“In 22 dicono addio a Piazza Affari. La Borsa Italiana perde 21 miliardi”. Questo il titolo nelle pagine economiche del Corriere della Sera.
In 22 dicono addio a Piazza Affari. La Borsa Italiana perde 21 miliardi
Più di altri listini europei, Milano fatica a trattenere in Borsa le società già quotate. Tra il 2013 e il 2023, secondo i dati forniti al Corriere da Assonime, ben 97 gruppi con una capitalizzazione complessiva superiore ai 100 miliardi di euro hanno lasciato il mercato principale di Piazza Affari tramite delisting – si legge sul quotidiano -. Quest’anno, nonostante i record dell’indice Ftse Mib, sono già 22 le operazioni di delisting concluse (come Tod’s) o annunciate (come Saes Getters e Salcef) tra il mercato principale e l’Egm dedicato alle piccole e medie imprese, per un valore totale di circa 28 miliardi.
Le motivazioni delle uscite variano: acquisizioni (come il passaggio di Saras dai Moratti a Vitol), riorganizzazioni di gruppo (come l’opa di Unipol sulla controllata UnipolSai che resterà quotata) o trasferimenti su altri listini (come Cnh a New York). Tuttavia, specie per le aziende medie o piccole, il delisting può derivare dall’insoddisfazione per la scarsa attenzione degli investitori e dalle difficoltà nel gestire piani di trasformazione a lungo termine da quotate. Il legislatore ha cercato di affrontare questi problemi con la Legge Capitali e la futura istituzione di un fondo per le PMI quotate partecipato da Cdp, senza però riuscire a invertire la tendenza di Piazza Affari, che in rapporto al PIL deve ancora recuperare i livelli precedenti alla crisi finanziaria del 2009.