giovedรฌ 3 Aprile 2025

Il cattivo funzionamento della nostra macchina pubblica grava su famiglie e imprese per almeno 225 miliardi di euro allโ€™anno. Le regole tortuose e complicate della nostra burocrazia statale, i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione (PA), la lentezza della giustizia civile, lo spaventoso deficit infrastrutturale, gli sprechi nella sanitร  e nel trasporto pubblico locale sono da tempo una spina nel fianco dellโ€™economia del nostro Paese.

CGIA: sprechi e malaburocrazia ci costano oltre 225 miliardi di euro l’anno

Sebbene non sia per nulla facile misurare gli effetti economici di queste criticitร , lโ€™Ufficio studi della CGIA ha provato comunque a stimarli, arrivando alla conclusione che dovrebbero cubare oltre 11 punti di Pil allโ€™anno, ovvero attorno ai 225 miliardi di euro. Sebbene sia sempre sbagliato generalizzare, visto che anche la nostra PA puรฒ contare su punte di eccellenza centrali e locali che ci sono invidiate in molti paesi europei, gli sprechi, gli sperperi e le inefficienze presenti nella nostra burocrazia pubblica sono una amara realtร  che, purtroppo, hanno e continuano a ostacolare la modernizzazione del Paese.

โ€ข Sprechi a confronto con evasione, spesa sanitaria, Pil a Nordest e PNRR

Mettendo in fila i risultati di alcune analisi condotte da una mezza dozzina di istituzioni molto autorevoli, il danno economico per famiglie e imprese sarebbe di almeno 225 miliardi di euro allโ€™anno. A titolo di esempio, questโ€™ultima eฬ€ una cifra ha una dimensione:

  • – ย piuฬ€ che doppia dellโ€™evasione tributaria e contributiva presente in Italia che eฬ€ stimata attorno ai 100 miliardi di euro lโ€™anno;
  • – ย quasidoppiadellaspesasanitariadelnostroPaese(131,7miliardi per il 2023);
  • – ย pari al valore aggiunto (Pil) prodotto nel 2021 da tre regioni del Nordest (Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia);
  • – ย di poco inferiore alle risorse che il nostro Paese dovraฬ€ spendere entro il 2026 con il PNRR (235 miliardi).

โ€ข Siamo tra gli ultimi in UE per qualitaฬ€ dei servizi pubblici

Senza scomodare Cavour, che se ne occupoฬ€ addirittura nel 1852 durante il Regno di Sardegna, in tempi piuฬ€ recenti lโ€™allora premier, Alcide De Gasperi, cosciente che cโ€™era la necessitaฬ€ di rendere piuฬ€ efficace il lavoro della nostra PA, istituiฬ€ nel 1950 il primo ministero per la riforma burocratica (ministro Raffaele Pio Petrilli). Nonostante il problema fosse avvertito sin dagli inizi della nostra Repubblica, a distanza di quasi 75 anni la lotta alla cattiva burocrazia non ha portato grandissimi risultati. Certo, lโ€™avvento delle tecnologie informatiche ha reso meno impervio il rapporto tra i cittadini e gli uffici pubblici, ma le difficoltaฬ€, comunque, rimangono e la percezione degli italiani sul livello di qualitaฬ€ reso dalla nostra PA resta molto basso. Sebbene abbiamo recuperato qualche posizione rispetto al 2019, nellโ€™ultima indagine campionaria realizzata a inizio di questโ€™anno, lโ€™Italia si colloca solo al 23 posto a livello europeo per la qualitaฬ€ offerta dai servizi pubblici. Tra i 27 paesi UE messi a confronto, solo Romania, Portogallo, Bulgaria e Grecia presentano un risultato peggiore del nostro (vedi Tab. 1).

โ€ข Male soprattutto in Basilicata, Campania e Calabria
Anche dal confronto tra tutte le regioni dei paesi UE emerge che anche a livello territoriale non brilliamo per qualitaฬ€ ed efficienza. Su 208 regioni europee monitorate nel 2021 dallโ€™Universitaฬ€ di Goฬˆteborg, la prima realtaฬ€ italiana la scorgiamo al 100ยฐ posto ed eฬ€ la Provincia Autonoma di Trento. Seguono al 104ยฐ le strutture pubbliche presenti nel Friuli Venezia Giulia, al 109ยฐ quelle ubicate in Veneto e al 117ยฐ quelle insediate nella Provincia di Bolzano. Stiamo parlando dellโ€™indice europeo sulla qualitaฬ€ istituzionale che tiene conto della percezione, da parte dei cittadini, della qualitaฬ€, dellโ€™imparzialitaฬ€ e della corruzione della PA presente in un determinata area regionale. Sconsolante eฬ€ la situazione che emerge dalla lettura dei dai riferiti alle nostre regioni del Sud. Delle ultime 20 posizioni di questa graduatoria europea, ben 5 sono occupate dalle nostre regioni del Mezzogiorno: la Puglia eฬ€ al 190ยฐ posto, la Sicilia al 191ยฐ, la Basilicata al 196ยฐ, la Campania al 206ยฐ e la Calabria, penultima a livello europeo, al 207ยฐ posto1 (vedi Tab 2). Nelle prime cinque posizioni della graduatoria europea scorgiamo le regioni di AฬŠland (Finlandia), Midtjylland (Danimarca), Friesland (Paesi Bassi), Nordjylland (Danimarca) e SmaฬŠland med oฬˆarna (Svezia). Chiudono la classifica, invece, Severoiztochen (Bulgaria), Sud-Est (Romania), Nord- Est (Romania), Yugozapaden (Bulgaria), Campania e Calabria. Maglia nera dโ€™Europa, infine, eฬ€ la regione di Bucaresti-Ilfov (Romania).

โ€ข Le avvertenze sulle fonti
Come si eฬ€ giunti a quantificare in circa 225 miliardi di euro gli sprechi pubblici presenti nel nostro Paese ? Lโ€™Ufficio studi della CGIA ha raccolto ed allineato i risultati di una serie di analisi sulle inefficienze e gli sprechi che caratterizzano la nostra Pubblica Amministrazione. In sintesi si evidenzia che:

โ€ข il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA (burocrazia) eฬ€ pari a 57,2 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti);

  • i debiti commerciali di parte corrente della nostra PA nei confronti dei propri fornitori ammontano a 55,6 miliardi di euro (Fonte: Eurostat);
  • la lentezza della giustizia costa al Paese 2 punti di Pil lโ€™anno, ovvero 40 miliardi di euro (Fonte: Carlo Nordio, Ministro della Giustizia del governo presieduto da Giorgia Meloni);
  • il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro allโ€™anno (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti);
  • gli sprechi nella sanitaฬ€ cubano oltre 21 miliardi di euro (Fonte: GIMBE);
  • gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro allโ€™anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato) (vedi Tab. 3).

    Eโ€™ evidente che questi malfunzionamenti, tratti da fonti diverse, non si possono sommare, innanzitutto percheฬ sono riferiti ad anni diversi e in secondo luogo percheฬ in alcuni casi le aree di queste analisi si sovrappongono. Tuttavia, queste accortezze non pregiudicano la correttezza della riflessione espressa. Ovvero, che lโ€™ammontare degli effetti generati dal cattivo funzionamento della nostra PA ha dimensioni

    tali da ritenerla responsabile del livello di arretratezza che caratterizza la nostra macchina pubblica rispetto a quelle dei nostri principali competitor commerciali (Francia, Germania, Spagna, etc.).

    โ€ข Oltre al PNRR, rischiamo di perdere anche i fondi UE

    Come eฬ€ emerso in queste ultime settimane, non siamo in ritardo solo nella messa a terra del PNRR, ma anche nella spesa dei fondi UE. Entro il 31 dicembre 2023, data di scadenza di attuazione del settennato 2014-2020, dobbiamo spendere i restanti 29,8 miliardi (pari al 46 per cento della quota totale) di soldi che ci sono stati erogati da Bruxelles, di cui 10 sono di cofinanziamento nazionale. Se non riusciremo a centrare questo obbiettivo, la quota di fondi UE non utilizzatati andraฬ€ persa. Insomma, eฬ€ a rischio una buona parte dei 19,8 miliardi che lโ€™Europa ci ha messo a disposizione da almeno nove anni. Le ragioni di questa difficoltaฬ€ nellโ€™ utilizzare i soldi europei eฬ€ nota da tempo2. Scontiamo, innanzitutto, una grossa difficoltaฬ€ di adattamento della nostra Pubblica amministrazione alle procedure imposte dallโ€™UE. Dopodicheฬ€, il personale, soprattutto dellโ€™area tecnica, eฬ€ insufficiente e quello occupato ha retribuzioni basse e, spesso, risulta, anche per questa ragione, poco motivato. Specificitaฬ€ che condizionano la qualitaฬ€ e la produttivitaฬ€ del servizio reso da questi dipendenti, in particolar modo delle regioni e degli enti locali piuฬ€ in difficoltaฬ€, che, in buona parte, sono concentrati nel Mezzogiorno.

     

     

 

 

 

 

 

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