pietro Vivone, presidente nazionale FedAPI e segretario generale SIRIP, il tema non può essere affrontato soltanto come una questione statistica, ma deve essere letto come un vero fattore economico e industriale.
“La demografia non è soltanto una questione statistica. È una questione di competitività del sistema produttivo. Negli anni passati erano i lavoratori a inseguire le aziende, oggi accade sempre più spesso il contrario: sono le imprese a inseguire i lavoratori. In molti settori non mancano solo professionalità particolari: spesso mancano semplicemente le persone. Questo sta diventando un fattore che incide direttamente sulla capacità delle imprese di crescere e di rispondere alle opportunità del mercato”.
Particolarmente complessa è la situazione delle piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più ampia del tessuto produttivo italiano e che spesso devono affrontare ulteriori difficoltà organizzative nella gestione del personale.
“Le piccole realtà imprenditoriali vivono una doppia difficoltà. Da un lato la carenza generale di lavoratori, dall’altro l’assenza di strutture interne dedicate alla gestione delle risorse umane. Molte PMI non hanno un responsabile del personale e devono gestire direttamente selezione, organizzazione del lavoro e sostituzioni, con la necessità di intervenire rapidamente soprattutto quando l’organico è ridotto”.
Nel confronto è emersa anche la necessità di rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e sistema della formazione, valorizzando maggiormente il lavoro tecnico e professionale e pianificando in modo più efficace i flussi di lavoro, anche a livello internazionale.
A sintetizzare il nodo centrale della questione è stato lo stesso Vivone nella conclusione del suo intervento.
“Oggi il vero rischio per l’Italia non è perdere i mercati. Il vero rischio è non avere abbastanza persone per servirli. Per molte imprese il problema non è trovare le commesse, ma trovare i lavoratori per realizzarle”.