venerdì 30 Gennaio 2026

Nel 2025 le banche italiane hanno continuato a ridurre la propria rete fisica, con la chiusura di 516 sportelli nel corso dell’anno. Il numero complessivo degli sportelli bancari a livello nazionale è così sceso a 19.140 al 31 dicembre 2025, confermandosi stabilmente sotto la soglia dei 20mila. Rispetto alla fine del 2024, il calo complessivo è stato pari a circa il 2,6%.

Desertificazione bancaria, First Cisl: chiusi altri 516 sportelli nel 2025

È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, che elabora i dati resi disponibili da Banca d’Italia e Istat. Anche nel 2025 i tagli alla rete fisica non hanno interessato in modo omogeneo le diverse aree del Paese, confermando forti squilibri territoriali.

Le regioni più colpite dai tagli sono state Marche (- 4,3%), Toscana (- 3,5%), Calabria e Veneto (- 3,2%). Tra quelle con la maggiore incidenza di comuni senza sportelli figurano ai primi posti Molise (83,8%), Calabria (74,5%), Valle d’Aosta (74,3%), Piemonte (65,8%), Abruzzo (61,3%), mentre valori sensibilmente più contenuti si registrano in Emilia Romagna (8,2%).

La nuova ondata di chiusure ha modificato anche la classifica della presenza territoriale dei gruppi bancari. Adesso il primo posto è occupato dal Gruppo Iccrea, che ha scavalcato Intesa Sanpaolo, tallonata sempre più da vicino da Unicredit.

La fuga dai comuni

Nel corso del 2025 è ulteriormente aumentato il numero dei comuni totalmente privi di sportelli bancari: sono 3.457, il 44% del totale, 75 in più rispetto all’anno precedente. Continua ad aumentare anche il numero delle persone che non hanno accesso ai servizi bancari o rischiano di perderlo: rispetto al 31 dicembre 2024 sono quasi 11,5 milioni. Di queste, circa 4,9 milioni (+ 5,3%) vivono in comuni totalmente desertificati; oltre 6,5 milioni (+ 4,6%) in comuni in via di desertificazione, quelli con un solo sportello. Risulta in crescita, inoltre, il numero delle imprese che hanno la propria sede in comuni desertificati: sono 16.800 in più rispetto alla fine del 2024.

La desertificazione bancaria non colpisce solo le aree interne. Al contrario, se si guarda all’evoluzione del fenomeno, si nota che dalla fine del 2021 al 31 dicembre 2025 la percentuale di chiusure nelle due più grandi città italiane, Roma (- 14%) e Milano (- 16,1%), è superiore alla media nazionale (- 11,6%).

Nel complesso, il 2025 conferma che la desertificazione bancaria continua ad ampliare il numero di cittadini con accesso limitato ai servizi bancari, in un contesto in cui la diffusione dell’internet banking non è ancora sufficiente a compensare la perdita della presenza fisica, soprattutto per la popolazione anziana e per le fasce più fragili.

Tra il 2024 e il 2025 in Italia l’utilizzo dell’internet banking è cresciuto di poco più di un punto percentuale (dal 55,01% al 56,37%). In alcune regioni si è verificata perfino una diminuzione: è il caso di Lazio (dal 60% al 59%), Umbria (dal 60% al 56%), Veneto (dal 66% al 61%).

La distanza dalla media europea (69,7%) resta ampia, così come quella che si registra rispetto ad alcune delle maggiori economie continentali: Francia (78,3%), Spagna (74,8%), Germania (70,7%). Nella fascia d’età compresa tra 65 e 74 anni si registra una crescita del 2,7%, dato tuttavia inferiore alla media dei paesi Ue (+ 3,2%), dove peraltro ad utilizzare i canali digitali è il 47,9% della popolazione più anziana contro il 36,7% di quella italiana. A smentire ulteriormente il nesso di causa-effetto tra digitalizzazione e desertificazione bancaria è il caso francese, che ad un elevato livello di utilizzo dell’internet banking da parte della clientela accompagna una presenza sul territorio da parte delle banche ben più radicata rispetto a quella che si registra in Italia (48 sportelli ogni 100mila abitanti in Francia contro 33 in Italia).

La mappa delle province

L’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl elabora anche un indicatore (Ipd, Indicatore di desertificazione provinciale) che assegna ad ogni provincia italiana un punteggio sulla base della percentuale, calcolata sui rispettivi totali, del numero di comuni senza sportello o con uno sportello, della popolazione residente, delle imprese con sede legale in detti comuni e della relativa superficie. La graduatoria che emerge vede a settembre 2025 tra le province meno desertificate la conferma di Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Ferrara, Grosseto, Pisa, Ragusa, Ravenna, Reggio Emilia. Le grandi città si collocano in posizioni più arretrate: Milano è 23°, Roma 37°, Napoli 50°. Sugli ultimi gradini della classifica restano Vibo Valentia e Isernia.

 

Colombani: il modesto incremento dell’utilizzo dei canali digitali non giustifica le chiusure. Iccrea è il primo gruppo per sportelli per le numerose chiusure di Intesa Sanpaolo

“Nell’ultimo trimestre del 2025 le chiusure sono in larga misura dovute a Intesa Sanpaolo. Ciò ha fatto sì che il gruppo Iccrea, che ha sostanzialmente mantenuto stabile la sua presenza, abbia conquistato il primo posto nella classifica dei gruppi bancari per numero di sportelli. Anche le chiusure in Banco Bpm sono state numerose nell’ultimo trimestre. E nel 2026 il fenomeno continuerà: Bper chiuderà una novantina di sportelli nel mese di aprile. La speranza è che Unicredit non si limiti a mantenere l’attuale rete, ma magari inverta la tendenza – commenta il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani – Sui territori restano, spesso da sole, le banche di prossimità, punto di riferimento delle famiglie e soprattutto delle micro imprese, mentre le grandi banche si orientano verso il business del risparmio e, soprattutto, verso la gestione della ricchezza delle famiglie abbienti. Tra le banche di prossimità spicca il credito cooperativo a mutualità prevalente, che complessivamente detiene il 21,4% del totale degli sportelli bancari”.

“Nel 2025 l’andamento dell’utilizzo dell’internet banking in Italia, pur in modesta crescita, resta significativamente inferiore alla media europea e molto distante dai principali Paesi dell’Unione. Ma soprattutto – prosegue Colombani – i dati smentiscono la tesi che esista un nesso causale diretto tra digitalizzazione e chiusura degli sportelli: in Europa convivono alti livelli di utilizzo dei servizi digitali e una rete fisica ben più capillare di quella italiana. I dati relativi alla Francia sono davvero eclatanti: nel 2025 il 78,3% dei francesi ha utilizzato l’internet banking, contro il 56,4% degli italiani. La differenza è ancora più marcata nella fascia di età 65-74 anni. E sappiamo che l’Italia ha l’indice di vecchiaia più alto d’Europa. Eppure in Francia ci sono 48 sportelli ogni 100 mila abitanti, conto 33 sportelli in Italia. Insomma, siamo oltre l’allarme sociale. I numeri descrivono un fenomeno su larga scala di esclusione sociale delle fasce più fragili della popolazione. Le banche che vogliono essere considerate socialmente responsabili devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali, o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose. Il caso francese dimostra infatti – conclude Colombani – che i necessari miglioramenti nell’utilizzo dei canali bancari digitali non sono affatto un ostacolo alla presenza fisica sui territori”.

 

 

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