martedì 18 Giugno 2024

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto, presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, la tradizionale conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare.

Buongiorno a tutti. Voglio ringraziare il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, il Presidente dell’Associazione della Stampa Parlamentare, Adalberto Signore, ringrazio tutti voi.
Considero molto positivamente gli stimoli che mi sono stati dati circa la necessità di affrontare alcune materie che riguardano la professione, l’Ordine dei Giornalisti, sui quali sono assolutamente disponibile a lavorare insieme. Lo dico da Presidente del Consiglio dei Ministri e da iscritta all’Ordine perché penso sempre che un giorno tornerò alla mia professione di giornalista. Ho sempre pensato che la politica dovesse essere un passaggio transitorio nella vita di ciascuno di noi, quindi guardo sempre con un occhio di favore a quella che è anche la mia professione, ma soprattutto una professione che è fondamentale in un ordinamento democratico come il nostro. É fondamentale nella capacità e possibilità di fare il suo lavoro nel migliore dei modi, chiaramente guardando alla responsabilità che si porta dietro ma con condizioni di libertà e di stabilità – per quello che riguarda il tema del precariato – e salariali che siano adeguate a quella responsabilità e a quella funzione.
Quindi posso solamente dire che sarò molto contenta di incontrare il Presidente dell’Ordine, in particolar modo, per approfondire queste materie, perché può essere anche iniziativa del governo per esaminare materie che negli ultimi decenni non si è riusciti ad affrontare adeguatamente. Volevo dare la mia disponibilità e ringraziarvi per questo appuntamento per me nuovo. Ovviamente non le conferenze stampa ma la conferenza stampa di fine anno: in questo caso penso sia abbastanza nuovo anche per voi, perché guido un governo che non è in carica da un anno – e quindi dà conto del lavoro fatto in quell’arco di tempo – forse questa è più una conferenza di inizio mandato. Non mi dilungo perché so che in questo appuntamento quello che interessa di più sono le domande e quindi vorrei lasciare spazio. Grazie.

Meloni: “Avanti con riforma fiscale e taglio costo del lavoro”

 

 

DOMANDE

Federica Ionta (Gr Radio Rai): Buongiorno Presidente, la manovra è appena diventata Legge. L’iter del provvedimento però ha messo in evidenza alcune distanze nella maggioranza, penso a Forza Italia in pressing su pace fiscale e pensioni. Poi avete promesso una riforma più ampia della Flat Tax. Le pongo una questione doppia: economica, dove troverete le risorse per mantenere queste promesse, e politica, se queste distanze rischiano di allargarsi e se lei si fida dei suoi alleati al Governo. Grazie

Presidente Meloni: Mi fido dei miei alleati al Governo. Voglio dire che, al di là di dibattiti che sono naturali all’interno di una maggioranza nella quale vi sono più partiti, c’è una visione comune ma ci sono anche nei programmi dei singoli partiti e sicuramente sfumature diverse. È normale che ci sia un dibattito, però per me contano molto i fatti. Noi abbiamo approvato la Legge di bilancio e comunque non era facile: una Legge di bilancio nella quale abbiamo scelto, rispetto a un’altra scelta che avremmo potuto fare, quella di dire “Scusate siamo appena arrivati, prendiamo bene o male il grosso del lavoro che è stato fatto dalla Ragioneria Generale dello Stato e rimandiamo le scelte politiche al prossimo anno”.
Noi abbiamo fatto un’altra scelta. Abbiamo fatto la scelta di una manovra politica scritta in tempi molto rapidi; una manovra politica all’interno della quale noi, pur riuscendo a investire la gran parte delle risorse sulla priorità che avevamo – quella del caro bollette e dell’energia, complessivamente oltre 20 miliardi – siamo riusciti a mantenere o a iniziare a mantenere gli impegni che avevamo preso.
Voglio ricordare che è stata approvata in Consiglio dei Ministri credo in un’ora. Io ho fatto parte di un altro governo, ricordo dibattiti molto più articolati e accesi durante l’approvazione della Legge di bilancio ed era una Legge di bilancio che non lasciava molto alle legittime rivendicazioni dei Ministri per esempio, come non ha lasciato moltissimo – e anche quella è stata una scelta politica – magari a qualcosa che abbiamo visto accadere negli anni precedenti, in cui il singolo parlamentare sceglieva o aveva la possibilità di postare qualche risorsa su una questione specifica che gli interessava.
Noi questa scelta non l’abbiamo fatta. Abbiamo messo tutte le risorse che avevamo sui grandi insiemi di misure ai quali volevamo dedicarci. E mi pare che il fatto che la manovra sia stata appena approvata – un giorno in anticipo rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni, se non vado errata – al di là del legittimo dibattito e di quelle che possono essere divergenze e discussioni, la volontà è di lavorare, di lavorare bene, di mantenere le scadenze, di mantenere gli impegni e alla fine siamo riusciti, su questo come su altri provvedimenti.
Io devo dirle che trovo un clima assolutamente positivo all’interno della maggioranza, non posso lamentarmi e non lo dico per atto dovuto. Lei sa che non sono persona abituata a mandarle a dire, quando ritiene di doverle dire.
Per quello che riguarda le risorse, noi continueremo a lavorare sulla base di quello che accade. Siamo in una situazione di grande emergenza e oggi abbiamo una realtà nella quale i provvedimenti energetici di sostegno all’energia costano mediamente 5 miliardi di euro al mese. Il tetto al prezzo del gas, le misure – poi magari ne parleremo, immagino – cambiano oggi il quadro e se il quadro dovesse confermarsi cambiato una parte di risorse potrebbero liberarsi per altri provvedimenti.
Dopodiché, ovviamente, noi lavoreremo tendenzialmente sempre dando la priorità ai saldi di bilancio e facendo delle scelte politiche: dove decidiamo di mettere delle risorse, vuol dire che le togliamo da qualche altra parte. Questa per esempio è una manovra finanziaria nella quale noi abbiamo scelto di spostare il grosso delle risorse sul futuro, se posso dirlo semplificando: sui giovani, sulla nuova occupazione e sulle imprese ossia sulla capacità di produrre nuova ricchezza e nuova occupazione. Abbiamo scelto da dove prendere quelle risorse, perché ad esempio una parte delle risorse è stata presa dalla indicizzazione non totale delle pensioni molto alte o comunque più alte, per spostarle su famiglia, giovani, natalità.
È una scelta politica, una scelta che io considero di visione, però quando si lavora in ristrettezze economiche bisogna avere il coraggio di fare delle scelte.

Ronny Gasbarri (LaPresse): Buongiorno Presidente. Ieri in Consiglio dei Ministri il Ministro Schillaci ha fatto un’informativa sulla questione del Covid e dell’impennata di casi della Cina. Lei in passato è stata molto critica sui piani adottati dai passati esecutivi su quello che era il contenimento dell’epidemia. Si sente di escludere che l’Italia, nel caso dovesse esserci una nuova situazione critica, tornerà alla restrizione – lockdown, all’obbligo vaccinale, al Green pass – e quale sarà invece a quel punto la strategia del suo governo. Grazie

Presidente Meloni: In Italia finora l’incidenza di Covid era in calo, quindi assolutamente sotto controllo, dopodiché c’è questa nuova situazione determinata da quanto accaduto in Cina e noi ci siamo mossi immediatamente. E ci siamo mossi immediatamente in coerenza con quello che avevamo chiesto anche di fare in passato, per cui ad esempio il Ministro Schillaci ha immediatamente disposto il tampone per chiunque arrivi dalla Cina. Misura che però rischia di essere non completamente efficace se non è presa a livello europeo, perché noi sappiamo che possiamo farlo per i voli che arrivano direttamente dalla Cina ma non per esempio per quelli che arrivano via scalo. Quindi ho chiesto al ministro Schillaci, che ha immediatamente operato in questo senso, di scrivere al Commissario europeo competente per questa materia per chiedere che sia l’Unione a prendere un provvedimento in questo senso. Il ministro Salvini ha fatto la stessa cosa con l’omologo europeo dei trasporti. Ci aspettiamo e auspichiamo che l’Unione europea voglia operare in questo senso. L’Assessore Bertolaso della Regione Lombardia, che aveva già disposto una misura in questo senso per gli aeroporti milanesi, stava già sequenziando il virus dei positivi in arrivo dalla Cina, perché noi abbiamo intanto bisogno di capire se quello che sta arrivando è qualcosa che abbiamo già visto, e che quindi è anche coperto dai vaccini, oppure no. La notizia che mi dà adesso il Ministro Schillaci è che stiamo sequenziando più o meno 30 casi: i primi 15 che sono stati sequenziati sono variante omicron già presente in Italia e quindi lo dico per un messaggio che in questo momento, fermo restando tutte le cautele, dovrebbe essere abbastanza tranquillizzante rispetto a quello che abbiamo visto. Per quello che riguarda il futuro ci muoviamo in base a quello che dovremo affrontare. Io credo che la soluzione siano sempre i controlli, penso che continuino a essere utili i tamponi, penso che continuino a essere utili le mascherine. Il modello di privazione delle libertà che noi abbiamo conosciuto in passato non mi è parso così efficace e credo che lo dimostri bene il caso cinese. La mia idea è che si debba lavorare prioritariamente sulla responsabilità dei cittadini piuttosto che sulla coercizione, come ho detto in passato che a mio avviso andava fatto e come intendo fare in futuro, fermo restando che oggi la situazione da quello che mi dice il Ministro della Salute in Italia è abbastanza sotto controllo. Stiamo monitorando minuto per minuto e credo anche, da questo punto di vista, possa essere utile – ho detto al Ministro – un osservatorio che possa monitorare con assoluta priorità su questa materia, ma credo che attualmente la situazione in Italia sia sotto controllo.

Eugenio Fatigante (Avvenire): Buongiorno Presidente e auguri di buone feste. Sul fronte dell’occupazione la Manovra si caratterizza soprattutto per il primo giro di vite sul Reddito di Cittadinanza e per l’estensione dell’utilizzo dei voucher in un Paese dove già, peraltro, l’83% delle nuove assunzioni avviene con forme di lavoro atipico o precario e il posto di lavoro a tempo indeterminato è sempre più raro. Sono misure che hanno provocato anche lo sciopero di una parte del sindacato. La domanda quindi è se ci può dettagliare un po’ meglio le scelte strategiche per il 2023 del governo, e anche le tempistiche: da un lato per creare più efficaci politiche attive per il lavoro che anche il suo partito reclamava quando era all’opposizione, che saranno utili a quanti potranno perdere entro 7 mesi il Reddito di Cittadinanza; e, dall’altro, per creare le condizioni per una migliore qualità del lavoro.

Presidente Meloni: Grazie a lei. Credo che creare le condizioni per migliorare la qualità del lavoro in Italia sia materia che riguarda soprattutto il tema della crescita economica. Bisogna soprattutto mettere le persone in condizione di assumere. E questo si fa ovviamente quando l’economia è libera di operare e quando ci si trovano di fronte un governo e una politica che fanno del loro meglio per favorire chi crea ricchezza e chi crea lavoro. Questa può sembrare una banalità ma in realtà non lo è perché non è sempre quello che l’Italia ha fatto.
L’Italia ha lavorato molto in questi anni soprattutto con l’ottica di rappresentare più un limite piuttosto che uno stimolo alla creazione della ricchezza. Noi veniamo da legislature nelle quali c’è stato in buona sostanza detto che il lavoro si poteva creare per decreto, che la povertà si poteva battere con decreto. Non è così. Perché non è lo Stato che genera lavoro, lo Stato può creare le condizioni per favorire chi genera lavoro, perché il lavoro lo creano le aziende con la loro capacità. Noi ci stiamo muovendo esattamente in questo senso. Ci siamo mossi nel senso di togliere alcuni cavilli, eliminare alcuni vincoli che secondo noi sono controproducenti; per quanto possibile dare dei segnali sulla tassazione, cosa che con le risorse che avevamo a disposizione non abbiamo potuto fare con il tipo di impatto che avremmo sperato. Abbiamo, per esempio, previsto una misura che riguarda la decontribuzione totale per chi assume a tempo indeterminato. Maggiore occupazione. Anche perché la norma prevede che la decontribuzione totale per 3 anni sia per donne, giovani, percettori di Reddito di Cittadinanza, ma in due casi: nel caso di nuova occupazione o nel caso di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato. Nel caso di nuova occupazione si parla di “maggiore occupazione”, cioè tu non puoi, come altrimenti si rischiava che potesse accadere, licenziare qualcuno e assumere qualcun altro perché così hai la decontribuzione.
Ci vuole maggiore occupazione rispetto al livello massimo del triennio precedente. Quindi, sono misure che favoriscono la stabilizzazione, dopodiché però dobbiamo anche fare attenzione a un mercato del lavoro che è profondamente cambiato rispetto all’idea che noi avevamo, per cui esisteva solamente il lavoro dipendente a tempo indeterminato. Perché questo è un tempo nel quale ci sono lavoratori che hanno necessità diverse. Penso ad esempio alla vicenda dei voucher: riguarda alcune tipologie specifiche di lavoratori, segnatamente di lavoratori stagionali, ad alcune particolari condizioni e io credo che sia meglio normarlo piuttosto che rischiare che quel lavoro sia fatto in nero, perché in Italia l’eccessiva rigidità che noi abbiamo avuto del mercato del lavoro ha comportato soprattutto l’aumento, nei decenni, del lavoro sommerso. Io invece credo che questo vada combattuto attraverso la diversificazione delle tipologie contrattuali con le quali si rende il lavoro “in chiaro” e ovviamente facendo i controlli per evitare che ci possano essere delle distorsioni.
Riguardo ai voucher, oggi è più facile perché il sistema è totalmente informatizzato e quindi alcune delle degenerazioni, alcuni utilizzi fraudolenti che abbiamo visto in passato, sono molto più difficili da attuare. Bisogna stare attenti e fare i controlli ma non bisogna rinunciare a tipologie di lavoro che coprono alcuni tipi di lavoratori che altrimenti rischierebbero di lavorare in nero.
Per quello che riguarda il tema delle politiche attive del lavoro, la misura per cui il Reddito di Cittadinanza smette di funzionare a fine 2023 vale per chi ha tra i 18 e i 59 anni e non ha figli a carico – noi manteniamo le tutele per tutti coloro che non possono lavorare, per gli over 60 e per chi appunto ha figli minori a carico. Noi riconosciamo 7 mesi di copertura perché vogliamo affrontare la sfida della possibilità di trovare a queste persone un posto di lavoro, quando chiaramente lo vogliano. Come si fa questo? La cosa che a me ha molto colpito in passato è che, mentre noi spendevamo 8-9 miliardi di euro l’anno per dare il Reddito di Cittadinanza a persone che erano perfettamente in grado di lavorare, l’Italia non spendeva circa 8 miliardi di euro del Fondo Sociale Europeo. Il Fondo Sociale Europeo è interamente dedicato alla formazione e prevede anche che, in particolari condizioni, chi accede a un percorso di formazione possa avere un rimborso spese.
Noi abbiamo 8 miliardi di euro non utilizzati della vecchia programmazione del Fondo Sociale Europeo, 13 miliardi – vado a memoria – della nuova programmazione, e il PNRR prevede risorse per questo stesso obiettivo. Quindi parliamo di molti soldi. Che cosa immagino di fare io? Immagino un meccanismo nel quale, quando ci si reca in un centro per l’impiego, oppure in una realtà privata dedicata all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, quel soggetto sia in grado di indicarmi dove viene richiesto lavoro e chi mi forma per quel lavoro; che quella formazione si possa fare col Fondo Sociale Europeo; che le persone maggiormente in difficoltà possano essere tutelate anche con una forma di rimborso spese durante la formazione. E che poi trovino lavoro, purché ci sia la volontà.
Perché vede, quando ad esempio si parla di tutto il tema della congruità, bisogna capirsi. Perché se il tema della congruità è quello di non voler accettare un lavoro sottopagato, che mi sfrutta, sono d’accordo ovviamente – noi poi siamo riformando tutta la materia, per cui anche queste cose le chiariremo meglio – ma se il tema della congruità è non considerare la mansione offerta all’altezza delle mie aspettative o dei miei studi, questo è già diverso. Certamente tutti vorremmo trovare il lavoro dei nostri sogni, non è capitato a tutti. Se non si accetta un lavoro dignitoso, tutelato, pagato adeguatamente, e si preferisce stare a casa, si è liberi di farlo ma si può pensare di farlo facendosi mantenere da chi paga le tasse, magari facendo un lavoro che ha accettato e che non era il lavoro dei suoi sogni.
Quindi il punto è che secondo me noi dobbiamo lavorare molto meglio per formare, anche informare, i giovani su quali sono anche i tipi di studi che danno uno sbocco maggiore in termine occupazionali. Dobbiamo creare una filiera di rapporto tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro che finora è mancato, perché per parte il lavoro non c’è o non si trova, per parte non si trovano i lavoratori per i lavori che sono richiesti. Questo noi abbiamo, penso, raccontato e denunciato tutti quanti. La Camera nazionale della Moda è in cerca di decine di migliaia di addetti in un settore straordinario che non riescono a trovare per mancanza di figure professionali con adeguata formazione. Queste sono le sfide che dobbiamo affrontare. Ma è più facile che le persone si mettano in gioco se non c’è la narrazione dello Stato che ti mantiene nella tua condizione di povertà, come secondo me ha fatto il Reddito di Cittadinanza. Mettiti in gioco, avrai le tue soddisfazioni. È un fatto anche culturale. Chiaramente poi noi dobbiamo creare le condizioni per cui quelle soddisfazioni possano essere prese da queste persone.

Francesco Maesano (Tg1): Buongiorno. Il Governo ha annunciato di aver raggiunto gli obiettivi previsti dal PNRR in scadenza al 31 dicembre. Le chiedo, visto che il caro energia è una tra le variabili che più può influire su questi risultati, come avete fatto a rispettare i tempi e soprattutto che piano vi siete dati ora per i primi 27 obiettivi del 2023. Grazie.

Presidente Meloni: Grazie a lei. Intanto sono contenta che l’Italia sia riuscita a raggiungere tutti i 55 obiettivi che erano previsti per inviare ora la lettera e richiedere la tranche dei 19 miliardi di euro. Quando noi siamo arrivati al Governo di questi 55 obiettivi ne erano stati conseguiti 25, quindi abbiamo lavorato per terminare gli altri 30. Penso che questa staffetta abbia funzionato e sono contenta che si sia riusciti.
Come siamo riusciti? Noi abbiamo fatto la scelta politica di concentrare la competenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, di concentrarla sotto la guida di un unico Ministero.
Abbiamo fatto anche la scelta di mettere sotto la stessa competenza il tema dei Fondi di coesione, che sono sempre Fondi europei, per evitare sovrapposizioni, ossia per evitare che misure che sono previste da Fondi diversi poi vadano ad accavallarsi e fare un ragionamento il più possibile organico.
Abbiamo immediatamente riattivato la cabina di regia sul PNRR, che mette insieme tutti gli attori e tutti i livelli: questo non è un tema che si affronta e si vince solamente a livello di governo, ci vuole il rapporto particolarmente con gli enti locali, ci vuole un rapporto di reciproca fiducia e di reciproco sprone con tutti i livelli istituzionali. Noi questo lo abbiamo fatto. Abbiamo convocato la cabina di regia in maniera serrata e mi pare che alla fine i risultati siano arrivati.
Ora si entra nella parte difficile del Piano, perché il grosso di quello che è stato fatto fin qui era programmazione e riforme, cioè era sulla carta. Ora arriva la parte molto complessa nella quale questi obiettivi devono diventare cantieri e qui ci sono oggettivamente delle difficoltà che sono date dall’aumento dei costi delle materie prime, oltre che dal caro energia, e dal fatto secondo me che comunque dobbiamo tenere in considerazione che il Piano – come ho detto tante volte – è stato scritto prima del conflitto in Ucraina, quindi in un mondo che era abbastanza diverso dalle priorità che noi possiamo avere oggi.
Oggi c’è lo strumento del REPowerEU, che è uno strumento molto interessante e che penso vada mediato con il PNRR per affrontare le priorità e per lavorare sul tema dell’aumento dei costi delle materie prime. Abbiamo oltre 100 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche nel PNRR, ovviamente se non affrontiamo il tema dei costi delle materie prime, ma questa è un’interlocuzione abbastanza quotidiana che stiamo avendo con la Commissione europea, rischia che queste risorse non arrivino a terra.
L’altra cosa importante è semplificare, perché siamo tutti testimoni di come in Italia ci sia storicamente una difficoltà nello spendere queste risorse, nel portare avanti le opere pubbliche, nel lavorare velocemente. Credo che anche la riforma del Codice degli appalti sia fondamentale in questo senso, per fare in modo che queste risorse possano effettivamente essere spese.
Non è un lavoro facile, su questo non voglio dire cose che non penso. È un lavoro molto complesso e forse è la questione alla quale noi, tutto il Governo, stiamo dedicando più tempo. Credo anche che sia oggettivamente un’occasione se riusciamo a spendere queste risorse dandoci delle priorità strategiche – perché credo anche che l’Italia debba utilizzare le risorse del PNRR per darsi una strategia che non ha avuto, a mio avviso, negli ultimi anni – e se riusciamo a dimostrare che se costruivamo ponti in 10 giorni 2000 anni fa, forse ancora adesso qualche opera pubblica a terra riusciamo a metterla.

Silvia Gasparetto (Ansa): Buongiorno Presidente. In manovra avete iniziato con la Flat Tax, quella che avete chiamato tregua fiscale, volevo sapere se nel 2023 vi prendete un impegno di proseguire con l’IRPEF per renderla operativa dal 2024 e se nell’ambito di una riforma più complessiva del fisco metterete mano anche ai reati fiscali, che in manovra non sono entrati, e al catasto, che è una cosa che ci continua a chiedere anche Bruxelles. Grazie

Presidente Meloni: La ringrazio. Confermo che noi sul tema della riforma fiscale intendiamo andare avanti secondo direttrici che secondo me sono abbastanza visibili già nella manovra finanziaria come poste di bilancio. Credo che le grandi direttrici sulle quali si deve muovere una riforma fiscale di questo governo fondamentalmente siano innanzitutto il taglio del costo del lavoro. Su questo si deve fare molto di più. Noi abbiamo dato un segnale che è stato costosissimo, perché la materia è molto costosa, aumentando di un punto il taglio del cuneo fiscale che era stato già previsto, quindi confermando il taglio dei due punti per i redditi fino a €35000, aggiungendo un terzo punto sui redditi fino a €25000. Su questo Io vorrei andare avanti. Abbiamo detto che il nostro obiettivo di legislatura era arrivare a 5 punti di taglio al cuneo fiscale – due terzi lavoratore, un terzo lato azienda – e se si riuscirà a fare questo, o qualcosa di più o qualcosa di meno, dipenderà anche dalla situazione che affronteremo.
Questo è il primo grande obiettivo. Il secondo grande obiettivo, che in qualche maniera già emerge anche qui da alcune scelte che abbiamo fatto in manovra, è una tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare, quindi che tenga conto del numero di figli a carico. La vicenda della demografia e della natalità alla quale noi abbiamo destinato complessivamente un miliardo e mezzo di euro in manovra, nella quale non avevamo risorse, è per noi una priorità assoluta ed è una materia economica, come tutti voi capite bene, perché noi siamo in una situazione con i numeri di nati che abbiamo in Italia per la quale il nostro sistema di welfare non può reggere nel medio periodo. Quindi consideriamo il tema del sostegno alla genitorialità, dell’incentivo alla natalità una assoluta priorità e credo che anche la tassazione debba tenere conto di questo elemento.
La terza questione è una tassazione che incentivi sempre di più chi si mette in gioco con meccanismi premiali per chi crea ricchezza e lavoro in Italia. Il tema di quello che sintetizzando noi abbiamo definito “più assumi meno paghi”: una tassazione sul lavoro che tenga conto anche della quantità di dipendenti che si hanno in rapporto al fatturato, piuttosto che la vicenda della tassa piatta sugli autonomi, piuttosto che la vicenda della tassa piatta incrementale. Sono tutti i segnali che dicono “se ti metti in gioco lo Stato ti riconoscerà quello che hai fatto e quello che hai fatto in più”. Questo vale anche per il fatto che abbiamo dimezzato la tassazione sui premi di produttività. Tutto questo meccanismo premiale credo che andrebbe molto incentivato.
Sulla riforma del catasto lei sa come la penso: si può tranquillamente fare una mappatura per migliorare la conoscenza che noi abbiamo delle costruzioni italiane, ma sicuramente da questo governo non partirà mai un aumento della tassazione sulla casa, particolarmente sulla prima casa che io considero un bene sacro, non pignorabile, non tassabile. Grazie.

Teodoro Andreadis (Alpha TV): Presidente buongiorno, Kalimera. Sono Teodoro Andreadis Synghellakis e la porto in Grecia e vorrei chiederle: so che lei dà importanza alla dimensione mediterranea, ha incontrato il premier Mītsotakīs, ci sono comuni intenti, un lavoro comune ho visto sulla questione migratoria, sulla questione del Price Cap, sulla stabilità, alle nuove opportunità nel Mediterraneo. Se mi dice di più e una cosa un po’ più personale: lei ha colpito molto col suo appello al “Filòtimo”, al fare qualcosa con tutte le proprie energie, con tutti sé stessi. Se me ne parla un po’ e se mi parla un po’ del suo rapporto personale con la Grecia. Come mai questo riferimento? Grazie

Presidente Meloni: Questo riferimento l’avevo trovato leggendo – sono una grande appassionata di tutta la cultura classica – e mi è piaciuta moltissimo questa locuzione, l’ho utilizzata e devo dire che ho avuto molti riscontri, non solo dalla Grecia, anche dall’Italia. Credo che sia un insegnamento straordinario, avere una parola che in qualche maniera dice che il punto è che tu devi fare tutto quello che fai al massimo delle tue possibilità. L’ho trovato straordinario, molto profondo. Il mio rapporto con la Grecia è soprattutto questo, il legame con i Classici.
Confermo, ho incontrato Mītsotakīs con il quale ho avuto un lungo e cordiale incontro. Mi pare che le materie sul tavolo che condividiamo siano molte, tra l’altro è il mio “compagno di banco” al Consiglio Europeo quindi abbiamo avuto modo di familiarizzare lungamente.
A partire dal primo Consiglio Europeo al quale ho partecipato nel quale si discutevano molte materie ma segnatamente la battaglia – se vogliamo definirla così – sul tetto al prezzo del gas abbiamo coordinato molto il nostro lavoro. Credo che tanto su questa materia, quindi sull’autonomia energetica e sulla sicurezza energetica, quanto sulla materia del governo dei flussi migratori a difesa dei confini esterni: lei ricorderà che la Grecia, insieme a Malta e a Cipro, ha sottoscritto un documento con l’Italia in occasione della vicenda della Ocean Viking, segnalando come noi e con noi che ci sono delle nazioni che oggi sono molto più esposte.
Credo che sia anche per questo lavoro che abbiamo fatto insieme – e che io credo vada continuato e vada implementato – se oggi, come sapete, la rotta del Mediterraneo centrale è stata per la prima volta definita prioritaria in un documento della Commissione europea, cosa che non era mai accaduta, e se il prossimo Consiglio Europeo avrà come punto centrale all’ordine del giorno proprio la vicenda dei migranti e della difesa dei confini esterni dell’Unione europea. Quindi credo che questo lavoro sia molto proficuo, intendo portarlo avanti.
Sto proiettando molto il Governo sulla dimensione mediterranea dell’Italia; credo che da questo punto di vista l’Italia possa giocare un ruolo assolutamente centrale e strategico anche per una serie di materie – penso la vicenda energetica per esempio – e sicuramente da questo punto di vista la nostra alleanza con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, particolarmente dal versante europeo, diventa fondamentale. Ci sono anche materie legate ai temi della difesa che sono molto interessanti, per cui direi che è un ottimo rapporto di collaborazione, che puntiamo a portare avanti.

Giacomo Salvini (il Fatto quotidiano): Presidente buongiorno. Da quando si è insediata il suo Governo ha provato a inserire uno scudo penale sui reati fiscali, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio dice che bisogna fare una stretta sulle intercettazioni, abolire l’abuso d’ufficio – sulle intercettazioni dice che per esempio che i boss mafiosi non parlano al telefono-, eliminare il Trojan per i reati di corruzione. Volevo chiedere se questa è la destra della legalità a cui lei fa riferimento e se condivide queste proposte di Nordio, visto che lei nella sua prima conferenza stampa ci disse che la tutta la sua carriera politica era ispirata a Paolo Borsellino. Grazie.

Presidente Meloni: Intanto confermo che la mia carriera politica è stata ispirata ed è ispirata a Paolo Borsellino e sono molto fiera, che come ho detto nella mia prima conferenza stampa da Presidente del Consiglio, che il primo provvedimento di questo governo sia stato un provvedimento contro la mafia e, segnatamente, sia stato salvare l’ergastolo ostativo, che come voi sapete è uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla criminalità organizzata e che nasce proprio da intuizioni di Falcone e di Borsellino.
Mi dispiace aver visto un’opposizione così dura su un provvedimento di questo genere: si è tentato in tutti i modi di impedire la conversione del decreto fingendo di non sapere che se non si fosse convertito quel decreto noi ci saremmo trovati con un fondamentale buco nel nostro ordinamento per un provvedimento di lotta alla criminalità organizzata.
E quindi confermo che la mia e la nostra battaglia per la legalità e contro la mafia sarà una battaglia a 360°.
Per le altre questioni alle quali lei fa riferimento: ho visto questa polemica sulle ipotesi di eliminazione del reato per chi aderisce alla tregua fiscale, la norma come lei sa non c’è in Legge di bilancio, cioè non abbiamo fatto quello che per esempio aveva fatto Renzi nel 2014. Penso che per quello che riguarda però chi ha dichiarato e non ha versato – perché la fattispecie di chi dichiara e non versa non è la fattispecie, dal mio punto di vista, di chi vuole diciamo così aggirare, fregare lo Stato, è la fattispecie in buona parte di chi non ce l’ha fatta – penso che in quel caso specifico sia abbastanza normale. Come dice anche l’Ordine dei commercialisti, che quando io decido pagando tutto quello che devo con una maggiorazione, quando io decido di aderire a un patto, io veda risolto il mio contenzioso con lo Stato. Per questa fattispecie io sono d’accordo.
Approfitto per dire, perché ho letto che abbiamo fatto i condoni, che no, i condoni non ci sono nella nostra Legge di bilancio. Abbiamo fatto una norma che chiede a tutti di pagare il dovuto con una maggiorazione consentendo una rateizzazione. Questo è quello che noi abbiamo previsto nella Legge di bilancio. Le uniche cartelle che abbiamo stralciato sono quelle vecchie di più di 7 anni e inferiori a 1000 euro, banalmente perché conviene allo Stato perché costa più la manutenzione o la riscossione di queste cartelle piuttosto che lo stralcio.
Quindi il nostro rapporto con questo tema è un rapporto per cui vogliamo immaginare un nuovo tipo di dialogo con i contribuenti ma senza favorire assolutamente l’evasione fiscale.
MI dispiace che non abbiate notato che nella Legge di bilancio è prevista l’assunzione di 3.900 nuovi funzionari all’Agenzia delle Entrate e mi dispiace che nessuno abbia notato una cosa della quale invece io vado molto fiera, che è la norma contro le aziende apri e chiudi, contro un fenomeno che in Italia vale miliardi di evasione fiscale ogni anno, che è fatta da coloro che aprono le aziende, chiudono quelle stesse aziende prima che lo Stato cominci a fare i controlli, spariscono, ricominciano da capo e che ha prodotto una significativa concorrenza sleale nel nostro ordinamento per anni. Abbiamo previsto che, nel caso in cui vi siano cose che non tornano, l’Agenzia delle Entrate possa convocare queste persone e, nel caso in cui vengano confermati i dubbi, possa essere revocata la partita IVA. Per riaprire la partita IVA a quel punto si deve versare una fideiussione a garanzia del pagamento delle tasse.
Quindi lei capisce bene che secondo me stiamo facendo delle cose di buon senso che però tutto fanno meno andare incontro a chi vuole favorire l’evasione fiscale.
Per quello che riguarda la riforma della Giustizia e le intercettazioni, le intercettazioni sono sicuramente uno strumento straordinario a disposizione della magistratura e non intendiamo privare la magistratura di questo straordinario strumento. Quello che secondo me va fatto è limitarne l’abuso, che vuol dire anche limitare quel corto circuito – adesso parlo in casa dell’interessato – che c’è stato molto spesso, e di cui siamo tutti quanti a conoscenza, nel rapporto tra le intercettazioni e i media: intercettazioni che sono finite sui quotidiani che non avevano alcuna rilevanza penale, semplicemente per “interesse”, che poteva essere politico piuttosto che. Non credo che questo sia giusto in uno Stato di diritto, penso sempre che dobbiamo, proprio per la responsabilità che ciascuno di noi ha – vale per i magistrati, vale per i giornalisti, vale per i politici – esercitare quella responsabilità. Degli abusi ci sono stati e sicuramente vanno corretti, ma anche queste norme che intendiamo fare francamente sono norme che vogliono garantire lo Stato di diritto e che nel garantire lo Stato di diritto a mio avviso possono anche aiutare a garantire certezza della pena per i colpevoli e garantire certezza del diritto per gli innocenti, questo è la cosa giusta e normale da fare.
Approfitto per una nota polemica, perché francamente ho sentito molte accuse da parte di alcuni esponenti dell’opposizione, ma sinceramente io la morale da chi oggi è all’opposizione ma quando era al governo ha liberato i boss mafiosi al 41 bis con la scusa del contagio da Covid, ha impedito che la Corte dei Conti potesse mettere bocca su come venivano spesi 180 miliardi di euro durante il Covid – e abbiamo visto che cosa è accaduto con le mascherine e i banchi a rotelle mandati direttamente al macero – e ha approvato il condono di Ischia, non me la faccio fare sinceramente. Ecco, penso che ognuno risponda per propria coscienza. Grazie

Francesca Pozzi (TgCom): Buongiorno Presidente. Lo scandalo del Qatargate sembra avere sollevato a Bruxelles un vero e proprio vaso di Pandora, tra le tangenti degli emiri e le pressioni fatte dalla Ong da parte dell’ex eurodeputato del PD Panzeri proprio per influenzare l’europarlamento a favore del Qatar. Qual è l’impressione che lei ne ha ricavato. Grazie.

Presidente Meloni: L’impressione è che su questa questione si deve andare fino in fondo senza fare sconti, perché purtroppo c’è il rischio che alcune Istituzioni siano troppo permeabili agli interessi e questo è un problema che riguarda oggi gli Stati ma che a maggior ragione potrebbe riguardare grandi concentrazioni economiche. Io non penso che istituzioni di ogni ordine e grado debbano dimostrare o accertare una vulnerabilità in questo senso e che fondamentale sarà la risposta che le istituzioni, ovviamente europee, e che ciascuno di noi saprà dare da questo punto di vista.
Mi è capitato in passato di denunciare la differenza che esiste tra i legittimi accordi che si fanno con Nazioni di tutto il mondo, commerciali piuttosto che, e il tentativo di favorire o di consentire il Soft Power, il condizionamento che alcune Nazioni facevano in Italia o in Europa, e purtroppo quello che accade ne è una dimostrazione. Una cosa che mi ha molto innervosito di questa vicenda è che alcuni colleghi internazionali definiscano questi fatti con la locuzione Italian Job, il lavoro italiano, come se fosse una macchia sulla nostra nazione. La vicenda non riguarda solamente gli italiani, riguarda i belgi, i greci se non vado errata, esponenti di altre nazioni. Non è un tema solo italiano semmai è il tema di un partito – Socialist Job. Se fosse stata una vicenda che riguardava i conservatori sarebbe diventato un Conservative Job probabilmente. È un tema che riguarda sicuramente una famiglia politica, ma non riguarda l’Italia come se fosse il grande corruttore d’Europa.
Lo dico per difendere la dignità, l’onore, l’orgoglio della nazione che rappresento di fronte ad attacchi che mi sembrano strumentali perché le responsabilità sono abbastanza trasversali tra le nazioni, non tra i partiti ma tra le nazioni sicuramente, e quindi voglio che le cose vadano chiamate con il loro nome. Grazie

Alexander Jakhnagiev (Agenzia Vista): Buongiorno Presidente. Auguri di buone feste. Lei si è data un orizzonte temporale di 5 anni di legislatura. Le chiedo se i suoi tempi coincidono, secondo lei, con quelli dei suoi alleati e se per andare avanti bisogna guardare anche indietro. Se, in sostanza, il suo tempo è un tempo lineare o circolare. Grazie

Presidente Meloni: Penso che i miei tempi coincidano con quelli dei miei alleati. Penso che tutti quanti ci si dia un orizzonte temporale di 5 anni. Penso che oggettivamente uno degli elementi di forza dell’Italia in questo momento sia proprio l’impressione di un governo che, differentemente da quanto accaduto nel passato, potrebbe avere una sua stabilità, un orizzonte di medio periodo vale a dire che l’interlocutore, se si parla di rapporti internazionali, potrebbe rimanere lo stesso nei prossimi anni. Questo è un grande elemento di forza, l’Italia in passato ha pagato tantissimo la sua instabilità politica, per cui la posta in gioco è ovviamente molto alta e credo che tutti quanti nella maggioranza se ne rendano conto.
Per quello che riguarda il tempo lineare o circolare, per non tradire il fatto non aver ben compreso la domanda, io le dirò che il mio tempo è cadenzato. Il mio tempo è un tempo che secondo me continua ad essere giusto se è cadenzato da risposte.
Vorrei che si continuasse a vedere in maniera cadenzata e continua che noi stiamo lavorando, che stiamo affrontando anche le grandi questioni spinose che nessuno aveva avuto il coraggio di affrontare, assumendoci la responsabilità delle nostre scelte, senza fermarsi sulle cose buone fatte, ma continuare a lavorare per fare altre buone cose. Questo è il tempo come io vorrei che fosse.

Ileana Sciarra (ADNkronos): Buongiorno a tutti, buongiorno Presidente. L’Italia spende in armamenti poco più del 1,5% del PIL, però c’è un accordo raggiunto in sede Nato che prevede che questa percentuale salga al 2%, con una spesa per l’Italia stimata in circa 8 miliardi aggiuntivi. Le chiedo se il suo Governo intenda muoversi nella direzione indicata dalla NATO rispettando quella data del 2024, o se terrà fede al compromesso che ha raggiunto il Governo Draghi, spostando quella data al 2028 proprio per evitare le fibrillazioni e i malumori che avevano mosso la sua maggioranza. La ringrazio

Presidente Meloni: Il tema dell’impegno di spesa al 2% del prodotto interno lordo assunto in sede Nato è un impegno al quale, in Europa e all’interno dell’Alleanza Atlantica, tutti quanti cercano di tenere fede il più possibile. Probabilmente ci rendiamo conto meglio oggi di qualcosa che, lo dico da Presidente di Fratelli d’Italia, qualcuno aveva il coraggio di dire in tempi non sospetti e cioè che, al di là della facile retorica che si può fare sul tema dei soldi spesi in armi, il punto di questa materia è che la libertà delle Nazioni ha un costo e che se tu decidi di appaltare la tua difesa a qualcun altro, devi sapere che quel qualcun altro non lo fa gratis.
Quindi il tema di quello che si investe in difesa è un tema che riguarda la capacità che una Nazione ha di difendere i suoi interessi. Io l’ho sempre pensata così e quando ero all’opposizione ero praticamente forse l’unica che aveva il coraggio di scrivere nero su bianco sul programma di governo che bisognava aumentare l’investimento in questo senso.
Ora chiaramente anche l’Italia sta facendo la sua parte, l’ha fatta trasversalmente ai governi, alle forze politiche. Voglio ringraziare il coraggioso impulso dato da Giuseppe Conte il cui governo aumentò di 3 miliardi le spese militari, perché credo sia importante lavorare trasversalmente da questo punto di vista.
L’Italia deve andare avanti, ovviamente di quanto parliamo e in quanto tempo è dato dalle condizioni che ci circondano – non sono in grado di definire numeri e tempistiche precise. Sicuramente posso confermarle la volontà da parte dell’Italia di mantenere gli impegni presi, di farlo per essere credibile e di essere credibile per difendere i suoi interessi nazionali come credo che questa Nazione abbia diritto e dovere di fare. Grazie.

Lanfranco Palazzolo (Radio Radicale): Presidente, ieri il Ministro degli Esteri Tajani ha chiesto all’Ambasciatore iraniano la sospensione delle condanne a morte che sono state decretate in quel Paese e la sospensione della repressione violenta delle manifestazioni. Il governo, in caso di non accoglimento delle richieste, intende adottare misure come la sospensione delle relazioni commerciali con l’Iran e l’inasprimento delle sanzioni contro figure di primo piano di questa Repubblica islamica? Poi, se voleva dire qualcosa sul caso di Sara khadim, per la quale Il Partito Radicale ha chiesto al ministro degli Esteri di offrire asilo a questa scacchista che ha gareggiato senza velo. Grazie, buon anno Presidente.

Presidente Meloni: Grazie a lei per questa domanda, particolarmente per la seconda parte della domanda, perché io sono stata estremamente colpita dalla storia di questa campionessa di scacchi che decide di partecipare al mondiale in Kazakistan togliendosi il velo al cospetto del mondo. Mi ha fatto riflettere perché noi siamo abbastanza abituati a gesti simbolici, però di solito i nostri gesti simbolici non hanno delle conseguenze così gravi come quelle che potrebbe avere Sara per questa scelta che ha fatto.
E questo riguarda lei e riguarda tanti altri che in queste settimane in Iran decidono di fare un gesto simbolico sapendo che il prezzo che potrebbero pagare per quel gesto è potenzialmente altissimo. Credo che intanto debba fare riflettere ciascuno di noi sul valore della libertà, di quella libertà che noi diamo per scontata e che invece purtroppo per altri vale qualsiasi rischio.
È la ragione per la quale la vicenda di Sara e la vicenda di tante altre che stiamo leggendo che sono oggettivamente inaccettabili – io l’ho già detto e lo ribadisco – è la vicenda per la quale ho concordato col ministro Tajani la convocazione dell’ambasciatore, per dire che quello che sta accadendo in Iran per noi oggi è inaccettabile, che l’Italia non intende tollerarlo oltre. Fin qui abbiamo avuto sempre un approccio abbastanza dialogante ma è inevitabile che, se queste repressioni nei confronti dei manifestanti non dovessero cessare e se non si dovesse tornare indietro rispetto al fatto che si sta combinando la pena di morte a degli innocenti, l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare completamente. Come l’atteggiamento dell’Italia cambierà e con quali provvedimenti specifici, credo che debba essere eventualmente anche oggetto di una interlocuzione anche a livello internazionale, a livello di alleati, per capire come si possa eventualmente rendere più incisiva la nostra azione.

Luca Mariani (AGI): Buongiorno Presidente. Dal Nord Africa giungono gas e migranti. Solo nei primi due mesi del suo governo, e sono dati del Viminale, sono giunti 23.404 esseri umani, per lo più su barchini, non su navi delle ONG. Stiamo parlando di una città grande come Giulianova, più o meno, solo nei primi due mesi. Lei non ha attuato il blocco navale. Sempre dal Nord Africa giunge il gas, la principale alternativa a quello russo. Quale politica intende fare nel Mediterraneo? In che cosa consiste la sua proposta per una hub dell’energia in Italia e, soprattutto, cosa vuole fare in Libia, un Paese che è totalmente fuori controllo dal 2011?

Presidente Meloni: Io non ho attuato il blocco navale per come molti di voi hanno raccontato il blocco navale in questi anni. Vale a dire: mi si è sempre risposto come il blocco navale sia un atto di guerra e io ho sempre risposto di non intendere un blocco navale come l’invio di navi della Marina contro la volontà dei Paesi del Nord Africa e quindi scatenare una guerra. Ho sempre detto che la mia ipotesi di blocco navale consiste in una missione europea, in accordo con le autorità del Nord Africa, per fermare le partenze e aprire in Africa gli hotspot, per valutare chi ha diritto di richiedere lo status di rifugiato ed eventualmente distribuire solamente chi è idoneo nei 27 Paesi dell’Unione europea, e impedire le partenze di migranti irregolari. È esattamente quello su cui continuo a lavorare. Considerato che sono una persona seria, le cose si fanno con serietà. Avete visto che abbiamo posto alcune questioni a livello europeo che consentono oggi di discutere questa materia – cosa che fino a ieri non era stata fatta, secondo me, adeguatamente – e che abbiamo approvato ieri una norma che riguarda il rispetto del diritto internazionale da parte delle ONG.
La domanda è ben posta perché le due questioni sono molto collegate. Io, che lavoro da qualche anno in collaborazione con una serie di associazioni di patrioti africani, ho imparato benissimo quanto molte di queste persone in realtà non abbiano alcuna voglia di andare via da casa loro. E allora, fedeli all’insegnamento che ci arrivava da Papa Giovanni Paolo II, per cui prima di garantire il diritto a emigrare bisogna garantire il diritto a non farlo, credo che in Africa bisogna avere un approccio un po’ diverso da quello che abbiamo visto in questi anni.
Il tema dell’energia offre un’occasione all’Africa, offre l’occasione all’Europa di tornare a essere presente in Africa – perché l’Europa in questi anni ha indietreggiato dall’Africa, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, perché l’attivismo di Cina, Russia, Turchia testimonia che, quando lasci uno spazio vuoto, qualcuno lo riempie – e offre all’Italia l’occasione di fare da nazione capofila di questo nuovo approccio europeo all’Africa. Ora qui ci aiuta la nostra posizione geostrategica: basta guardare una cartina del Mediterraneo per rendersi conto che noi siamo in una posizione privilegiata sul piano dell’approvvigionamento energetico in un momento nel quale l’Europa ne ha un disperato bisogno. I gasdotti del Mediterraneo orientale arrivano tutti da noi. Abbiamo appena sbloccato un finanziamento da oltre 300 milioni di euro per collegare, in collaborazione con Terna, elettricamente l’Italia alla Tunisia. Il Sud Italia ha un potenziale enorme di produzione di energie rinnovabili: un pannello fotovoltaico nel Sud Italia produce il 30% di energia in più rispetto a uno montato nel Nord Europa. E per l’Africa vale la stessa cosa. I Paesi africani sono tutti interessati a investire in alta tecnologia sul tema dell’approvvigionamento energetico, ne ho incontrati moltissimi. La Mauritania lavora sull’idrogeno verde, per esempio. Io credo che con un po’ di risorse spese bene da parte ovviamente dell’Europa, ma riguarda anche la nostra cooperazione e riguarda il nostro PNRR, si possa ragionare prevalentemente con il Nord Africa e non solo, per produrre l’energia che serve diversificando le fonti di approvvigionamento e le tipologie di energia facendo dell’Italia la porta di ingresso di questa energia.
Noi stiamo lavorando, come lei sa, per risolvere un problema che abbiamo per quello che riguarda il tema del gas che è il problema del cosiddetto “bottleneck”, una strettoia nei nostri gasdotti più o meno all’altezza del Centro Italia. É un’infrastruttura che quando sarà risolta comporterebbe per l’Italia un migliore approvvigionamento del gas sul territorio. Questo fa parte di quello che io ho definito un “Piano Mattei per l’Africa”, citando Enrico Mattei e il suo approccio non predatorio verso l’Africa. Credo che questa sia una grande particolarità della cooperazione italiana e della presenza italiana. Noi non andiamo di solito in un’altra nazione per portare via qualcosa, noi andiamo soprattutto per lasciare qualcosa e per costruire rapporti in cui tra l’Italia e le altre nazioni ci sia pariteticità. Credo che in virtù di questo particolare approccio ci sia una grande domanda di Italia anche in Africa e anche nel Nord Africa, perché ovunque io sia andata a parlare ho trovato le porte più che aperte. Per cui noi abbiamo una grande occasione.
Chiaramente il tema della stabilizzazione della Libia da questo punto di vista è cruciale. Come lei ha visto ho incontrato il ministro degli Esteri, ho parlato due volte al telefono con il Primo Ministro Dbeibeh. È materia della quale dialogo con tutti i nostri interlocutori, compreso Joe Biden. Lei sa che si sta lavorando lì per un percorso che possa portare ad elezioni nel minore tempo possibile ma c’è a monte la scrittura, la riscrittura della Carta Costituzionale. Noi stiamo, con il massimo della nostra disponibilità, coadiuvando e sostenendo questi processi perché ovviamente questo è fondamentale. Ciò non toglie che un dialogo anche sul tema del contrasto agli scafisti e ai flussi migratori è un dialogo che abbiamo già cominciato con le autorità che sono governano attualmente.

Emanuele Lauria (la Repubblica): Buongiorno, anch’io formulo i miei auguri di buone feste. Mi permetto di tornare a parlare della questione Covid che purtroppo è tornata di attualità. Lei ci ha rassicurato sul fatto che i primi sequenziamenti fatti dimostrerebbero che questa variante cinese è comunque conosciuta e non sarebbe troppo pericolosa, almeno speriamo, e ha parlato degli strumenti da confermare, ha parlato dei controlli, dei tamponi e delle mascherine. E non ha parlato dei vaccini, non so se per dimenticanza.  Volevo solo capire se di fronte all’ondata cinese, all’incognita che questa ondata rappresenta, lei invita o suggerisce agli italiani a vaccinarsi o a tornare a vaccinarsi, se ci sono le condizioni per lanciare un appello del genere da Palazzo Chigi.  Grazie

Presidente Meloni: Noi abbiamo fatto qualcosa di più, per la verità, perché lei avrà visto che c’è una campagna che il governo sta facendo che invita alla vaccinazione, soprattutto gli anziani e le categorie fragili che sono i soggetti più a rischio e che sono quelli sui quali mi sento di fare l’invito più deciso. Per tutti gli altri penso che l’invito principale che debba essere fatto sia di rivolgersi al medico e di chiedere a qualcuno che ne sa più di me, ma noi sicuramente stiamo invitando a procedere in questo senso.

Vera Shcherbakova (Agenzia Tass): Buongiorno. Auguri anche per l’anno appena passato per i risultati suoi personali. Mi sembra che sia stato un anno di successo anche per lei, che entrerà nella storia come prima donna premier in Italia, e le auguro tutto il successo per il prossimo anno. Sul piano internazionale, la posizione sull’Ucraina del suo governo è molto chiara e ben precisa, però io volevo chiedere, al di là delle condanne, come intende e se c’è l’intenzione di costruire rapporti con la Russia, con cui l’Italia è sempre stata in un rapporto molto particolare, un legame storico-culturale anche tra i popoli che noi sentiamo anche ora. Lei ha citato Mattei con cui, anche tramite accordi di gas, i rapporti erano ben precisi durante l’Unione Sovietica, e volevo chiederle quanto l’Italia sente nei termini economici, turistici, culturali, umani la mancanza della Russia. Grazie.

Presidente Meloni: Confermo che storicamente i rapporti anche culturali tra Italia e Russia sono rapporti solidi, sono rapporti antichi, è la ragione per la quale per esempio ho difeso la scelta che è stata fatta dalla Scala di Milano di dedicare la sua prima a un’opera russa è perché credo che le scelte che il governo russo sta facendo non debbano ricadere sul popolo russo. Non so quanti le condividano, non lo posso sapere, ma sicuramente le scelte politiche non necessariamente ricadono sui cittadini che quei politici rappresentano. Voglio distinguere le due cose e penso che sia importante distinguere le due cose.
Ciò non toglie che quelle scelte sul piano politico ci sono e sono scelte di violazione di diritto internazionale. Sono scelte che se la comunità internazionale dovesse accettare, purtroppo farebbero crollare l’intero castello della nostra costruzione giuridica internazionale. Io temo che il principio che la Russia rischia di voler far passare con l’invasione dell’Ucraina sia un principio poco conveniente per tutti: il principio che chi è militarmente più forte può invadere il suo vicino. Lei capisce che questo per noi è inaccettabile. Sicuramente alle nostre imprese, ai nostri cittadini, agli italiani può mancare il turismo russo, il turismo in Russia, ma ci sono cose che non si possono piegare ai nostri desideri.
Credo e spero che prima o poi il governo russo si renda conto dell’enorme errore che sta facendo e decida di fermare questa incomprensibile, inaccettabile guerra di aggressione nei confronti dell’ Ucraina. Fin quando questo non accadrà noi ovviamente difenderemo l’Ucraina, il diritto internazionale, la sovranità e la libertà di una nazione che, tra l’altro credo che questo lo veda anche lei e che lo vedono un po’ tutti, sta dimostrando davvero quanto creda nel valore della sua libertà e quanto crede nell’amore per la sua patria. Questo è qualcosa di cui io ho sempre un enorme rispetto.

Gaia Tortora (La7): Buongiorno Presidente e auguri naturalmente. Torno sul tema della Giustizia, qualche giorno fa Berlusconi ha detto “bene la manovra, sono soddisfatto, adesso però voglio la riforma della Giustizia”.  Questa mattina è accaduto un fatto, il governo ha dato parere favorevole ad un ordine del giorno del terzo Paolo che riguarda la prescrizione, sostanzialmente l’abolizione, della “Spazza Corrotti”. Le chiedo, sarà la riforma della Giustizia la prossima riforma su cui il governo metterà mano come priorità e torneremo alla vecchia prescrizione?

Presidente Meloni: Intanto lei ha visto che il Parlamento ha presentato un ordine del giorno per chiedere il ritorno alla prescrizione come era prima della modifica del Ministro Bonafede, sulla quale il governo ha dato un parere favorevole. L’indicazione la recepiamo, secondo me è una indicazione di buon senso, è quella di tornare a una prescrizione che rimane un fondamento dello stato di diritto, altrimenti si rischia un sistema nel quale si possono avere indagati o imputati a vita, secondo principi o scelte che tra l’altro sono abbastanza discrezionali. Credo che su questo ci sia anche un consenso abbastanza trasversale ed è sicuramente uno degli elementi che ci stanno a cuore.
La riforma della giustizia per noi è una priorità, è una di quelle riforme per le quali serve un governo coraggioso e deciso. Il coraggio e la decisione non ci difettano. È una materia delicata che va maneggiata con molta cura, però io credo che questo governo mettendo insieme le anime della sua maggioranza abbia complessivamente una visione molto equilibrata.
Mi sento di dire che abbiamo scelto un ottimo Ministro della giustizia, lo voglio ribadire e lo rivendico, che è coadiuvato anche dai partiti della maggioranza e che è anche egli molto deciso ad andare avanti. Nei prossimi mesi noi lavoreremo per mettere a punto la riforma della Giustizia secondo capisaldi che voi già conoscete e sono in parte quelli storici del centrodestra – penso al tema della separazione delle carriere – e credo che questo possa aiutare l’Italia da vari punti di vista: che possa aiutarla nel rapporto tra il cittadino e diciamo lo Stato generalmente inteso, che possa aiutare gli investimenti, che possa aiutare il PNRR, che possa aiutare tutto quello che la giustizia un po’ lenta, soprattutto in questi anni, ha limitato. Quindi è una giustizia che sicuramente ha bisogno di un tagliando.
Aggiungo che uno deve delle materie che mi stanno molto a cuore su questo tema è la vicenda dei giudici onorari, battaglia che io ho seguito per diversi anni: sono dei servitori dello Stato che fino ad oggi non hanno avuto diritti commisurati alle loro responsabilità e credo che anche questa sia una materia che va affrontata nei prossimi mesi. Grazie

Romana Ranucci (Italpress): Presidente, lei spesso dall’opposizione è criticata per un eccessivo ricorso ai voti di fiducia e, per quanto riguarda la Legge di bilancio, troppe strozzature e al dibattito parlamentare. La manovra quest’anno è capitata in un periodo particolare, dopo due mesi di governo, ma per il 2023 ci possiamo aspettare un cambio di rotta, con un maggior coinvolgimento della delle aule parlamentari sia sulla manovra che sugli altri provvedimenti?

Presidente Meloni: Avendo fatto opposizione per quasi tutta la mia vita, si figuri se non ho rispetto per le opposizioni e le dico che, quando non c’è un approccio troppo pregiudiziale, da parte dell’opposizione buone idee possono arrivare. Il dibattito parlamentare in realtà è una cosa utilissima, che questo governo intende il più possibile favorire, anche tornando indietro da una serie di continue forzature alle quali abbiamo assistito in questi anni, anche quando le maggioranze erano enormi e per paradosso i tempi parlamentari sono stati strozzati. Sicuramente avrei voluto dare più tempo al Parlamento per questa Legge di bilancio, fisicamente non sarebbe stato possibile.
Però, senza fare polemica per quelle che oggi sono le opposizioni, ricordo che il precedente governo l’ultimo anno ha depositato la legge di bilancio in Parlamento l’undici di novembre e il Governo stava lì da febbraio. Noi l’abbiamo depositata il 29 – vado a memoria – di novembre, cioè due settimane dopo, ma il governo stava lì dal 22 di ottobre. Tra i due mi pare più strozzato il dibattito dell’anno precedente e io l’ho denunciato, perché oggettivamente c’erano i tempi per consentire al parlamento una valutazione più tranquilla. Così come non ebbi paura a dire che Fratelli d’Italia si sarebbe astenuta sul PNRR: non perché fossimo contrari, come è stato detto migliaia e migliaia di volte, ma banalmente perché non l’avevamo letto, in quanto il documento era stato depositato in Parlamento un’ora prima dell’inizio della discussione, un documento di 397 pagine, tabelle incluse, che impegnava 250 miliardi di euro e più. Nessuno dotato di responsabilità investe 250 miliardi senza sapere in cosa.
Quando è stato necessario lo abbiamo denunciato e ovviamente faccio tesoro di quella mia esperienza ma, ripeto, io penso che il Parlamento possa fare proposte utili. E quando arriva la proposta utile dall’opposizione, io non ho grandi ragioni di rifiutarla così, per principio. Chi dell’opposizione mi ha chiesto un confronto sulla manovra l’ho immediatamente ricevuto, perché a me è capitato di fare la stessa cosa quando ero all’opposizione con i Presidenti del Consiglio di allora. Ritenevo che le mie proposte fossero sensate, qualcuna fu anche accolta. Nel dibattito tra maggioranza e opposizione, ferme restando le differenze tra i ruoli, quando si fa un lavoro costruttivo è per il bene di tutti e quindi, fermo restando questa necessità che abbiamo avuto in questa occasione, il prossimo anno ci metteremo a lavorare con grande anticipo per consentire di depositare La legge di bilancio nei tempi previsti.

Fausto Carioti (Libero): Vorrei tornare a quella parte del programma elettorale del centrodestra nel quale si promette l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, concetto sul quale – vado a memoria – lei tornò in Parlamento nel discorso di insediamento il 25 ottobre, dicendo che il suo modello preferito era il semipresidenzialismo francese. Volevo capire quindi se questa è una priorità anche per il governo, se intende avere una iniziativa in questo non è solamente una materia parlamentare. Cosa dobbiamo attenderci dal governo, un disegno di legge, su questo? Lei che tempi si è data? Crede che già prima dell’estate possiamo attenderci un testo scritto da parte vostra? É possibile quindi che il 2023 sia l’anno del presidenzialismo o quantomeno l’anno in cui la questione entra nel vivo? Volevo poi chiederle qual è lo strumento che lei ritiene migliore per questa riforma: se crede che possa avere successo una bicamerale, che tante volte ha fallito in passato, oppure un percorso di tipo ordinario, per quanto può essere ordinaria una riforma della Costituzione. Grazie.

Presidente Meloni: Le confermo che questa è una delle mie priorità, che mi do come obiettivo quello di riformare le istituzioni di questa nazione in questa legislatura. È un obiettivo al quale io tengo particolarmente. Credo che si possa solamente fare bene all’Italia con una riforma delle sue istituzioni che consenta di avere stabilità e di avere governi che siano frutto delle indicazioni popolari, chiari. Credo che sarebbero due principi capaci di restituire efficienza al nostro sistema: ho già parlato prima di quanto incida negativamente l’instabilità dei governi in Italia e quindi non ci torno.
Sono sempre partita dal semipresidenzialismo alla francese, in realtà non perché sia il mio modello preferito, ma perché è il modello sul quale storicamente c’era maggiore convergenza. Lei ricorderà anche la bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, diversi esponenti del centrosinistra nel corso degli anni hanno guardato o dichiarato di guardare con simpatia a questo modello. Il concetto è che io vorrei fare una riforma il più possibile condivisa, trattandosi di materia che riguarda le regole del gioco. Quindi sono partita per gesto di disponibilità verso gli altri da una cosa sulla quale gli altri – alcuni degli altri – avevano detto di non avere una preclusione.
Per quello che mi riguarda, i modelli sono ce ne sono diversi e, le dico di più, si possono anche inventare. Si possono fare tantissime cose, il punto è capire la volontà e questo riguarda anche il tema dello strumento. Una bicamerale è utile se è uno strumento serio di condivisione con una volontà di condivisione per arrivare a un obiettivo, altrimenti diventa uno strumento dilatorio. Io questa riforma la voglio fare. Sono disposta a parlare di tutto, sono disposta a parlare di tutti, non ho pregiudizi, non ho preclusioni; ma la riforma la voglio fare. E quindi quanto e come si lavorerà dipenderà anche dall’atteggiamento degli altri.
Quello che posso dirle io che il Ministro Casellati ha già avviato le sue “consultazioni”, ha parlato con i partiti della maggioranza ed entro gennaio parlerà con i partiti dell’opposizione – quelli che ovviamente saranno disponibili, speriamo che saranno disponibili tutti – dopodiché, sulla base di quelle interlocuzioni, secondo me bisognerà decidere come procedere sia sul piano dell’iter, sia sul piano dell’iniziativa. Non escludo affatto che vi possa essere un’iniziativa del governo, se invece ci fosse la disponibilità e fosse più coinvolgente lavorare a livello parlamentare, non avrei preclusione da questo punto di vista.
Il tema però è che non sarò così sprovveduta da non capire eventuali atteggiamenti dilatori rispetto a questa materia. Per cui massima disponibilità se si ha l’obiettivo di affrontare questo tema una volta per tutte, perché vorrei lasciare come eredità di questa esperienza Istituzioni più veloci, più capaci, più attenti ai bisogni dei cittadini e più stabili. È un impegno che mi sono presa con i cittadini, è un impegno che intendo mantenere.

Fabrizio Frullani (Tg2): Presidente buongiorno. Tornando alla manovra e sulla Flat Tax che avevamo toccato all’inizio della nostra conferenza, volevo sapere lei che cosa risponde a tutti quelli che dicono che ora con l’estensione della Flat Tax a 85.000 euro i lavoratori autonomi in pratica pagheranno meno tasse rispetto ai dipendenti, al grande popolo delle buste paga. Grazie.

Presidente Meloni: Rispondo che è una falsità che approfondendo un pochino non è difficile smontare. Tra l’altro ci sono studi più autorevoli di me che lo hanno messo nero su bianco. L’estensione della tassa piatta per le partite IVA con fatturato fino a 85.000 euro non discrimina i lavoratori dipendenti. È stato dimostrato come invece fino a 85.000 euro, quindi per le stesse fasce di reddito, il lavoratore autonomo anche con la Flat Tax paghi comunque di più o incassi di meno di un lavoratore dipendente perché, per esempio, il lavoratore autonomo paga solo tutti i suoi contributi, mentre il lavoratore dipendente ha due terzi dei contributi a carico del datore di lavoro. Il lavoratore autonomo che rientra in questo regime non può detrarre nulla, mentre ovviamente il lavoratore dipendente può farlo; il lavoratore autonomo non accantona il TFR, che appunto è un accantonamento pari a una mensilità ogni anno, e  non ha alcuna delle tutele giuste e legittime, sulle quali vorremmo lavorare anche per gli autonomi, che hanno i lavoratori dipendenti.
Quindi è una situazione nella quale i lavoratori autonomi continuano a essere in realtà in una condizione di maggiore difficoltà. Quello che è stato dimostrato è che l’unico caso in cui lavoratore autonomo paga meno tasse di un lavoratore dipendente è proprio sulla soglia degli 85.000, dove il lavoratore autonomo paga circa €700 in meno di tasse, ma per tutte le altre scoglie il lavoratore autonomo paga più del lavoratore dipendente.
Quando c’è stato il confronto con i sindacati su questa materia e io ho dato questa risposta mi è stato detto che volevamo far assumere la gente con partita IVA, invece che con contratto di lavoro dipendente. Segnalo che è illegale nel nostro ordinamento, non puoi assumere a partita IVA qualcuno per fare un lavoro dipendente. Stiamo normando due cose diverse e stiamo cercando di creare una situazione più possibile di parità. Penso che i lavoratori siano lavoratori e debbano avere il più possibile le stesse opportunità e gli stessi diritti, indipendentemente dal tipo di contratto che hanno dal tipo di lavoro che svolgono. Questo vale anche per tutto il tema del Welfare, vale anche per tutto il tema degli ammortizzatori sociali, per la vicenda per esempio della malattia dei professionisti che abbiamo seguito in passato.
Non c’è alcuna discriminazione. Grazie.

Marco Billeci (Fanpage.it): Buongiorno Presidente. Lei ha invitato spesso a non guardare ai retaggi del passato, poi però i primi che ci costringono a farlo sono importanti esponenti del suo partito, penso ai post celebrativi della nascita della MSI che hanno fatto nei giorni scorsi il presidente del Senato la Russa e la sottosegretaria Rauti. Quei post sono stati criticati duramente, tra l’altro dall’Unione delle comunità ebraiche, che haìo ricordato come l’MSI del ‘46 è erede più o meno diretto della Repubblica di Salò e come peraltro quei post arrivassero alla vigilia dell’anniversario, invece, della nascita della Costituzione antifascista. Allora le chiedo una valutazione su quei post, se si potevano evitare, se invece lei li condivide. Già che ci sono, le chiedo se intende partecipare alle celebrazioni per il 25 aprile. Grazie.

Presidente Meloni: Sulla seconda domanda la risposta è sì.
Per quanto riguarda i post relativi al Movimento Sociale Italiano, è un dibattito che francamente mi ha molto colpito perché io credo che il Movimento Sociale Italiano sia un partito che abbia avuto un ruolo nella storia repubblicana, che abbia avuto il ruolo molto importante di traghettare verso la democrazia milioni di Italiani che erano usciti sconfitti dalla guerra. È stato un partito della destra repubblicana, è stato un partito che ha partecipato alle elezioni dei Presidenti della Repubblica, è stato un partito pienamente presente nelle dinamiche democratiche di questa nazione, è stato un partito che è arrivato al governo prima del congresso che lo trasformò in Alleanza Nazionale, ma nel ‘94 era ancora Movimento Sociale Italiano. È stato un partito che uno può condividere o non condividere, ma è stato un partito della Destra Democratica, dell’Italia Democratica e repubblicana. È stato un partito che a mio avviso ha avuto anche un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo – ricorderà penso le dichiarazioni di Almirante che diceva “doppia pena di morte per i terroristi di destra”. Erano partiti che avevano anche delle responsabilità di accompagnare persone che altrimenti magari avrebbero fatto delle scelte diverse.
Credo che il Movimento Sociale Italiano abbia avuto un ruolo molto importante nella storia di questa nazione e francamente non capisco perché qualcosa che era perfettamente presentabile 10, 20, 30, 40, 50 anni fa, tanto da partecipare alle elezioni Presidente della Repubblica, debba diventare impresentabile oggi.
Sa che cosa non mi torna, questo gioco al rilancio eterno per cui non va mai bene, per cui si deve sempre fare di più, si deve sempre cancellare di più. Il Movimento Sociale Italiano, per esempio – questo lo dico anche perché non ho condiviso alcune valutazioni che ho letto – è stato un movimento sempre chiarissimo sul tema della lotta all’antisemitismo, è stato chiaro su molte cose, è una comunità che ha fatto il suo percorso. Oggi alcuni esponenti del governo, delle massime cariche dello Stato vengono da quell’esperienza, ci sono arrivati con un voto democratico. vuol dire che la maggioranza degli italiani non considera quella storia impresentabile e penso che anche questo si deve rispettare.

Barbara Acquaviti (Askanews): Buongiorno. A febbraio si vota in due importanti regioni: Lazio e Lombardia. Insieme quasi 16 milioni di abitanti, in particolare nel Lazio con un candidato espressione del suo partito, che ha raggiunto circa il 30% alle ultime elezioni politiche. Di fatto queste sono le prime elezioni dalle politiche. Le volevo chiedere se secondo lei, vista anche la quantità di elettori chiamati al voto, si potrà parlare a prescindere che si tratti di per la maggioranza di centro-destra di una sconfitta o di una vittoria, di elezioni locali o se non vada invece considerato come un primo test sul suo governo. Grazie.

Presidente Meloni: Quando mi è stato chiesto in passato, dove ero all’opposizione, se le elezioni erano un test per il Governo, ho sempre risposto che le elezioni locali servono soprattutto a scegliere la persona migliore per governare le città o le regioni ma sono anche un test politico. Questo valeva per gli altri e vale ovviamente anche per la sottoscritta. Vanno mediate le Due cose perché sono regioni importanti, sicuramente molto influisce la dinamica locale. Ma io do per scontato che quello che emergerà dalle elezioni regionali debba essere qualcosa con cui anche il governo nazionale fa i conti e anche ciascuno di noi debba fare i conti. Perché la politica più o meno così funziona. Quindi quello che dicono i cittadini lo dobbiamo sempre guardare con attenzione. Dopodiché credo che il modo migliore per fare campagna elettorale in questo senso sia fare bene il proprio lavoro, continuare a dare risposte per far vedere che ce la stiamo mettendo tutta.

Gabriele Martelloni (RaiNews24): Sulla riforma del Mes, l’Italia di fatto è il l’unico Paese che non ha ancora ratificato questa riforma. Le chiedo se ci sarà un’iniziativa del Governo e quale sarà quella l’input che darà il suo partito, la sua maggioranza.

Presidente Meloni: Più o meno ho già risposto a questo a questa domanda. Io credo che sulla vicenda del Mes, la questione della ratifica della riforma, sia – mi passi il termine – secondaria. Il tema è: atteso che l’Italia non accederà mai al Mes finché io conto qualcosa, purtroppo temo che neanche gli altri accederanno. Dopo la Grecia, il Mes non è stato attivato nessuno. Che la riforma entri in porto o non entri in porto, temo che comunque quel fondo non verrà utilizzato perché le condizionalità sono troppo stringenti e perché, come voi sapete bene, il Mes è un creditore privilegiato e quindi significa che, in condizioni di difficoltà, il prezzo che tu ricevi al Mes lo devi restituire prima del resto. Questo produce problemi significativi di spendibilità dei tuoi titoli di Stato. E vuol dire che si alzano i tassi di interesse su una serie di cose, che non sono vantaggiose.
Ora una domanda – ma lo dico per le altre nazioni che accedono al Mes: noi siamo nella posizione di tenere bloccati decine di miliardi di euro che nessuno utilizza, in un momento nel quale tutti quanti abbiamo bisogno di risorse? Secondo me no. Poi si può decidere di farlo e per questo sicuramente ne parleremo col Parlamento, ci confronteremo e si deciderà che cosa fare sul tema della ratifica della riforma, che nulla ha che fare con la con la possibilità di accedere al Mes. Ma io vorrei provare a fare un’altra cosa però: il direttore del Mes ha detto di essere molto disponibile a confrontarsi con l’Italia e vorrei confrontarmi col direttore e vorrei capire se esistono i margini. Piuttosto che ratificare una riforma che in ogni caso, temo, manterrà quelle risorse bloccate, per lavorare su qualcosa di diverso, per lavorare su qualcosa che possa essere vagamente utilizzabile dai Paesi che ne fanno parte. Quindi con condizionalità diverse e minori senza i vincoli che possono rischiare di mettere in difficoltà il nostro debito pubblico. E magari anche con obiettivi un po’ più centrati rispetto alle attuali priorità. Proverei a ragionare, a dibattere di un obiettivo di questo tipo prima di accettare che “abbiamo fatto una riforma e allora l’Italia sta tenendo bloccata la riforma del Mes e quindi deve ratificare” ed è quello che sto proverò a fare nelle prossime ore”.

Andrea Fabozzi (il Manifesto): Il suo ministro Valditara, è molto attivo nel proporre un’idea di scuola molto tradizionalista molto chiusa, gerarchica, quasi ottocentesca. Avevo la curiosità di chiederle – visto che lei ha una storia di militanza politica spesso e volentieri cominciata proprio nelle organizzazioni giovanili e studentesche, e il suo partito che ha più di un’organizzazione giovanile studentesca – se possa condividere questa idea, diciamo, di scuola “sterilizzata” dalla politica.

Presidente Meloni: Forse io e lei non interpretiamo allo stesso modo le parole il Ministro. Se chiaramente l’intenzione Ministro fosse quella che lei dichiara, io non sarei affatto d’accordo, io ci sono cresciuta. Le dico di più, mi è capitato spesso di sentirmi dire “ma non ti spaventano?”. Per esempio, la prima volta che ho presieduto la Camera dei Deputati, alla mia prima legislatura – cioè in un Parlamento che ancora di livello straordinario e io avevo 29 anni – mi chiesero “non ti spaventa?”. Io ho sempre risposto che quando si esce vivi dalle assemblee studentesche si può fare qualsiasi cosa. Quindi considero la migliore palestra della mia vita la politica studentesca, ma non credo che Valditara si riferisse alla politica dell’associazionismo studentesco.
Credo piuttosto che Valditara si riferisse all’utilizzo della scuola come luogo di indottrinamento politico, da parte non di chi la frequenta ma di chi ci lavora. Questo è un tema che delle volte è stato presente, oggi mi pare sia meno, non lo so perché non le frequento più. Io ne sono stata personalmente vittima quando ero ragazza, proprio per il fatto che facevo politica, e questo io non penso che sia giusto. Non penso che sia normale. Penso che ognuno ovviamente debba avere le proprie idee e bisogna sempre difenderle, ma penso che per chi ha la responsabilità di insegnare si debba sempre fare attenzione all’utilizzo che si dovesse fare di quell’insegnamento; delle volte è accaduto e credo che questo sia qualcosa che va stigmatizzato, proprio per favorire quella libertà che invece poi diventa il tema della palestra dell’associazionismo studentesco. Devi poter fare associazionismo studentesco senza per questo rischiare che qualcuno non ti prenda in simpatia, perché delle volte è accaduto e questo indipendentemente da quale parte dovesse accadere non è giusto, non è bello e non è educativo nel sistema democratico e costituzionale.

Chiara Albanese (Bloomberg): Il suo governo e alcuni suoi ministri hanno criticato l’aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea. La Banca Centrale lo fa per ridurre l’inflazione, che fa comunque male ad un’economia e a dei cittadini. Cosa fa meno male all’economia italiana e dov’è l’equilibrio secondo lei?

Presidente Meloni: Sul tema della Banca Centrale, chiaramente la Banca Centrale ha una sua autonomia e noi rispettiamo la sua autonomia, così come la Banca Centrale rispetta l’autonomia della politica, e quindi quando su qualcosa non si è d’accordo è anche normale dire come la si pensa. Per come la vedo io, francamente nella situazione attuale, sarebbe meglio evitare delle scelte peggiorative. E soprattutto, credo che sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno, altrimenti si rischia di generare non panico, ma fluttuazioni sui mercati che vanificano il lavoro che i governi fanno quotidianamente.
Sul tema dell’aumento dei tassi, noi più o meno c’eravamo messi in sicurezza. Nella legge di bilancio abbiamo scontato l’aumento dei tassi, i maggiori oneri per il nostro debito quindi insomma avevamo tamponato la situazione. La domanda è ovviamente molto ampia e io cerco di dirle, secondo me, che cosa serve adesso a livello europeo non solamente a livello italiano. Io credo che la situazione molto complessa nella quale l’Europa si trova costringa a un cambio di passo, costringa a un’accelerazione, costringa a una visione completamente diversa. Penso, ad esempio, a tutto il tema gli aiuti di Stato. Noi ci troviamo in un’Europa nella quale non governiamo più niente, non abbiamo il controllo di niente, intorno a noi gli altri si organizzano benissimo; avrà visto “l’Inflation redaction Act”, degli Stati Uniti, un investimento a 369 miliardi di euro che ovviamente rischia di produrre un’assenza di competitività da parte delle nostre imprese. Ora, di fronte a strumenti di questo tipo e ovviamente a una concorrenza che, tra Stati Uniti e Cina, si fa sempre più impegnativa, noi possiamo continuare con le norme che abbiamo oggi a livello anche europeo, a livello in tema di aiuti di stato, in tema di Fondi che si spendono per mettere in sicurezza le nostre aziende, in termini anche di tempi delle decisioni? Io credo di no.
Questo dibattito è stato cominciato nell’ultimo Consiglio Europeo ed è stato un dibattito molto interessante e credo che debba andare avanti. Credo che noi si debba ripartire dalla ridefinizione della catena di approvvigionamento. Questa globalizzazione senza regole, che eravamo convinti ci avrebbe salvato, non ci ha salvato. Noi pensavamo che il libero Commercio senza regole, senza condizioni, avrebbe distribuito la ricchezza e avrebbe democratizzato i sistemi, segnalo che è successo esattamente il contrario: la ricchezza si è concentrata verso l’alto, i sistemi autocratici, i regimi, si sono rafforzati e involuti e noi ci siamo indeboliti, perché dipendiamo da altri. Oggi lo vediamo con l’energia, ieri lo vedevamo con i chip, domani lo vedremo con i principi attivi dei farmaci e con i pannelli fotovoltaici. Questo ragionamento l’ho fatto già in Consiglio Europeo e questa è una delle materie sulle quali credo si debba continuare a parlare molto però, oggi la sfida è, non gestire il quotidiano ma darsi degli obiettivi strategici. E il primo degli obiettivi strategici che, secondo me, l’Europa deve darsi è: come controllare le catene da provvigione amento che sono fondamentali senza dipendere dal batter di ali di farfalla dall’altra parte del mondo come per noi è accaduto. Oggi lo vediamo con l’energia, quando c’è stato il Covid e noi dipendevamo dai chip cinesi -e la Cina ha privilegiato il mercato interno- qui si sono fermate intere catene di approvvigionamento. Adesso l’Europa mette 50 miliardi sul Chips Act ma arriviamo dopo; parliamo del Green Deal ma non controlliamo le componenti tecnologiche fondamentali che servono per produrre energia da rinnovabili e quindi rischiamo di passare la dipendenza verso la Russia alla dipendenza verso la Cina, in assenza di quegli investimenti. Credo che oggi serva soprattutto questo perché nella crisi sono anche raccolte molte occasioni – quello che dicevamo prima dell’hub energetico – ma anche per tante aziende italiane, anche sul piano della tecnologia, quando decidi di investire gli italiani la differenza la possono fare e quindi bisogna spingere per queste scelte strategiche fondamentali.

Massimiliano Scafi (il Giornale): Mi chiedo se lei sente mai il peso sulla testa di Mario Draghi. Non si sente mai come il giocatore che deve sostituire Messi a metà del secondo tempo nell’Argentina? Visto che avete mantenuto un po’ di rapporti durante la transizione, mi chiedevo qual è il tuo stato d’animo sotto il peso di un personaggio così.

Presidente Meloni: Chiaramente lo sento e mi fa piacere, nel senso che misurarmi con persone capaci e autorevole è stata la sfida di tutta la mia vita. Io invidio quelli che è si divertono a essere qualcuno cercando semplicemente di dimostrare l’impresentabilità dei loro avversari o competendo secondo quella famosa pubblicità “Ti piace vincere facile”. A me non è mai piaciuto vincere facile. A me piace quello che mi stimola. E mi stimolano le persone capaci e autorevoli. Mario Draghi è la persona di grande autorevolezza a livello nazionale e internazionale. E ovviamente mi rendo conto dell’eredità e quindi anche dei paragoni che si possono fare, lo trovo affascinante e penso che questo debba spingere me e tutto il governo a dimostrare che si può fare bene. Non voglio dire meglio figuriamoci, non ve lo direi mai, però che si può fare bene. Quindi sicuramente è una cosa che non mi dispiace pur sentendo sicuramente questo peso perché il paragone è continuo e reiterato. Mi pare che, rispetto a queste dieci piaghe d’Egitto che sarebbero arrivate nel cambio, tra il vecchio e nuovo governo, in fin dei conti, ancora stiamo difendendo questa Nazione nel migliore dei modi.

Alberto Ciapparoni (RTL 102.5): Buongiorno presidente, torno sulla manovra economica e sulla misura salva-calcio che, secondo qualcuno, rappresenta di fatto un regalo ai club di serie A. Come risponde a questa cosa? Grazie

Presidente Meloni: Grazie per questa domanda perché mi consente di fare chiarezza. Allora, cosa è accaduto? È accaduto che il governo precedente aveva sospeso i pagamenti dovuti dalle società sportive, non dalle società di calcio ma dalle società sportive. Per tutte le società sportive sono stati sospesi i pagamenti dovuti allo Stato. Ok? Noi ereditiamo questa situazione e che cosa decidiamo di fare? Decidiamo di applicare a questa fattispecie le stesse regole che abbiamo applicato per gli altri contribuenti, quindi mi dai il dovuto con una possibilità di rateizzazione e con una maggiorazione del 3%. Questo è quello che abbiamo fatto noi. Gridano allo scandalo.
Però non capisco. Si grida allo scandalo perché queste società non erano in difficoltà e non devono essere aiutate? Perfetto. E perché sono stati sospesi i pagamenti? Oppure queste società erano in difficoltà e sono stati sospesi i pagamenti per dare una mano e noi diciamo nel richiedere indietro i pagamenti non gli diciamo: dammeli tutti subito ma chiediamo e diamo la possibilità di dilazionare il pagamento. Tra l’altro aggiungo che chi accede a questa possibilità deve comunque dare subito le prime tre rate e il 3% sull’ammontare complessivo, quindi deve comunque accedere con un pagamento importante. Non è quindi una norma che regala qualcosa, è una norma con la quale tutti pagano quello che devono pagare. Semplicemente, rispetto alla sospensione che aveva fatto il precedente governo, noi abbiamo detto: vi consentiamo una rateizzazione. Questo potevamo fare alle condizioni date dai nostri predecessori e quindi voglio dire a chi contesta questa misura, come Matteo Renzi e altri, che allora non si doveva votare la sospensione del pagamento di queste società.

Dario Martini (Il Tempo): Vorrei tornare un attimo sul tema delle Regionali. In particolare sul Lazio, dove si viene da un’amministrazione di centro-sinistra. Il candidato è stato indicato anche dal suo partito. Voglio sapere se ci sarà, compatibilmente con i suoi impegni di governo, anche un suo impegno, un suo coinvolgimento in campagna elettorale, anche personale.

Presidente Meloni: Guardi torno alla risposta che avevo dato prima. Io sono convinta che il modo migliore di fare campagna elettorale sia soprattutto continuare a fare bene il proprio lavoro occupandosi del governo. Dopodiché, su questo faccio così: guardo che cosa hanno fatto i miei predecessori e mi regolo di conseguenza.

Riccardo Bormioli (Agenzia Nova): Buongiorno, Presidente. Se non ricordo male, nel suo intervento alla Camera del 25 ottobre lei rivendicò la necessità che le reti nazionali di telecomunicazione fossero sotto il controllo italiano. Sono in mano ai francesi di Vivendi e non si vede all’orizzonte una soluzione, stante quello che chiede Vivendi: 32 miliardi per la rete, quando tutta Telecom in borsa vale tra i 3 e i 4 miliardi. Non è forse opportuno lanciare un’Opa con una società, un fondo collegato a Cassa Depositi e Prestiti, e un investitore privato italiano?

Presidente Meloni: Guardi, comprenderà la mia prudenza su questa materia. Nel senso che ovviamente la natura di Tim che è una società privata, quotata, diciamo necessita di molta prudenza e anche di una certa riservatezza. Però io le confermo che questo governo si dà l’obiettivo duplice: da una parte, di assumere il controllo della rete per ragioni che abbiamo spiegato tante volte e che mi immagino tutti condividiamo in fondo (una questione strategica) e, dall’altra di, ovviamente, lavorare il più possibile per mantenere i livelli occupazionali. Però queste sono le due grandi questioni che a noi interessano perché tutto il resto lo lasciamo alla dinamica libera del mercato. Però poi come qui ci si arrivi, su questo, ecco, mi consenta di essere prudente. Grazie.

Francesco Malfetano (Messaggero): Presidente, buon pomeriggio. Lei ha parlato a lungo di obiettivi per il prossimo anno. Ce ne è un altro che è in agenda ed è Expo 2030, decisione attesa per novembre del 2023. Ecco in questo momento competono Roma e Riad sostanzialmente. Per molti gli arabi sono in vantaggio, quindi le chiedo: come lavorerà il governo per fare in modo che l’Italia possa incassare quella che è un’opportunità per l’intero paese, ovviamente non solo per la Capitale? Grazie

Presidente Meloni: Allora, guardi, intanto immagino che lei sappia che cosa penso della vicenda. Nel senso che, da italiana e da romana, credo che sarebbe una grande occasione. Mi è capitato in passato di essere polemica con chi riteneva che un grande evento non dovesse celebrarsi in questa città perché Roma non aveva gli anticorpi. Io penso che l’Italia e Roma abbiano tutti gli anticorpi per fare quello che vogliono e ovviamente è una grande occasione. Noi siamo subentrati in questa vicenda di Expo 2030, chiaramente, quando la questione era già avanti. Quello che io ho fatto finora è ovviamente permettermi di segnalare questo nostro interesse ai moltissimi esponenti internazionali che ho incontrato in questo mese. Penso di aver parlato con 30, 40 Capi di Stato e di Governo per capire come è messa la situazione. Intendo su questo spendermi anche in prima persona. Certo non posso garantire come andrà a finire perché su questo io ho cominciato a lavorarci un po’ tardi rispetto a quello che mi sarebbe piaciuto fare, senza nulla togliere ovviamente al lavoro del governo precedente e al lavoro degli altri livelli istituzionali. Ce la mettiamo tutta, è una grande occasione, ci stiamo lavorando, ci stiamo lavorando, non ci darei per vinti, ecco. Con garbo ma non ci darei per vinti.

Augusto Cantelmi (TV 2000): Presidente, buon pomeriggio. È invece notte buia ancora per quanto riguarda la guerra, ovviamente per la possibile pace. Papa Francesco si è impegnato molto, lei sa, sul tema. Anche la segreteria di Stato Vaticana. Ricordiamo anche i segnali che arrivano dalla comunità civile. La settimana scorsa a Bari la marcia guidata dal Presidente della CEI Zuppi. Allora cosa pensa lei della possibilità di una Conferenza internazionale di pace? Se lei è pronta a spendersi su questo obiettivo. Grazie

Presidente Meloni: La ringrazio. Guardi, sono ovviamente favorevole a tutto quello che possiamo fare per favorire la pace, l’ho detto anche in aula quando ne abbiamo parlato prima del Consiglio europeo. Chiaramente bisogna sapere che il tema della pace non è qualcosa che si ottiene semplicemente rivendicandolo, bisogna lavorarci e bisogna lavorarci concretamente, bisogna avere segnali dalle parti in campo. Oggi non ci sono grandissimi segnali, particolarmente dalla Russia, ma io sono stata contenta di sentire dal presidente Zelensky, che ho sentito un paio di giorni fa, della sua volontà di avviare un’iniziativa in questo senso. Ovviamente ci sono delle difficoltà, che lei capisce, perché intanto noi parliamo di Conferenza di pace: una guerra così ampia ovviamente coinvolge le Nazioni Unite e noi abbiamo il paese in questo caso che ha scatenato il conflitto che siede nel Consiglio di Sicurezza. Quindi ci sono delle difficoltà che riguardano anche proprio la possibilità di, poi, garantire un processo di pace. E questa è la ragione per la quale, per esempio, io ho detto al Presidente Zelensky che l’Italia è pronta a farsi garante di un eventuale accordo di pace e che è pronta ovviamente ad aiutare per coadiuvare questo processo. È la ragione per la quale penso di recarmi a Kiev prima della fine di febbraio, cioè prima dell’anniversario dell’invasione del 24 di febbraio, perché credo che il 24 di febbraio potrebbe essere una data nella quale fare qualcosa a livello di iniziativa per e quindi vorrei recarmi a Kiev prima, di questo ho parlato col presidente Zelensky.
Fino a che non maturano le condizioni o, meglio, perché queste condizioni maturino, questo lo dico a voi come l’ho detto in aula perché è quello che penso, la condizione secondo me fondamentale è continuare a sostenere l’Ucraina. Perché, da che mondo è mondo, alla base della diplomazia, se si vuole costringere due parti in campo – costringere tra virgolette – ma, insomma, coadiuvare l’ipotesi che due parti in campo si mettano a discutere, la condizione di base è che ci sia equilibrio tra le forze in campo. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina tutti pensavano che le forze in campo non fossero minimamente, e non lo erano, equilibrate. Sono state equilibrate grazie a una capacità di reazione del popolo ucraino che ha, credo, stupito il mondo intero, ma anche grazie al sostegno della comunità internazionale. Cioè un lavoro, piaccia o no, che è finalizzato alla costruzione di una soluzione di questa guerra, a una difesa ovviamente del diritto internazionale come ci siamo detti e quindi credo che bisogna continuare. E credo che però allo stesso tempo tutto quello che si può fare, anche cogliendo eventuali spiragli che dovessero arrivare, si debba fare. La guerra non piace a nessuno e su questo penso che siamo tutti d’accordo.

Francesco Olivo (La Stampa): Buon pomeriggio. Presidente, lei crede che il governo stia incontrando delle ostilità all’interno della macchina dello Stato, in particolare nei Ministeri? Se c’è bisogno addirittura di usare il machete, come il ministro Crosetto ha suggerito in un’intervista ieri.

Presidente Meloni: Beh, il Ministro Crosetto è noto per i suoi racconti un po’ figurati. Però, al di là delle dichiarazioni del Ministro Crosetto… Guardi, sicuramente io non ho apprezzato che nel passaggio di consegne tra un governo e l’altro, in piena campagna elettorale, qualcuno si adoperasse per coprire spazi nella macchina pubblica. Non l’ho trovato garbato, non ho trovato garbato che alcuni prima di andarsene pensassero a come occupare posizioni. E l’ho segnalato. L’ho segnalato io, lo hanno segnalato diversi esponenti di Fratelli d’Italia con interrogazioni parlamentari e lo dico perché rimanga agli atti, perché poi quelli che ci fanno sempre la morale in molti casi non si comportano proprio bene. Ora io non so perché, mentre il Governo è andato a casa, ci si sia in alcuni casi premurati di assumere persone che lavoravano nelle dirette collaborazioni. Spero ovviamente che sia magari per dare una possibilità in più a qualcuno che aveva lavorato per te, piuttosto che per creare problemi.
Sia chiaro che io credo che il problema, a volte, del rapporto tra l’amministrazione e la macchina burocratica e la politica sia stato fondamentalmente nella debolezza della politica. Cioè, noi abbiamo avuto la macchina amministrativa che chiaramente ha sempre guardato per diversi anni il ministro di turno, il presidente come un passante. Nel senso: “io sono qui, io rimango qui, lui passa”. E ovviamente la politica anche per questo è stata debole e quindi alla fine, ovviamente, la macchina in molti casi ha preso il sopravvento. Ma la soluzione di questo problema è avere una politica forte, duratura. Poi questo significa secondo me anche rivedere alcune norme. Io credo che serva una revisione profonda della legge Bassanini, penso che serva una riforma in forza della quale, se io ho la responsabilità, ce l’ho nel bene e nel male: cioè se sono quello che se ne assume la responsabilità sono anche quello che decide. Oggi non è così nel nostro ordinamento. Quindi credo che questo – anche confrontandosi, voglio dire, con questa realtà che comunque è una realtà importantissima, tra l’altro dotata di straordinari professionisti – sia però un tema che va affrontato per capire meglio chi debba assumere quali responsabilità a far lavorare più velocemente i processi. Ma la guida deve essere politica, perché questo richiede la democrazia e questo prevede. E non è stato sempre così. Ripeto, per una colpa che era della politica prevalentemente ma, secondo me, anche perché alcune norme non hanno aiutato in questo senso.

Giselda Vagnoni (Reuters): Da tempo il Governo italiano discute con il gruppo americano di Intel per un impianto di assemblaggio di semiconduttori in Italia. A che punto siamo? Arriverà questo investimento in Italia? Avete scelto il sito di Gavio vicino Verona o il sito è ancora in discussione?

Presidente Meloni: Stiamo seguendo (la vicenda, ndr), sappiamo tutto il lavoro pregresso che è stato fatto circa questo potenziale investimento, enorme e molto importante e strategico che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia. Perché va ricordato che non è solo una questione italiana, per cui dipende da una scelta strategica che devono fare loro. Da parte nostra c’è la massima disponibilità. Io sto cercando proprio in queste ore di calendarizzare un incontro con i rappresentanti di questa azienda per capire effettivamente come possiamo facilitare questa decisione, come favorire questo investimento. Tutto il resto dipende fondamentalmente da questo: bisogna capire intanto se viene confermata la volontà di (investire, ndr) e quali sono i presupposti. E’ una delle cose sulle quali lavorerò nei prossimi giorni.

Andrea Pira (Milano Finanza): Cosa pensate di fare per rafforzare il ruolo della Borsa e favorire il risparmio?

Presidente Meloni: Sul tema della tutela del risparmio, penso che la cosa migliore che si possa fare sia quello che abbiamo fatto anche con questa legge Finanziaria: oggi qualcuno si lamenta che non abbiamo devastato i conti, mentre prima si lamentavano che noi avremmo devastato i conti. Invece noi abbiamo fatto una legge economica molto seria anche per rassicurare i risparmiatori che investono nel nostro debito pubblico. Dopodiché io credo che occorra anche lavorare per favorire un sistema bancario che non ripeta gli errori del passato. Siamo ad esempio al lavoro sul dossier di Montepaschi, un’altra delle grandi questioni che abbiamo ereditato. E’ una situazione molto difficile che finora è stata gestita pessimamente, con decine di miliardi spesi a carico dei contribuenti. Ora è stato fatto un aumento di capitale, c’è una ristrutturazione che ci sembra abbastanza solida, e quello che noi vogliamo fare è lavorare per un’uscita ordinata dello Stato e, dal mio punto di vista, creare le condizioni per cui in Italia ci siano più poli bancari italiani.

Massimo Leoni (Sky Tg 24): Cosa c’è di destra in quello che ha fatto il suo ministero finora? E quale potrebbe essere un’eredità ideale, il cambiamento da lasciare alla Nazione alla fine di questa sua esperienza?

Presidente Meloni: Tutto quello che abbiamo fatto era di destra, altrimenti non l’avremmo fatto. Io cerco di fare cose compatibili con la mia visione e se non avessi condiviso qualcosa che il Governo ha fatto mi sarei rifiutata. Il mio atteggiamento verso questa esperienza di governo non è quello di sopravvivere, perché vale la pena di fare una cosa del genere, anche con tutto quello che sul piano personale ti toglie, solo se puoi essere fiero di quello che hai fatto. E per essere fiero di quello che hai fatto devi essere coerente con quello in cui credi, perché è per questo che la gente ti ha chiesto di farlo. Quindi rivendico tutto quello che abbiamo fatto finora. Per quello che riguarda il futuro, mi piacerebbe lasciare una Nazione orgogliosa e ottimista, tutte cose che ci mancano. Ci manca l’orgoglio, ma come molti di voi (rivolta ai giornalisti in sala, ndr) sanno perché girano il mondo con il Presidente del Consiglio, quando si va all’estero, quando si parla con gli altri capi di Stato e di Governo ci si rende conto di quanto ci sia grandissima voglia di Italia, di quanto siamo ben visti, di quanto siamo stimati, di come tutti chiedano una nostra presenza. Dove non ci siamo ci chiedono di aprire le ambasciate, dove non ci siamo ci chiedono di rafforzare la cooperazione, le nostre aziende sono ben viste. In pratica l’unico posto dove non c’è stima dell’Italia è tragicamente dentro i nostri confini. Questo non significa che dobbiamo essere autocelebrativi, però dobbiamo avere consapevolezza di quello che noi valiamo agli occhi del mondo e di come questo possa essere utilizzato. E l’ottimismo è l’altra cosa che ci manca. Perché alla fine sì, abbiamo mille problemi, ma poi, come ho avuto modo di raccontare, c’è l’esercente, l’imprenditore che ti dicono: ‘Guardi io stavo chiudendo ma ho deciso di non chiudere’. Da una parte è una cosa che fa tremare i polsi, che mette ansia perché è una grande responsabilità, ma dall’altra ti fa vedere però che c’è ancora voglia di credere in qualcosa, di avere una ragione per non mollare. E allora gli va data quella ragione, e quella ragione si riesce a dare, intanto, se tu sai che hai un governo che quello che fa non lo sta facendo perché deve dare qualcosa a qualcuno, non lo sta facendo perché ha paura di fare diversamente, non lo sta facendo perché sta a guardare la curva dei sondaggi, ma lo sta facendo perché è giusto. E quindi, io prendo anche in considerazione l’ipotesi di non essere rieletta fra 5 anni, ma quello che non prendo in considerazione è l’ipotesi di non fare quello che io ritengo sia giusto fare per questa Nazione. In Italia servono un sacco di cose coraggiose, che nessuno ha avuto il coraggio di fare. Io ci posso mettere il coraggio, so esattamente a cosa vado incontro, però vorrei che fosse soprattutto questo quello che cambia, ovvero il segnale che c’è chi sta facendo quello che va fatto, e che quindi quel qualcuno può anche chiederti di fare quello che va fatto. Se cambia il rapporto tra cittadini e istituzioni, tra cittadini e Governo anche da questo punto di vista, io penso che noi non dobbiamo temere niente.

Monica Guerzoni (Corriere della sera): L’Italia ha atteso per decenni una donna premier, lei è la prima. Lei pensa di aver portato un valore aggiunto al governo con l’essere la prima donna? E guardando all’opposizione per la prima volta, forse, dopo tanti anni ci sono due candidate donna alla guida del partito democratico. Le piacerebbe confrontarsi con una donna all’opposizione, cambierebbe qualcosa, sarebbe un valore aggiunto per il nostro sistema politico? Non mi dica la prego che non può rispondere perché non si infila nelle questioni degli altri partiti.

Presidente Meloni: Grazie a lei. Per quello che ritengo di aver portato al governo, questo non lo posso dire io. Lo possono dire gli altri. Posso dirle che, spesso, chi lavora con me, anche i collaboratori nuovi, dicono che sono una persona estremamente veloce. Io penso che tendenzialmente le donne debbano esserlo. Questo lo abbiamo imparato. Se non altro perché noi siamo abituate a fare tutto con una sola mano a un certo punto della nostra vita. Quindi dobbiamo imparare. Spero che la concretezza possa essere un valore aggiunto. Per quello che riguarda il congresso del Partito democratico, io posso anche dirle come la penso, ma oggettivamente mi infilo in una cosa che non sarebbe corretta. Io non lo apprezzerei fatto da altri. Sicuramente sono contenta del fatto che se oggi ci sono delle donne che corrono alla guida del partito democratico forse è anche perché “si può fare”. Wow, evviva si può fare! Non credo che si sia dimostrato qualcosa semplicemente arrivando alla Presidenza del Consiglio. Da questo punto di vista credo che si possa fare la storia, facendolo bene. Che è completamente un’altra cosa. Non è solo arrivarci. E’ dimostrare che si può fare ad altissimi livelli e con questo rompere tutti quei tabù che hanno accompagnato tanti decenni di pregiudizi.

Claudia Fusani (Il Riformista): Come lei sa è in corso qui alla Camera un voto importante sul primo decreto che avete fatto come governo: il decreto rave, covid e tante altre cose. C’è un tentativo da parte dell’opposizione di farvi ragionare sull’opportunità di questo decreto, che secondo le opposizioni contiene delle cose non così pertinenti. Una di queste, sono queste nuove misure sul covid, anche alla luce di quello che sta succedendo, un’altra è sui Rave. In Italia ci sono 3/4 rave all’anno, quindi forse non è così urgente fare un decreto su questa cosa. Non crede, visto che lei ha tenuto così tanto la centralità del Parlamento quando è stata all’opposizione, che sarebbe utile dare un segnale in questo senso? Invece oggi il governo metterà i tempi serrati su questa cosa. Ci sarà questa famosa tagliola, sarà chiuso il dibattito.  Insomma, la centralità del Parlamento che fine fa? E questo decreto è così importante per voi e per lei?

Presidente Meloni: Nei circa 10 anni in cui io sono stata all’opposizione, le risulta che la maggioranza per segnalare la centralità del Parlamento abbia mai deciso di non convertire un suo decreto? Quel decreto contiene una norma che riguarda il reintegro dei medici non vaccinati che anticipa un reintegro previsto comunque per domani. si figuri su che cosa l’opposizione sta facendo l’ostruzionismo. Cioè, se noi non fossimo intervenuti, i medici non vaccinati sarebbero stati reintegrati al 31 di dicembre. Oggi è il 29. Quindi temo che non sia così risolutivo. Dopodiché sulla vicenda della grave credo che non la pensiamo alla stessa maniera. Io considero profondamente sbagliato vedere che, da vario tempo, arriva gente da tutta Europa a organizzare dei raduni illegali con spaccio di droga, violenze, in alcuni casi morti, devastazione di aree protette e compagnia cantante perché si divertono. Ci si è chiesto perché non vanno a divertirsi in Francia o in Germania o in Spagna o in altre nazioni d’Europa? Perché noi siamo quelli che lo abbiamo consentito. Ma le Nazioni normali non consentono alla gente di devastare aree protette per divertirsi, perché ci sono le discoteche. Oppure puoi anche organizzare un rave party rispettando le norme, numerose, molteplici, alle quali segnalo che si devono adeguare le persone normali. Perché io ho sentito dire perché “non posso vendere gli arrosticini”. Ma di che stiamo parlando, ma ce le abbiamo presenti le norme sulla sicurezza alimentare a cui deve adempiere chi vuole vendere gli arrosticini in una manifestazione pubblica? O le norme sulla sicurezza sul lavoro, o le norme sulla Siae? Per me il decreto è già convertito, per lei sarà secondario, perché è il segnale che mi interessa dare. Il segnale mi interessa dare, e il segnale è che è finita l’Italia che si accanisce contro chi rispetta le regole e che fa finta di non vedere chi le viola. Quindi, cari ragazzi che volete ballare devastando le aree protette, potete andare a farlo da un’altra parte. Oppure non lo fate in Italia, come non lo fate in Germania e nelle altre Nazioni. Perché noi li accompagnavamo con i pullman, invece di andare a prendere le generalità di chi viola tutte le norme possibili e immaginabili. Quindi io penso che sia, invece, una norma giusta e necessaria a dare un segnale. Dopodiché attenzione. Perché c’è il rave, c’è il covid e l’ergastolo ostativo nella norma. Per cui, fosse anche per questo, dovrei ragionare ma non intendo farlo perché considero molto ragionevole convertire il decreto, perché altrimenti ci priveremmo di uno strumento molto importante per la lotta alla mafia.

Francesco Maselli (l’Opinion): Volevo farle una domanda sul trattato del Quirinale che prevede, al primo articolo, che Francia si consultino regolarmente per stabilire posizioni comuni. Volevo chiederle se lei e il Presidente Macron vi siete consultati prima dei grandi vertici Internazionali. Se avete quindi utilizzato il Trattato e se, sempre come prevede il trattato, inviterà un ministro francese nel prossimo trimestre a un Consiglio dei Ministri italiano perché così è previsto secondo il Trattato e se si aspetta un invito da parte della Francia.

Presidente Meloni: Guardi lei sa che io ho contestato il Trattato del Quirinale perché il Parlamento non era stato minimamente coinvolto in questa vicenda.  Quindi i contorni del Trattato non mi sono ancora chiarissimi, banalmente perché non ho ancora avuto la possibilità di approfondirlo come avrei voluto. Mi pare che non sia ancora pienamente operativo. In ogni caso, non lo è in questo momento. Nel senso che io e Macron nelle ultime settimane, pur avendo parlato di mille cose, ma non ci siamo consultati nelle materie che erano oggetto delle varie discussioni per esempio al Consiglio europeo. Quindi su questo mi riservo di valutare, intanto, se il Trattato è operativo o non è operativo, e sulla base di questo deciderò come andare avanti.

Marco Trombetta (Giornale Radio): Lei ha parlato della linea politica del suo governo che dà priorità alla crescita. Lei ha anche parlato per il futuro del nostro Paese di una politica industriale efficace. Lei ha detto che la crescita la fanno le industrie, le attività produttive. Però il Presidente della Confindustria Bonomi sembra leggermente critico sulla Legge di bilancio. Critico quindi sulla linea di politica economica del suo governo. I dati del Pil nel 2023 sono in flessione rispetto al 2022. Sembra che il debito pubblico possa crescere. Che cosa si sente di dire alla platea produttiva del nostro Paese e agli industriali aldilà di quello che pensa il presidente Bonomi.

Presidente Meloni: Penso che gli industriali lo abbiamo ampiamento compreso. Se devo giudicare dalle interlocuzioni che ho avuto, dalle iniziative a cui ho partecipato nelle quali erano rappresentati imprenditori o industriali, mi pare che ci sia la piena consapevolezza di un governo che è amico di chi produce. Un governo amico delle aziende che vuole fare del suo meglio per dare una mano. Per quanto riguarda Carlo Bonomi, io penso che le sue valutazioni, le valutazioni che arrivano da queste associazioni rappresentative di interessi particolari, piuttosto che dai sindacati ect, siano sempre molto utili. E bisogna saperle ascoltare, ma bisogna anche sapere che loro sono portatori di un interesse legittimo, particolare, e noi dobbiamo tenere insieme il quadro. Nel senso che, quando Carlo Bonomi dice “non c’è niente sulle aziende”, intende che i quasi 10 mld spesi sui crediti di imposta non erano necessari? Quando mi si dice che bisognava tagliare di più il cuneo fiscale, perfetto. E prendevamo i soldi da? Quindi vogliamo spostare i soldi dell’energia dall’energia al cuneo fiscale? Sono disponibile a parlare. Però di questo stiamo parlando. Io alla fine devo mettere insieme i saldi, e gli altri mi sembra che, legittimamente, non hanno questa necessità che ho io. A me pare che questo governo e questa manovra di bilancio , anche io avrei voluto fare di più, ma a condizioni date certo non si può dire che non c’è niente sulle imprese.

Luca Maurelli (Il Secolo d’Italia): Lei ha usato nel corso di questa conferenza stampa il termine coraggio. Il suo governo è stato coraggioso, lei stessa si è messa in campo con coraggio. Considerando che lei stessa ha realizzato l’affermazione per la prima volta di una leadership femminile, prima a livello di partito, poi a livello di governo. Aldilà delle implicazioni che questo processo di affermazione femminile avrà sull’opposizione e dei movimenti in atto, lei ritiene che questa sua crescita, questa sua presenza al vertice dello Stato possa incoraggiare anche le donne in un processo culturale non solo di emancipazione. Mi riferisco all’affermazione nelle grandi imprese, oppure nella Pubblica Amministrazione, ma arrivo perfino a pensare che possa essere uno sprone sul fronte della denuncia rispetto a quella che è un’altra tematica che non ha a che fare col potere, ma che ha molto a che fare con la donna e con l’emancipazione culturale della donna.

Presidente Meloni: Lo spero. Nel senso che io alle volte ho avuto l’impressione che noi donne eravamo le prime vittime dei tabù che ci erano stati imposti. Questo l’ho detto tante volte. Ci sono alcune cose che noi abbiamo salutato che forse sembravano delle vittorie, ma in realtà on lo erano. Parlo della politica ad esempio. Tutto quello che in qualche maniera era come se disegnasse per le donne un campo di battaglia alternativo. Come se fosse un altro campionato. La competizione è competizione se competo a 360 gradi. Ma questo vuol dire anche che non devo aspettarmi che gli altri mi regalino qualcosa. Che è l’altro errore, o almeno l’atteggiamento che io non ho condiviso che ho visto da parte delle colleghe. Un partito femminile perché un uomo ha decis che io posso fare qualcosa. Nella competizione vera nessuno ti regala qualcosa. E  se vuoi essere un leader vero non puoi aspettarti di esserci messo da sopra. Ci devi essere messo per forza da sotto. In questo spero che si possa avere una maggiore consapevolezza. Cioè la voglia di dimostrare di più rispetto all’accontentarsi delle quote, o degli spazi che sono dovuti. Perché niente è dovuto in quello che cambia. E’ sempre quanto tu hai lavorato per guadagnartelo, quanto tu hai dimostrato per guadagnartelo. Almeno io la vedo così. E anche la vera parità.

Nicola Filippone (RadioCor): Una domanda sull’automotive e sull’indotto. Ritiene realizzabili e credibili i tempi per l’addio dei motori a combustione? La scadenza stabilita dall’Unione europea è il 2035. C’è un dibattito in Italia da tempo su questa questione. Che cosa ne pensa?

Presidente Meloni: No, non lo considero ragionevole, lo considero profondamente lesivo del nostro sistema produttivo. Mi pare che questa sia materia sulla quale c’è anche una convergenza abbastanza trasversale a livello italiano. Intendo utilizzare quella convergenza per porre la questione con forza.

Antonella Coppari (QN): Domanda sulla Sanità. Posto che è allo stremo e che lei  ha detto che non si ricorrerà al Mes, dove si trovano i soldi? Esclude categoricamente il prossimo anno lo scostamento di bilancio?

Presidente Meloni: Sullo scostamento di bilancio non posso dirle. Lei sa che io sono molto prudente su queste vicende. Sicuramente non è una cosa che farò, che farei mai a cuore leggero. Per quello che riguarda i temi della Sanità, sicuramente la situazione è sempre complessa e bisogna lavorare. Però credo che bisogna anche fare chiarezza su un elemento.  Il governo ha aumentato la dotazione prevista, ha inserito 2 miliardi di euro per cercare di dare risposte al mondo della sanità. E chiaramente è stato detto che era insufficiente perché i parametri. Però bisogna fare attenzione perché i parametri degli anni precedenti sono parametri diciamo di una realtà estremamente emergenziale. Cioè non so quanto noi si possa ritenere che quello ormai sia il parametro, cioè quello che abbiamo fatto durante il covid. Anni nei quali, per intenderci, in generale spendevamo cifre come 180 miliardi di euro. Il parametro era molto ampio. Quindi attenzione a ritenere che si riparte da lì. E che invece non si debba adesso fermarsi per valutare. Intanto adesso come va la vicenda, per capire se effettivamente stiamo uscendo oppure no dall’emergenza. Ma a quel punto capire come si riorganizza complessivamente una macchina che è stata tirata una fisarmonica e che oggi ha bisogno di essere inventata. Non è sempre solo un parametro di “devi mettere di più”. Sì, ma per fare cosa? Per utilizzare come quelle risorse? Ciò non toglie che non abbiamo cercato di fare, nelle condizioni di difficoltà nella quale ci trovavamo, comunque uno sforzo anche in questa Legge di bilancio.

Carlo Bartoli (Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti): A nome di tutti i colleghi, alle donne e agli uomini del suo staff, al personale della Camera dei deputati, e a tutti i colleghi che sono intervenuti, gli auguri di buon anno a tutti.
Grazie a voi buon anno, a voi alle vostre famiglie grazie!

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