Binance Research, la divisione di ricerca di Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volumi di scambio e numero di utenti, ha pubblicato la sua più recente analisi settimanale dei mercati, esaminando l’intersezione tra escalation geopolitica, persistenti pressioni inflazionistiche e dinamiche legate al ciclo politico statunitense che stanno attualmente definendo il rapporto rischio-rendimento nei mercati degli asset tradizionali e digitali.
Binance Weekly Research: flussi istituzionali in aumento e pattern post-midterm segnalano opportunità nei mercati volatili
Nonostante una volatilità elevata nel breve periodo, il report individua nei pattern storicamente ricorrenti di rally successivi alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti e nell’accelerazione dei flussi di capitale istituzionale statunitense verso Bitcoin due segnali costruttivi per il mercato.
Principali evidenze dell’analisi settimanale
Sviluppi nello Stretto di Hormuz
Dopo il lancio dell’“Operation Epic Fury” il 28 febbraio, la campagna militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran è entrata in una nuova fase critica il 10 marzo. È stato confermato che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) iraniano ha posato mine navali nello Stretto di Hormuz, mantenendo comunque tra l’80% e il 90% della propria capacità di posizionamento di mine. Il traffico marittimo attraverso lo stretto è diminuito di oltre il 95% e operazioni professionali di bonifica delle mine richiederebbero diverse settimane per ripristinare condizioni di navigazione sicure, anche in caso di una risoluzione politica del conflitto.
Reazione dei mercati: volatilità e posizionamento:
Il petrolio WTI ha registrato un’oscillazione significativa passando da 119 dollari a 81 dollari e successivamente a 87 dollari nell’arco di sette giorni, con un’ampiezza intraday di 38 dollari (47%) nella sola giornata del 10 marzo. Bitcoin ha seguito da vicino l’andamento del petrolio e le notizie geopolitiche prima di invertire la propria traiettoria. I mercati hanno inizialmente reagito positivamente alle dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui “la guerra finirà presto”: il prezzo del petrolio è crollato del 30% mentre Bitcoin è salito fino a 71.800 dollari. Tuttavia, il sentiment si è rapidamente invertito dopo le notizie relative al posizionamento di mine navali e all’aumento delle perdite militari statunitensi. Attualmente sia i market maker di Bitcoin sia quelli dell’azionario statunitense (SPY) si trovano in territorio di gamma fortemente negativa, il che implica che shock geopolitici di pari entità possono generare reazioni amplificate nei mercati a causa dell’attuale struttura di posizionamento.
I pattern storici favoriscono gli investitori pazienti:
Il report evidenzia diversi fattori di rischio nel breve termine, tra cui la pubblicazione dei dati statunitensi di febbraio relativi a CPI e PCE, l’evoluzione della situazione geopolitica nel Golfo e le valutazioni elevate dei mercati azionari. Allo stesso tempo, l’analisi sottolinea un importante elemento di controbilanciamento storico: negli anni di elezioni di medio termine negli Stati Uniti l’indice S&P 500 ha registrato mediamente drawdown massimi pari a circa il 16%. Tuttavia, nei 12 mesi successivi alle elezioni di medio termine non si è mai verificato un rendimento negativo dal 1939, con un guadagno medio pari al 19%. Anche Bitcoin ha registrato un rialzo in tutti e tre gli anni post-midterm disponibili nella serie storica, con una crescita media del 54%.
Crescente partecipazione di capitale statunitense nei mercati di Bitcoin:
Binance Research evidenzia inoltre un segnale positivo rappresentato dall’aumento del volume di trading degli ETF statunitensi in rapporto al volume totale del mercato spot di Bitcoin. Attualmente il trading degli ETF spot rappresenta circa il 9% del volume complessivo spot sugli exchange di Bitcoin. A titolo di confronto, nei mercati azionari statunitensi gli ETF rappresentano tipicamente tra il 30% e il 40% dei volumi totali di scambio, suggerendo quindi un ampio margine di ulteriore espansione della partecipazione del capitale istituzionale.