Il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca, presieduto da Renato PAGLIARO, ha approvato i risultati consolidati al 30 settembre scorso del Gruppo Mediobanca illustrati dall’Amministratore Delegato Alberto NAGEL e dal Direttore Generale Francesco Saverio VINCI.
Mediobanca, nel trimestre utile di 330 milioni
Alberto Nagel, Amministratore Delegato di Mediobanca, ha dichiarato: “Dopo aver chiuso lo scorso esercizio con i risultati migliori di sempre, Mediobanca ha confermato anche in questo trimestre la crescita di tutte le sue divisioni, consolidando le principali iniziative del Piano 23-26. L’obiettivo prioritario per questo esercizio è un forte potenziamento delle piattaforme distributive fisiche e digitali tale da consentire una crescita robusta e sostenibile dei ricavi di tutti i business oltre l’arco di Piano, pur in un contesto macro differente. Mediobanca è pronta a cogliere le opportunità dello scenario dei prossimi mesi, grazie al posizionamento favorevole nel contesto di tassi in calo, affrontando la volatilità del contesto con la sua gestione prudente dei rischi”.
Risultati consolidati
Il Gruppo chiude il primo trimestre con risultati elevati: utile di 330 milioni, dopo ricavi per 864,6 milioni, rapporto costi/ricavi inferiore al 43% e costo del rischio contenuto a 51bps. Il ROTE si attesta al 13% (-1pp), il RORWA al 2,7% (-10bps a/a), in lieve calo per la normalizzazione del contributo AG.
In dettaglio nel trimestre:
L’andamento commerciale è stato robusto – pur in un trimestre caratterizzato dalla stagionalità estiva – e improntato ad una crescita sempre più selettiva degli attivi, orientata al valore e ad un minor assorbimento di capitale
le TFA salgono del 16% a/a, con addizionali 14 miliardi, a 103,2 miliardi (+3,7 miliardi t/t), trainate dalla raccolta ai migliori livelli settoriali (NNM nel trimestre di 2,6 miliardi), con AUM/AUA che raggiungono 75 miliardi (+22% a/a, +5% t/t). Nell’ultimo trimestre si segnala l’entrata di circa 0,6 miliardi di liquidity events e il miglioramento del mix di raccolta per il 50% rappresentata da AUM;
l’erogato nel Credito al Consumo raggiunge il record estivo di 2,1 miliardi, con l’80% dei prestiti personali derivante da produzione diretta, e ampliamento degli spread degli impieghi;
si conferma vivace l’attività dell’Investment Banking con un aumento del numero di operazioni annunciate del 36% a/a (su base omogenea) sia nel segmento Large che Mid Corporate che, a seguito dell’apertura dell’ufficio a Francoforte, aumenta la sua presenza al di fuori del mercato domestico;
le attività ponderate per il rischio (RWA) sono in calo di circa 3 miliardi nei dodici mesi (a 47,4 miliardi, -6% a/a e -1% t/t) per la dinamica selettiva degli impieghi, che nell’ultimo trimestre sono ancora sottotono nel CIB e nei mutui per la minore domanda e per gli spread creditizi ai minimi di sempre. La risk density (RWA/attivo) di Gruppo scende dal 53,2% al 48,2%, quella CIB dal 54,3% al 37,4%. L’ultimo trimestre vede anche un beneficio sugli RWA (circa 200 milioni) legato alla ricalibrazione dei modelli nel Credito al Consumo.
I ricavi consolidati si confermano stabili a 864,6 milioni rispetto allo scorso anno, con crescita a doppia cifra delle commissioni nette (+29%) che bilanciano il calo del trading e dell’apporto Assicurazioni Generali; il calo rispetto al trimestre precedente (978,6 milioni) è in gran parte riconducibile alla stagionalità del CIB e alla performance di Assicurazioni Generali; nel dettaglio:
il margine di interesse si mantiene solido a 485 milioni, pur se in lieve calo rispetto ai trimestri precedenti (-7,4 milioni t/t, -10,7 milioni a/a), scontando la discesa dei tassi di interesse (Euribor3M: – 67 bps rispetto a 12 mesi fa) ed il rialzo del costo del funding (2,52%; +25bps a/a; stabile t/t; di cui 1,93% raccolta Wealth; +52bps a/a; +9bps t/t) associato al rimborso integrale del T-LTRO e alle promozioni sui depositi, che incidono particolarmente sulla Tesoreria. Negli attivi si registra un miglior contributo del Consumer e del portafoglio titoli del banking book; rispetto a 12 mesi fa si riduce invece il contributo del CIB, frenato da minori saldi medi nel Large Corporate, pur con lo stock in ripresa a fine periodo. Nel dettaglio: il Consumer prosegue il suo percorso di crescita (274,8 milioni; +8,4% a/a; +3,5% t/t); per contro rallentano il Wealth Management (101,9 milioni; -4,9% a/a; -3% t/t) e CIB (71,9 milioni; -4,5% a/a; -2,6% t/t); infine, la Tesoreria dimezza il contributo (21,3 milioni) per effetto, da una parte, del descritto aumento del costo del funding WM e, dall’altra, del finanziamento della maggiore operatività nel trading equity per clientela non riflessa nel margine di interesse;
le commissioni nette saldano a 231,2 milioni in salita rispetto a 12 mesi fa per l’ingresso di Arma (23,4 milioni); la crescita è a doppia cifra anche a perimetro omogeneo (+19%2 a/a) e malgrado la stagione estiva abbia inciso sul closing di operazioni CIB ed andamento di up-front e banking fees nel WM. A livello divisionale: il Wealth Management (53,8% del totale di Gruppo) si conferma in crescita (124,4 milioni; +14,9% a/a; -1,3% t/t) con una costante progressione delle management (92 milioni; +9% a/a; +2% t/t), upfront a 20 milioni (+10% a/a; -25% t/t ) e banking fees a 25 milioni (+11% a/a; -13% t/t); infine rispetto allo scorso anno si registrano 1,8 milioni di performance fees sui fondi Polus e 4,4 milioni di proventi straordinari collegati ai realizzi nel private market. Il Corporate and Investment Banking cresce a 83,7 milioni (+26% a/a su base omogenea; -38% t/t) con un apporto della Debt Division in salita (da 17 a 21 milioni) e quello dell’Investment Banking (al netto di Arma) di 32,5 milioni (+37% a/a, -43% t/t dopo il picco di operazioni nel trimestre scorso). Il Consumer salda a 34,8 milioni (+6,7% a/a; -0,6% t/t) con circa 5 milioni dall’attività HeyLight (BNPL);
i proventi da Tesoreria saldano a 39,2 milioni: il calo rispetto allo scorso anno (47,5 milioni) è riconducibile prevalentemente all’attività di proxy hedging dei portafogli del banking book nelle Holding Functions (da 21 a 2,3 milioni) il cui contributo sconta il calo dei tassi di interessi e degli spread creditizi (BTP spread decennale da 194 a 130bps) che ha determinato in contropartita un sensibile miglioramento delle riserve da valutazione (riserva OCI del HTC&S da -9,2 a + 63 milioni) solo in minima parte realizzate a conto economico (6,3 milioni); rispetto all’ultimo trimestre (5,9 milioni) il gap è decisamente più contenuto. L’attività Markets con clientela sale da 12,9 a 22 milioni (11,6 milioni lo scorso trimestre) in particolare nel comparto Equity (da 9,2 a 22,8 milioni, sui livelli di 3 mesi fa). Infine, i dividendi ed altri proventi del Principal Investing salgono da 4,1 a 7,4 milioni;
l’apporto all’equity method di Assicurazioni Generali è pari a 105,4 milioni; la flessione rispetto allo scorso anno (138,4 milioni) riflette i minori risultati non operativi (proventi da realizzo e da valorizzazione al fair value, particolarmente favorevoli nel corrispondente periodo del 2023) nonché, a livello operativo, il calo del segmento Danni mentre restano buoni i risultati dei segmenti Vita e Asset & Wealth Management.
L’efficienza è preservata con un Cost/Income che, seppur in lieve crescita, si attesta al 43%,
comprensivo dei significativi investimenti in distribuzione, innovazione e continuo potenziamento dei sistemi informativi e dei presidi di sicurezza del Gruppo. I costi di struttura salgono infatti a 369 milioni, scontando, da un lato, il diverso perimetro CIB (l’ingresso di Arma: 10,3 milioni, di cui 7,6 nel personale; l’apertura della filiale di Francoforte: 3 milioni) e beneficiando, dall’altro, dell’uscita di Revalea (4,4 milioni); su base omogenea l’incremento sarebbe del 5% ed è riferibile allo sviluppo dei diversi business. Il costo lavoro salda a 200,1 milioni tenuto conto: dell’incremento di circa 230 risorse rispetto a 12 mesi (di cui circa 100 dovuti ad Arma e alla filiale di Francoforte) oltre che l’incidenza del rinnovo del contratto nazionale di lavoro (operativo dal dicembre scorso) e gli effetti straordinari su joining bonus e manleve (circa 5 milioni, tra CIB e WM). Più contenuta la crescita delle spese amministrative (+2,9% a/a) focalizzata sulla digitalizzazione dei business ed interventi su resilienza tecnologica e sicurezza (costi elaborazione dati +9,4% a/a); la maggior operatività determina una salita dei costi per infoprovider (+14,8%) e di viaggi e rappresentanza (+28%). A livello di singole divisioni: i costi totali del Wealth Management saldano a 151,2 milioni (+5,7% a /a; -3,6% t/t); il Corporate and Investment Banking a 93,6 milioni (+6% a/a, al netto di Arma e Francoforte; – 17,5% t/t); il Consumer a 90,1 milioni (+8,6% a/a; -8,2% t/t) con una maggior incidenza delle spese di recupero (15,4 milioni; +6% a/a); le Holding Functions saldano a 37,7 milioni.
Le rettifiche su crediti chiudono il trimestre a 67,2 milioni, pari ad un costo del rischio di 51bps; l’ammontare riflette l’apporto del Consumer (67,9 milioni; +8 milioni rispetto a 12 mesi fa) corrispondente ad un CoR di 178bps tornato sui livelli pre-covid (199 bps rettificato per gli overlays) e risente dall’accelerazione dei prestiti personali diretti a livello di stock e nuova produzione. L’apporto degli altri portafogli è pressoché azzerato, sbilancio tra le rettifiche del Wealth Management (in forte diminuzione da 3 a 0,8 milioni) e le riprese del Corporate and Investment Banking (+1,2 milioni) e Leasing (+0,3 milioni). Lo stock di overlay del Gruppo si attesta a 215 milioni con una variazione limitata nel trimestre (7 milioni).
L’utile netto si attesta a 330 milioni (-6,1% a/a e +0,8% t/t) con 3 Mesi EPS di 0,40 (-4,2% a/a, +0,8% t/t), ROTE adj. al 13% (-1pp a/a), RORWA adj 2,7% (-10bps a/a), includendo:
valorizzazioni positive dei fondi di investimento del portafoglio banking book per l’allineamento al fair value corrente (+12,1 milioni);
poste negative non ricorrenti per 2,3 milioni equamente suddivise tra CIB e WM.
Riguardo alle poste patrimoniali, il totale attivo nel trimestre passa da 99,2 a 98,2 miliardi, in dettaglio:
gli impieghi a clientela flettono da 52,4 a 52 miliardi con un minor contributo Corporate and Investment Banking (da 19 a 18,4 miliardi) che sconta un calo del factoring (da 3 a 2 miliardi) per il rallentamento del settore auto ed in parte compensato dalla ripresa nel Large Corporate (da 16 a 16,4 miliardi) la cui risalita è tuttavia concentrata a fine trimestre (saldo medio di periodo di 16,1 miliardi). Il Consumer Finance conferma il suo trend di crescita (+1%, da 15,2 a 15,3 miliardi) mentre restano stabili gli stock di Wealth Management (16,9 miliardi, di cui 12,6 ex Premier) e Leasing (1,2 miliardi);
l’erogato nei 3 mesi del Consumer si attesta a 2,1 miliardi (+11,7% a/a) con performance positive su tutti i prodotti: prestiti personali (+10,8%, da 887,8 a 983,7 milioni), prestiti auto (+4,7%, da 330,1 a 345,7 milioni), prestiti finalizzati (+3%, da 263,1 a 271 milioni); BNPL quasi raddoppiato (da 77,4 a 136,7 milioni). I volumi erogati nel Lending e Finanza Strutturata crescono a 1,5 miliardi (a fronte di 1,3 miliardi di rimborsi) mentre il turnover del Factoring è di poco inferiore ai 2 miliardi (-27,1%). Nel WM i nuovi mutui ipotecari Premier crescono (da 192 a 287 milioni) e si registrano operazioni Lombard per circa 90 milioni;
le attività deteriorate lorde si attestano a 1.388,8 milioni (+52,1 milioni nei 3 mesi) con un’incidenza sugli impieghi pari al 2,6% e copertura pari al 69%. La quota Consumer che cresce a 1.036,1 milioni (+58,1 milioni; +5,9%) sconta l’assenza di cessioni di stock previste entro la fine dell’anno; il Corporate and Investment Banking si attesta a 53,5 milioni (+2,3 milioni), il Wealth Management salda a 222,7 milioni, di cui 153,3 ex Premier (-2,3 milioni) mentre il Leasing scende a 76,6 milioni (-3,2 milioni);
le posizioni creditizie classificate a Stage2 flettono da 2.721,7 a 2.710,1 milioni (-11,6 milioni): il Corporate and Investment Banking chiude a 280,8 milioni (-8,1 milioni); il Consumer si attesta a 1.553,5 milioni (-7,6 milioni); stabile il Wealth Management che salda a 790,5 milioni;
i titoli del banking book crescono da 11,3 a 12,1 miliardi (di cui 4,6 nel portafoglio HTC e 7,4 in quello HTC&S) ed incorporano circa 1 miliardo di incremento sui titoli di stato italiani a parità di duration del portafoglio HTC&S (contenuta a circa 2 anni). Le buone performance di tassi e spread si riflettono nelle riserve OCI (che passano da -9,2 a +63 milioni) e nella valorizzazione del portafoglio Hold to Collect che a fine settembre segna plus inespresse per 13,3 milioni (- 44,2 milioni le minus a fine giugno);
gli impieghi di tesoreria calano a 4,8 miliardi (-1,7 miliardi) strettamente connessi ai depositi presso BCE (ora di poco inferiori al miliardo) post azzeramento del T-LTRO. Le altre voci rimangono pressoché stabili: cassa e banche a 1,3 miliardi; depositi passivi per 3,1 miliardi ed impieghi netti in strumenti finanziari per 5,6 miliardi (-292,1 milioni);
la raccolta totale scende a 62,1 miliardi (-1,6 miliardi) post azzeramento del T-LTRO (-1,3 miliardi) e con un minor ricorso al canale interbancario (da 6,8 a 6,5 miliardi); i maggiori depositi Wealth (da 27,9 a 28,2 miliardi) riflettono l’intenso lavoro commerciale per lo sviluppo commissionale futuro: promo Mediobanca Premier (750 milioni al 4%) ed eventi di liquidità (circa 400 milioni di depositi e circa 200 milioni di altre attività) nel trimestre. Lo stock di cartolare resta di fatto stabile a 27,4 miliardi, rinnovando quasi integralmente le operazioni in scadenza (1,1 miliardi contro 1,3 miliardi) ad un costo contenuto (circa 75 bps); in particolare si segnala il rinnovo del covered bond (750 milioni) con una nuova operazione di pari importo a 7 anni al 3%;
le Total Financial Assets (TFA) salgono a 103,2 miliardi (+15,8% a/a; +3,7% t/t) con un’importante crescita nel trimestre delle AUM/AUA (da 71,5 a 75 miliardi) di cui 45,5 AUM (+2,2 miliardi nel trimestre; + 5,8 miliardi rispetto a dodici mesi fa). Il Private salda a 46,1 miliardi (+2,7% nei tre mesi con NNM per circa 950 milioni), il Premier a 43,4 miliardi (+3,7%, con NNM per 1,1 miliardi) e l’Asset Management a 29,9 miliardi (+5,9%; NNM per circa 550 milioni, di cui 500 ex Polus che nel periodo ha emesso il CLO XVIII in Europa per 400 milioni) di cui 16,2 collocati dalle reti del Gruppo. Lo stock di depositi ammonta a 28,2 miliardi, di cui 17,5 Mediobanca Premier (+635 milioni), 5,6 Mediobanca Private (-315 milioni) e 5 CMB Monaco.
I ratios patrimoniali (CET1: 15,4%3; Total capital: 17,9%) confermano elevati buffer rispetto al Maximum Distributable Amount (buffer di circa 500bps)9 e all’Overall Capital Requirement10 di 8,25%:
il CET1 ratio cresce nel trimestre dal 15,2% al 15,4% per l’autofinanziamento generato (+20bps), mentre le maggiori deduzioni della partecipazione in Assicurazioni Generali (- 20bps) sono assorbite dalla ripresa delle riserve FVOCI (+10bps) e da altri effetti che includono una quota della vendita delle azioni proprie per fronteggiare il pro-quota del pagamento differito Arma (ca. +5bps) e la riduzione degli RWA di Gruppo (a 47,4 miliardi) per il calo del Consumer (-200 milioni per la ricalibratura dei modelli AIRB) e con apporto complessivamente neutro delle altre divisioni;
il Total Capital ratio è stabile al 17,9%. Il Leverage ratio si mantiene stabile al 7,2%, sempre ben sopra il requisito minimo del 3%; anche l’indice MREL, pari al 42% degli RWA e al 19,7% delle esposizioni LRE, si mantiene superiore ai requisiti minimi fissati per il 2024 pari al 23,57% degli RWA ed al 5,91% delle esposizioni LRE.
In data odierna, Mediobanca ha dato avvio all’esecuzione del piano di acquisto di azioni proprie, del controvalore di €385 milioni, approvato dalla Banca Centrale Europea il 7 ottobre e dall’Assemblea degli azionisti il 28 ottobre. Il piano verrà eseguito entro giugno 2025 e comporterà la cancellazione dell’80% delle azioni proprie rivenienti dall’acquisto.
Risultati divisionali
1. Wealth Management11: risultati commerciali eccellenti nonostante la stagionalità del trimestre estivo, con NNM (€2,6mld) al miglior livello del settore e in miglioramento nel mix (€1,3mld di AUM). Ricavi in crescita del 5% e utile del 6% a/a, trainati dalla crescita a doppia cifra delle commissioni, con TFA in aumento oltre €100mld (+16% a/a). RORWA elevato al 3,6%.
La divisione chiude il primo trimestre dell’esercizio 2024/2025 con un utile netto di 53 milioni (+6,4% a/a 4,3% t/t) dopo ricavi per 228,4 milioni (+4,9% a/a; -2,2% t/t) sostenuti da un flusso commissionale in crescita (+14,9% a/a; -1,3% t/t), indice Cost/Income stabile al 66% e costo del rischio in calo a 2bps. Il RORWA si mantiene elevato al 3,6%. Nonostante la stagionalità del trimestre estivo, la divisione ha raggiunto risultati commerciali eccellenti, con la raccolta netta (NNM) raddoppiata a/a a 2,6 miliardi (10% delle TFA, annualizzato) e che si attesta sul livello più elevato del settore con una quota di mercato di circa il 10%12.
Nel corso del trimestre, la divisione ha confermato il suo posizionamento distintivo nel Private Investment Banking, ha potenziato il franchise in particolare sulle fasce di clientela più alte accelerando il reclutamento di risorse commerciali senior, ha adeguato la struttura operativa all’ampliata offerta di prodotto a sostegno della crescita e redditività futura. Questo nel solco del percorso strategico previsto nel Piano “One Brand – One Culture”:
la raccolta netta (NNM) si è attestata a 2,6 miliardi con un significativo miglioramento del mix (1,3 miliardi di AUM e 1,1 di AUA) e un’importante quota di prodotti della casa (circa il 50% della raccolta della rete). I flussi di depositi si sono attestati a 0,2 miliardi, sostenuti dalla campagna promozionale lanciata nel trimestre da Mediobanca Premier, con la finalità di raccogliere masse (raccolti 750 milioni al 4%) per sostenere la crescita e la conversione futura;
la struttura distributiva è stata ampliata, con l’ingresso di 30 nuovi professionisti nel Premier (23 consulenti finanziari e 7 banker) con portafogli di maggiori dimensioni e 3 senior banker nel Private. Complessivamente, nel Premier da giugno 2023, le risorse commerciali senior, a cui fanno capo circa il 42% delle TFA (34% a giugno 2023), sono cresciute di circa 90 unità (60% bankers e 40% consulenti finanziari). La clientela Private (patrimoni >€500 mila) è cresciuta di 4 mila unità, mentre il segmento mass si è ridotto di 42 mila. In tutta la divisione WM è, inoltre proseguito il programma di sviluppo di giovani talenti all’interno del programma a loro dedicato. A fine settembre la rete consta di 1.321 professionisti (+71 a/a; +15 t/t), di cui 158 nel Private (+4 unità a/a) e 1.163 nel Premier distribuiti tra bankers (534 unità, +11 a/a) e consulenti finanziari (629 unità, +56 a/a), dislocati su 100 filiali e 109 punti vendita;
è stata rafforzata l’implementazione del modello di Private Investment Banking, con circa 0,6 miliardi di eventi di liquidità intercettati nel trimestre, di cui 0,4 miliardi in collaborazione con il CIB;
nell’Asset Management, Polus ha stretto una partnership con Adia, società controllata dalla Abu Dhabi Investment Authority, che ha dato un importante commitment nella strategia Special Situations che porterà le masse13 di Polus complessivamente a circa 11 miliardi di dollari, di cui 5 miliardi nella strategia Special Situations;
Tra le iniziative commerciali sviluppate nel trimestre, si segnalano:
Mediobanca Private ha proseguito l’arricchimento dell’offerta dei Private Markets, con una raccolta nel trimestre di circa 40 milioni. È stata avviata la raccolta del nuovo fondo Partners Group Global Value, che si affianca alle altre iniziative evergreen con Apollo e KKR avviate gli scorsi trimestri. Sono proseguiti i collocamenti dei due fondi chiusi avviati sul fine dello scorso esercizio in collaborazione con Investindustrial e UBS Asset Management, nel Real Estate internazionale. Per quanto riguarda i Club Deal con target PMI italiane ad alto potenziale, nell’ambito del programma di investimento TEC 2 è in corso il secondo investimento nel settore media/entertainment. Quanto ai prodotti strutturati, nel corso del trimestre è proseguita l’attività di collocamento di certificates per complessivi 500 milioni con forti sinergie con la divisione CIB.
Mediobanca Premier ha proseguito il riposizionamento verso clientela più sofisticata. In questo ambito è stata avviata una collaborazione con l’attività di ricerca di Mediobanca Research e dell’Area Studi Mediobanca in un’ottica di one stop shop. Per quanto riguarda i prodotti d’investimento sono stati collocati titoli per un controvalore pari a 144 milioni, di cui quasi 38 milioni in certificates e 46 milioni di bond di Gruppo. Prosegue il collocamento dei fondi in delega di gestione, in partnership con primari Asset Manager Internazionali (Mediobanca Morgan Stanley Step In Global Balanced ESG Allocation, Mediobanca Fidelity World Fund, Mediobanca MFS Prudent Capital, Mediobanca Nordea World Climate Engagement, Mediobanca Pictet New Consumer Trend, Mediobanca Schroder Diversified Income Bond) per complessivi 112 milioni. Inoltre, sono stati finalizzati 2 nuovi collocamenti di fondi Target Maturity obbligazionari: MB Selezione Cedola 2030 (complessivi 61 milioni) e MB Credit Opportunities 2030 (17 milioni).
Nell’Asset Management, Polus, oltre alla già citata partnership con Adia, ha consolidato la crescita degli AUM che ora saldano a 9 miliardi dopo la chiusura del CLO XVIII con una raccolta complessiva di circa 410 milioni ed il pricing della prima transazione dalla piattaforma US, il cui closing si è finalizzato lo scorso 23 ottobre per circa 370 milioni. RAM prosegue nel suo percorso di turnaround focalizzandosi sulle aree core, caratterizzate da apprezzabili performance di mercato.
Le attività gestite per conto della clientela (TFA) saldano a 103,2 miliardi (+14 miliardi rispetto a 12 mesi fa e +3,7 miliardi nei 3 mesi) dopo aver recepito 1,2 miliardi di effetto mercato che concorre alla salita dello stock di AUM/AUA (da 71,5 a 75 miliardi); le AUM saldano a 45,5 miliardi (+14,6% a/a e +5,1% t/t). Il Private contribuisce alle TFA per 46,1 miliardi (+17,2% e +2,7% t/t), di cui 35,4 AUM/AUA (+24,7% e +4,7% t/t) e 10,6 depositi (-394 milioni t/t), il Premier per 43,4 miliardi (+15,5% a/a e +3,7% t/t), di cui 25,8 AUM/AUA (+23,7% a/a e +3,6% t/t) e 17,5 depositi (+635 milioni t/t). L’Asset Management sale a 29,9 miliardi (+13,4% e +5,9% t/t), di cui 16,2 collocati all’interno del Gruppo.
I ricavi crescono da 217,8 a 228,4 milioni (+4,9% a/a), in modesto calo rispetto al trimestre precedente (-2,2%) per la consueta stagionalità; nel dettaglio:
il margine di interesse salda a 101,9 milioni (-4,9% a/a) per la minor redditività degli impieghi in linea col calo dei tassi di mercato, solo in parte assorbita dai maggiori volumi; in particolare il contributo Private cala da 39,5 a 34,2 milioni (-13,4% a/a; -6,3% t/t), mentre Premier resta stabile rispetto allo scorso anno a 67,7 milioni (-1,2% t/t); l’incremento del costo del funding della clientela, invece, è assorbito dalle posizioni intercompany con la Tesoreria;
le commissioni crescono da 108,3 a 124,4 milioni (+14,9% a/a; -1,3% t/t) con una componente di management fees in salita (da 84 a 92 milioni; +9% a/a; +2,5% t/t) che beneficiano della crescita delle masse medie; rispetto allo scorso anno sono in crescita anche le upfront (da 18 a 20 milioni; +10% a/a;) e banking fees (da 22 a 25 milioni; +11% a/a) che invece su base trimestrale scontano l’effetto stagionalità (nel quarto trimestre dello scorso esercizio erano rispettivamente a 26,5 e 28 milioni); nel trimestre si registrano anche 6,2 milioni di performance fees (sostanzialmente nulle lo scorso anno). Il Private resta il principale contributore alle commissioni nette (circa 53 milioni; +23% a/a) mentre Premier salda a 45 milioni (+9% a/a), l’Asset Management concorre infine per 24 milioni (+10% a/a).
I costi di struttura salgono da 143,1 a 151,2 milioni (+5,7% a/a); il costo del lavoro aumenta a 81,2 milioni (+6,3% a/a) e sconta il rafforzamento degli organici (+57 risorse nette rispetto a 12 mesi fa) che riguardano Premier e CMB, gli effetti del nuovo contratto nazionale collettivo (che decorrono dal dicembre scorso) nonché i costi one-off su assunzioni (manleve). L’incremento delle spese amministrative (da 66,7 a 70 milioni; +4,9% a/a; -7,5% t/t collegato alla pausa estiva) riguarda in particolare la componente informatica, nonché i costi di facility management.
Le rettifiche su crediti si riducono a 0,8 milioni (3 milioni lo scorso anno) a conferma della buona qualità degli attivi, con stock di overlay che si attesta a 13,5 milioni.
Gli impieghi creditizi saldano a 16,9 miliardi (sostanzialmente invariati rispetto a giugno 2024) con una quota di mutui ipotecari stabile a 12,6 miliardi dopo un erogato trimestrale in ripresa (da 192 a 287 milioni); la quota Private salda a 4,3 miliardi (pressoché invariati), di cui 2,9 relativi a CMB Monaco.
Le attività deteriorate lorde saldano a 222,7 milioni (-5 milioni) con un’incidenza sugli impieghi stabile all’1,3% di cui 153,3 milioni sui mutui ipotecari MB Premier e 55,4 milioni ex CMB Monaco; il tasso di copertura è pari al 42,7% che riduce lo stock netto a 127,5 milioni (0,8% degli impieghi netti) di cui 67,8 milioni ex mutui ipotecari MB Premier. Le sofferenze nette si attestano a 25,5 milioni interamente ascrivibili ai mutui erogati da Mediobanca Premier.
2. Corporate & Investment Banking: ricavi in crescita a doppia cifra a €183m anche escludendo il contributo di Arma (circa €24m nel trimestre), trainati in particolar modo dalla ripresa dell’IB. Principali iniziative avviate lo scorso anno ora pienamente operative (in particolare: team di Energy Transition, BTP specialist e nuova filiale mid- cap a Francoforte). RoRWA in crescita all’1,5% dopo crescita dell’utile a €57m e calo degli RWA (-18% a/a).
Il Corporate & Investment Banking chiude il primo trimestre dell’esercizio 2024/2025 con ricavi pari a 183,4 milioni in aumento del 30% a/a che riflettono la confermata ripresa dell’Investment Banking, il consolidamento di Arma Partners (ricavi +13% a perimetro omogeneo) e l’evoluzione sempre più selettiva degli impieghi a sostegno della marginalità del capitale assorbito. Il calo rispetto allo scorso trimestre (-19% t/t) è attribuibile principalmente alla chiusura di un numero elevato di operazioni di Advisory nello scorso trimestre. L’utile netto del trimestre si attesta a 56,9 milioni (+19% a/a, -23,6% t/t), che associato al rigido controllo sugli attivi ponderati, porta il RoRWA a 1,5% (+50bps a/a).
Il percorso di crescita previsto dal Piano “One Brand – One Culture”, che vede la divisione di Corporate & Investment Banking diventare sempre più advisory-driven/capital-light, internazionale e sinergica al WM, si sta concretizzando grazie al nuovo ciclo economico (ripresa dell’Advisory e riduzione dei tassi a favore dei volumi) e alle nuove iniziative avviate prevalentemente lo scorso anno, che iniziano a generare ricavi a partire da questo anno fiscale:
Arma Partners ha confermato la propria leadership nel Digital/Tech con 7 operazioni completate nel trimestre (l’acquisizione di Zellis Group da parte di Apax Partners, l’acquisizione di Copperleaf Technologies da parte di IFS e l’acquisizione di Isabel Group da parte di Wolters Kluwer, tra le più rilevanti). La società è consolidata nel Gruppo da 12 mesi durante i quali ha generato circa 90 milioni di ricavi (23,7 milioni nel trimestre);
la piattaforma di Mid-Cap, già ben avviata in Italia grazie all’efficace collaborazione con il Private Banking, è stata ulteriormente rafforzata all’estero con l’apertura della filiale di Francoforte all’inizio di questo trimestre;
il team dedicato alla Transizione Energetica, costituito lo scorso anno, continua a supportare i clienti nelle strategie di transizione energetica, con solido track record in Italia e Spagna (nel trimestre si segnala l’annuncio della cessione di una quota di minoranza in Enilive a KKR da parte di Eni);
da questo trimestre l’attività di BTP special è pienamente operativa, dopo aver ottenuto la qualifica a giugno 2024, partecipando a 14 sessioni d’asta di titoli di stato come specialista in cui Mediobanca ha intermediato oltre il 4% del totale collocato;
il controllo sugli RWA, associato sia a ottimizzazioni sia ad un approccio selettivo nelle erogazioni, ha comportato un calo del 18% a/a (-4% t/t), con un ulteriore beneficio atteso per la riduzione della LGD a partire da gennaio 2025 con l’entrata in vigore della CRR3.
Il mercato europeo del M&A ha chiuso i primi nove mesi del 2024 con i volumi delle operazioni annunciate in crescita del 32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La ripresa dell’attività, spinta dalle aspettative di riduzione dei tassi di interesse, seppur in un contesto macroeconomico che presenta ancora molti elementi di incertezza, è stata trainata principalmente dai volumi di transazioni di grandi dimensioni, mentre è calato il numero delle operazioni di medie-piccole dimensioni. Il mercato italiano ha proseguito il trend positivo degli ultimi trimestri con volumi di operazioni annunciate più che raddoppiati rispetto ai primi nove mesi del 2023. La crescita è stata superiore rispetto alla media europea anche nel Regno Unito e in Spagna, mentre Francia e Germania hanno registrato tassi di crescita più contenuti.
In questo contesto di mercato, l’Istituto ha confermato il suo posizionamento di advisor di riferimento in Italia, partecipando alle più importanti operazioni annunciate e completando quaranta operazioni nell’arco del trimestre.
Tra le principali operazioni completate in Italia si evidenziano l’acquisizione di attività relative alla rete fissa di TIM da parte di KKR nel settore TMT, l’offerta pubblica di acquisto promossa da S.G.G. Holding sulle azioni ordinarie di SAES Getters nel settore Industrials, oltre ad alcune operazioni nel segmento Mid-cap, tra cui l’acquisizione di Marval da parte di Azzurra Capital, l’acquisizione da parte di Ardian di Vista Vision e la vendita di Molino Nicoli a Clessidra. Nel mercato francese, Messier et Associés ha preso parte ad alcune delle principali operazioni nel segmento delle Large Corporate, tra cui l’acquisizione da parte di CMA CGM del 48% del capitale azionario di Santos Brasil, e il seguente lancio di un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni rimanenti, nel settore Infrastructure.
L’Equity Capital Markets sconta il protrarsi dell’estrema selettività degli investitori in particolare negli IPO; in questo contesto l’Istituto ha preso parte alla principale operazione nel mercato domestico, agendo in qualità di Joint Global Coordinator nell’Aumento di Capitale in Opzione per conto di Fincantieri.
Nel Debt Capital Market, l’Istituto ha svolto un ruolo di primo piano nel collocamento di nuovi bond Green, Social e Sustainability-Linked tra cui Green Bond da €500 milioni per Iren, Green Bond da €850 milioni per Energías De Portugal, Social Bond da €750 milioni per Banca Monte dei Paschi di Siena, Sustainability-Linked Bond per Mundys e l’emissione del primo Green Bond per AGSM AIM. Contestualmente, nel trimestre Mediobanca ha partecipato ad alcune delle maggiori emissioni obbligazionarie senior e subordinate in Italia (tra cui Assicurazioni Generali, CDP Reti, Bper, Banca Sella, Leasys) e negli altri core markets (tra cui Swisscom, Commerzbank e Criteria Caixa).
Nell’ambito dell’attività di Lending, l’Istituto ha inoltre proseguito il trend crescente nell’erogazione di finanziamenti ESG con la partecipazione in un Green Loan sindacato da €100 milioni in favore di Acinque. Inoltre, in un contesto di mercato dell’attività di Lending caratterizzato da volumi limitati, in particolare nel comparto dell’acquisition financing, l’Istituto ha confermato il suo ruolo di leader nel mercato italiano e rafforzato la sua presenza europea assistendo i propri clienti nella raccolta di finanziamenti e in operazioni di rifinanziamento (tra cui Ferrero, Stellantis, Garofalo Health Care e Criteria Caixa). L’andamento del segmento riflette anche logiche di erogazione più selettive intraprese negli ultimi trimestri a favore della marginalità del capitale assorbito e a presidio dell’elevata qualità del portafoglio creditizio nell’attuale contesto.
L’attività di Markets ha beneficiato della ripresa del comparto Equity e ha potenziato l’operatività con clientela private e professionale. Grazie alla qualifica di BTP specialist nel trimestre Mediobanca ha avuto un ruolo rilevante nel collocamento dei titoli di Stato italiani come specialista nelle sessioni di asta e per la prima volta ha assunto il ruolo di Co-Lead Manager in due operazioni di sindacato effettuate dal MEF. Parallelamente, è stata avviata un’attività “bespoke” su titoli governativi per la clientela, realizzando una prima operazione da 100 milioni di euro per un importante cliente istituzionale, con altre operazioni simili già in pipeline.
I ricavi crescono a 183,4 milioni con una crescita del 30% a/a (+13% a perimetro omogeneo), a conferma del trend positivo già riscontrato negli ultimi trimestri; l’apporto Wholesale è pari a 164,1 milioni (+33% a/a, +14% a perimetro omogeneo), quello Specialty Finance a 19,3 milioni (+7% a/a) trainato dal Factoring:
il margine di interesse flette a 71,9 milioni (-4,5% a/a; -2,6% t/t) scontando principalmente il calo del Corporate Lending, collegato a minori volumi medi ed a spread creditizi ancora ai minimi. Lo Specialty Finance cresce a 11,1 milioni da 10,4 (+6,7% a/a; +5,7% t/t), per giro d’affari stabile e rendimenti in crescita;
le commissioni nette saldano a 83,7 milioni, in crescita del 26% escludendo l’apporto di Arma; il contributo dell’Advisory ammonta a 53 milioni (24 milioni lo scorso anno) e riflette il consolidamento di Arma (23,4 milioni) e la crescita del Large Corporate per la generale ripresa dell’Investment Banking; l’ECM continua a scontare la debolezza del mercato di riferimento (3 milioni), mentre cresce il contributo della Debt Division con l’incremento del Lending (da 10,2 a 14,8 milioni) e il solido andamento del DCM (stabile a 6,5 milioni); infine lo Specialty Finance concorre per 8,2 milioni (7,8 milioni lo scorso anno). Il calo trimestrale (-38% t/t) è dovuto alla chiusura di un numero elevato di operazioni di Advisory nel trimestre precedente;
i proventi di Tesoreria salgono a 27,8 milioni (+9,3 milioni a/a) per effetto della ripresa del comparto Equity e per l’avvio dell’attività di Specialist in Titoli di Stato del MEF (circa 5 milioni incluso l’attività bespoke).
I costi di struttura crescono da 75,5 a 93,6 milioni, di cui 10,3 ex Arma Partners (7,6 collegati al personale); il resto dell’incremento riguarda principalmente l’apertura della nuova filiale Mid a Francoforte (circa 3 milioni di costi del personale in più) e lo sviluppo delle nuove iniziative di Piano. La crescita del costo lavoro (+35%, a 54,9 milioni) è in gran parte riferibile alla nuova operatività nonché al rafforzamento delle strutture rispetto a 12 mesi fa. L’incremento delle spese amministrative (+4% a/a, a perimetro omogeneo) è concentrato su costi connessi alla digitalizzazione (inclusi infoprovider) a supporto di Markets e alla progettualità in corso, e su maggiori spese di viaggio per la forte ripresa dell’attività commerciale. L’indice costi/ricavi si attesta al 51%.
Nel trimestre si registrano riprese nette di valore su crediti per 1,2 milioni (5,5 milioni lo scorso anno), in assenza di rilasci di overlay, a conferma dell’elevata qualità del portafoglio corporate.
Nel trimestre gli impieghi alla clientela flettono da 19 a 18,4 miliardi (-3%) pur con una quota Wholesale Banking in salita (+2,4%, da 16 a 16,4 miliardi, di cui 13 miliardi ex Lending e Finanza Strutturata avvenuta nella parte finale del trimestre) per il minor stock nel factoring (circa -1 miliardo, da 2.950,4 a 1.990,7 milioni).
Le attività deteriorate lorde saldano a 53,5 milioni (+2,3 milioni nel trimestre), con un Gross NPL ratio estremamente contenuto (0,3% dello stock) così come il controvalore su base netta (23,9 milioni), che riflette un tasso di copertura del 55%.
3. Credito al Consumo: ricavi trimestrali record a €310m (€286m lo scorso anno) sostenuti dalla solida dinamica del margine di interesse (in crescita dell’8% a 275 milioni). Risultati commerciali solidi nonostante la stagionalità (€2,1mld di erogato) e crescita della redditività degli impieghi più che compensano la normalizzazione del costo del rischio a livelli pre-pandemia (178bps contro 165bps lo scorso anno). Prosegue il percorso strategico focalizzato sul potenziamento della distribuzione diretta e digitale, con penetrazione commerciale del BNPL in rapida ascesa. RORWA al 2,8%
Compass chiude il trimestre con un utile netto record di 101,9 milioni (+5,5%) e ricavi di 309,5 milioni (+8,2%), ai massimi storici, ed una profittabilità che si mantiene elevata (RoRWA al 2,8%). L’aumento dei volumi erogati (2,1 miliardi) ha sostenuto la crescita degli impieghi (superiori ai 15 miliardi). Il margine di interesse beneficia del consolidamento della marginalità della nuova produzione e dei maggiori volumi medi, realizzando una crescita che più che compensa l’evoluzione della base costi. Il costo del rischio registra un incremento (178bps contro 165bps lo scorso anno) per effetto del mix della nuova produzione e di una crescita della rischiosità in linea con le aspettative di Piano. Proseguono le iniziative volte a realizzare la visione e traiettoria del Piano “One Brand-One Culture”, basata su:
Approccio multicanale rivolto, in particolare, al forte sviluppo della distribuzione diretta e digitale:
ampliamento della rete distributiva (aperte 13 agenzie nei 12 mesi, 2 agenzie nel trimestre) con attenzione al potenziamento della rete proprietaria (ora circa l’80% dell’erogato di prestiti personali fa capo a canali proprietari) ed a soluzioni a costi variabili. A fine settembre la piattaforma distributiva di Compass conta 329 unità (182 filiali, 86 agenzie e 61 punti vendita Compass Quinto, questi ultimi specializzati nella commercializzazione della cessione del quinto). Compass Link, Agente in Attività Finanziaria – progetto partito a fine 2021 – focalizzato sull’offerta di prodotti fuori sede, ha raggiunto un totale di oltre 220 collaboratori;
rafforzamento dei canali digitali, saliti al 36% dei volumi dei prestiti personali del canale diretto (35% nell’esercizio 2023/24), grazie all’introduzione della nuova piattaforma (rinnovata in termini di user experience), alla rapidità di approvazione (oltre l’80% in un’ora), all’introduzione di nuovi prodotti (“Instant lending” per clienti con solido track record) e alla efficace attività di supporto anche da remoto (tramite i “Digital Sales Hub”).
Valore della nuova produzione, in termini di profilo di rischio e redditività elevata e sostenibile: impieghi oltre i 15 miliardi con una redditività che, cresciuta di circa 80bps nei 12 mesi,
ha favorito una crescita dell’8% dei ricavi e del margine di interesse;
costo del rischio sotto stretto controllo (178bps) grazie alle comprovate capacità di valutazione dei rischi di Compass;
RORWA al 2,8% grazie alla crescita dell’utile netto ed al contenimento degli RWA (a giugno la prima operazione di cartolarizzazione SRT con risparmio di RWA pari a 500 milioni e nel trimestre un ulteriore risparmio di oltre 200 milioni per la revisione dei modelli AIRB).
Sviluppo e potenziamento del BNPL come prodotto di credito al consumo gestito sfruttando le capacità distintive di Compass: lo scorso settembre è stata lanciata HeyLight, la piattaforma integrata di innovativi servizi di pagamento e credito nata dall’evoluzione di Pagolight (la soluzione domestica di Buy-Now-Pay-Later) e dall’integrazione di HeidiPay, l’azienda recentemente acquisita e già player di riferimento del consumer financing in Svizzera. HeyLight può già oggi contare su un’ampia base di accordi commerciali in Italia, con oltre 1.000 store digitali e più di 29.000 punti vendita: un network in crescita, con un track record di quasi 1.000 nuove attivazioni ogni mese. A questi si aggiungono oltre 500 accordi commerciali in Svizzera con importanti distributori, marchi di lusso e operatori di tecnologia, che hanno posto le basi per lo sviluppo di un’offerta internazionale.
Nei primi nove mesi del 2024 il mercato del credito al consumo ha registrato flussi per 41,7 miliardi, in crescita del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2023, non tenendo conto delle carte di credito a saldo. Tale andamento è ascrivibile principalmente ai prestiti personali (+11,2%) e all’auto (+3,9%); sostanzialmente stabile la CQS e il finalizzato.
Nel trimestre Compass ha erogato 2,1 miliardi (+11,7% a/a) con un contributo positivo da parte di tutti i prodotti. I prestiti personali crescono del 10,8% (da 887,8 a 983,7 milioni) grazie allo sviluppo del canale diretto (+7,4%, da 718 a 772 milioni) e alla ripresa dei canali terzi (+25,2%, da 169 a 212 milioni) in particolare di quello bancario (+21% da 96 a 116 milioni) e di Poste (+38% da 56 a 77 milioni). Quasi duplicato l’erogato del BNPL (da 77 a 137 milioni). In crescita anche la cessione del quinto (+43%, da 80 a 115 milioni), i prestiti auto (+5%, da 330 a 346 milioni) e finalizzati (+3%, da 263 a 271 milioni).
La crescita dei ricavi (+8,2%, da 286 a 309,5 milioni) è superiore alla crescita dei volumi medi di impieghi (+5,3%); in dettaglio:
il margine di interesse segna un livello trimestrale record con 274,8 milioni, in crescita dell’8,4%
rispetto allo scorso anno (253,5 milioni); la buona performance riflette la crescita degli impieghi sempre più orientata verso i prestiti personali diretti la cui maggiore redditività ha favorito la crescita del rendimento degli impieghi per circa 80bps assorbendo l’incremento del costo della raccolta che deve ancor pienamente riflettere il minor costo delle coperture atteso manifestarsi nei prossimi trimestri;
le commissioni aumentano da 32,6 a 34,8 milioni (+6,7%) con un crescente contributo dell’attività in Buy Now Pay Later (5 milioni che si confrontano con 4,1 milioni dodici mesi fa) ed una stabilizzazione sia delle commissioni assicurative che dei rappel per la distribuzione su reti di terzi.
I costi di struttura, che scontano l’intensa attività di sviluppo di prodotti e canali, saldano a 90,1 milioni, in crescita rispetto allo scorso anno (83 milioni). La variazione è riconducibile al costo del lavoro per 2,1 milioni (in crescita del 7,5% da 27,9 a 30 milioni) in relazione alla crescita della struttura (+39 risorse di cui 9 in Svizzera) ed all’entrata a regime del rinnovo del CCNL. I costi amministrativi crescono di 5 milioni (da 55,1 a 60,1 milioni) per effetto della crescita dei costi operativi legati ai volumi e dei costi IT, questi ultimi principalmente a supporto della resilienza e della sicurezza dei sistemi a supporto delle vendite digitali (BNPL). Il rapporto costi/ricavi si conferma in linea con lo scorso anno al 29,1%.
Le rettifiche su crediti crescono del 13,4%, da 59,9 a 67,9 milioni, effetto in buona parte ascrivibile al diverso mix di prodotti che vede una maggior quota di prestiti personali (cui è associato già in fase di erogazione un livello di accantonamenti più elevato) oltre che per il previsto progressivo riallineamento degli indicatori di rischio ai livelli pre-pandemici. Il costo del rischio si attesta a 178bps (165bps lo scorso anno) dopo un utilizzo contenuti di overlay (8,1 milioni nel trimestre, residuo 167 milioni).
Le attività deteriorate lorde si attestano a 1.036,1 milioni (a 978 milioni a giugno 24), con una incidenza sugli impieghi che passa da 5,93% a 6,21%, e scontano l’assenza di cessioni di stock previste entro la fine dell’anno. Il livello delle coperture rimane ottimale (in leggero calo da 75,3% a 74,8%) e le esposizioni nette (260,8 milioni) mantengono un’incidenza contenuta pari all’1,7% degli impieghi (1,59% lo scorso giugno). Le sofferenze nette, pressoché invariate, si attestano a 5 milioni e mostrano un tasso di copertura stabile al 98,1%. L’indice di copertura dei crediti in bonis risulta sostanzialmente stabile a 3,65%.
4. Insurance: apporto elevato agli utili di Gruppo (€121m) – RORWA 3,2%
Il trimestre chiude con un utile netto di 121,4 milioni in calo rispetto allo scorso anno (137 milioni) per il minor contributo ad Equity Method di Assicurazioni Generali (105,4 milioni contro 138,4 milioni) in parte assorbito dai maggiori apporti degli altri investimenti della divisione (18,9 milioni, tra dividendi, altri proventi e valorizzazioni positive ai fair value correnti, in gran parte riconducibili a fondi del seed capital); il RoRWA scende al 3,2% (dal 4,2%) anche per l’aumento del valore di carico della partecipazione, rimanendo elevato.
Il minor contributo a conto economico riflette la lieve flessione del risultato operativo registrata dalla Compagnia nel secondo trimestre 2024 rispetto all’anno precedente legata ad effetti prevalentemente contabili sul settore Danni; per contro migliorano i segmenti Vita e Asset & Wealth Management. A livello di risultato netto si registra altresì un peggioramento del risultato non operativo legato ai minori proventi da realizzo e alla valutazione a FV degli investimenti registrati a conto economico. Il book value della partecipazione in Assicurazioni Generali aumenta da 3.698 a 3.859,2 milioni.
Gli altri titoli del banking book crescono a 810 milioni (802,2 milioni lo scorso giugno): i fondi salgono a 562,5 milioni (546,7 milioni) dopo investimenti netti per circa 7,7 milioni e variazioni positive di fair value per 8,1 milioni; il comparto azionario passa da 255,5 a 247,5 milioni post rimborso dell’investimento THC S.p.A. (circa 8 milioni).
5. Holding Functions: risultato in calo per la discesa dei tassi. Gestione attiva del funding e tesoreria al servizio della crescita delle divisioni.
Le Holding Functions chiudono il trimestre con un passivo di 3,5 milioni per il minor margine di intermediazione (32,9 milioni contro 79,6 milioni) condizionato dall’andamento dei tassi e spread di mercato (Euribor3M: -67bps, spread BTP-Bund -60bps rispetto a 12 mesi fa). Il margine di interesse (dimezzato da 52,6 a 27,6 milioni) sconta il lieve incremento del costo dei depositi funzionale allo sviluppo della divisione WM e la minore liquidità a breve a supporto di talune opportunità nel comparto CIB Markets (anche sull’azionario); inoltre gli utili da negoziazione (in calo da 21 a 2,3 milioni) riflettono la valorizzazione negativa delle coperture FVOCI del banking book in presenza di spread sui titoli di stato in forte riduzione, che hanno avuto una contropartita solo patrimoniale con l’aumento delle riserve di valutazione. Il calo dei ricavi è in parte compensato dalla riduzione dei costi di struttura (da 46,4 a 37,8 milioni con una componente di quelli centrali per 24,9 milioni pari al 6,7% del totale di Gruppo).
Nel dettaglio:
Tesoreria: il contributo netto scende a 11,8 milioni (era 36,1 milioni lo scorso anno) scontando il già citato calo del margine di interesse (da 42,4 a 21,3 milioni). La posizione ALM di Gruppo resta equilibrata e prudente con indicatori regolamentari stabili (MREL: 42%; LCR: 153,9% e NSFR: 115,5%) ed ampiamente superiori ai requisiti (in particolare il limite MREL è stato fissato al 23,57%);
Leasing: utile netto confermato a 1 milione malgrado i minori stock di impeghi; il calo dei ricavi (-15,5% a/a, a 7,1 milioni) è più che compensato dal rilascio dei fondi sugli attivi creditizi (riprese nette di valore per 0,3 milioni contro rettifiche per 1,5 milioni lo scorso anno); specularmente scendono le attività deteriorate lorde (da 79,8 a 76,6 milioni) che mostrano un dato netto di poco superiore ai 17 milioni.
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Il Gruppo, che tradizionalmente attribuisce grande rilievo alle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), ha intensificato gli sforzi nel campo della sostenibilità che rimane un pilastro del proprio modello di crescita.
Tale impostazione, volta a includere in modo progressivo tali tematiche in tutti gli ambiti di attività, è stato riconosciuto dalle principali società di rating ESG tra cui: ISS – Institutional Shareholder Services, che conferma il massimo punteggio in tutti e tre gli ambiti ESG e Standard & Poor’s che ha incrementato di 8 punti il rating ESG (67/100) della Banca, posizionata ben al di sopra della media di settore.
A supporto dell’integrazione degli obiettivi di sostenibilità nel nuovo Piano 2023-2026 “One Brand – One Culture”, Mediobanca è impegnata a monitorare la propria performance ESG tramite la pubblicazione di documenti obbligatori quali la Dichiarazione Consolidata di carattere Non Finanziario DNCF e volontari come i Report TCFD e PRB.
In linea con i target di Piano, l’offerta di prodotti e servizi ESG al 30 settembre 2024 comprende:
l’attività creditizia per circa 5,4 miliardi di stock ESG di cui il 76% afferente al CIB, il 14% al WM e l’10% al Consumer Finance;
l’attività di DCM che vede Mediobanca tra i principali operatori nell’ambito ESG con un totale di 26 operazioni curate per un controvalore prossimo a 16,4 miliardi di euro da gennaio 2024;
la quota dei fondi ESG (ossia i fondi qualificati ex SFDR Articoli 8 e 9) nel portafoglio della clientela della divisione WM è salita a circa il 50%.
Infine, il Gruppo conferma il proprio ruolo attivo nella comunità in cui opera tramite iniziative a carattere solidale, tra cui il rinnovo della collaborazione con Fondazione Cometa per “Tessiamo il futuro”, un percorso di innovazione e sostenibilità tessile che ha come obiettivo la formazione di giovani svantaggiati da inserire nella catena di produzione tessile.
Prevedibile andamento della gestione
Il Gruppo Mediobanca conferma la propria la visione strategica e la traiettoria definita nel piano “One Brand-One Culture” basata su
crescita elevata, superiore alla media, per il posizionamento specializzato e distintivo delle divisioni;
elevata generazione di capitale;
politica di distribuzione ai migliori livelli settoriali con basso rischio di esecuzione.
In dettaglio per l’esercizio 24-25:
il continuo potenziamento della distribuzione e la vivace attività commerciale di Wealth Management alimenteranno le masse della clientela con una raccolta annua (NNM) di 9/10 miliardi, mentre la crescita selettiva degli attivi e l’attività di efficientamento consentiranno di ridurre ulteriormente gli RWA anche con l’introduzione dell’impianto normativo di Basilea IV;
i ricavi dei business bancari sono previsti in moderata crescita spinti dalla dinamica sostenuta (“low double digit”) delle commissioni, trainate dal WM e dai servizi a minor assorbimento di capitale del CIB; il margine di interesse si manterrà resiliente, in particolare nella seconda metà dell’esercizio, con la crescita del CF che compenserà la riduzione dei rendimenti degli altri attivi;
il C/I si attesterà al 44% con un ambizioso piano di investimenti per la crescita condotto con sempre maggior efficienza;
il costo del rischio è previsto ~55bps anche facendo leva sull’ampia dotazione di overlay;
l’utile per azione (EPS) è atteso crescere del 6/8%14;
la remunerazione degli azionisti prevede una crescita attesa del DPS, con cash pay out confermato al 70% (acconto di dividendo a maggio 2025 e saldo a novembre 2025) e attivazione del nuovo piano di buyback (385 milioni)15;
la generazione del capitale è prevista elevata e tale da portare il CET1 a fine anno al 15,5%-16%16.