domenica 14 Aprile 2024

“Il biennio pandemico si è chiuso lasciandoci in eredità un mercato dell’arte profondamente cambiato, caratterizzato da un maggior orientamento all’innovazione, alla collaborazione e alla sostenibilità”, afferma Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader “Quello dell’arte è un mercato che, dopo un primo periodo di stasi, ha saputo reagire alla crisi, implementando nuove strategie “ibride” per mantenere vive le relazioni con il proprio pubblico e cercare di crearne di nuove, nonché per intercettare una domanda anch’essa fortemente trasformata, sempre più dominata dal digitale e dalle giovani generazioni, che portano sul mercato nuove esigenze, nuove abitudini d’acquisto e rappresentano al contempo un nuovo potenziale target da fidelizzare”.

“Nuovi clienti e nuove generazioni, nuovi modelli di business digitali, nuovi metodi di pagamento, incrementano in modo sensibile la necessità di interazione tra mondi distinti dei collezionisti esperti, degli accumulatori di arte, degli operatori e dei consulenti dei nuovi buyer che ne amministrano la ricchezza”, prosegue Lanzillo. “Nessuno ha competenze tali da essere autonomo, ma l’interazione tra le varie competenze – che Deloitte Private ha da sempre ritenuto essere vincente – torna centrale per consentire a tutti gli interlocutori di ottimizzare il proprio interesse, facendo sì che il settore si sviluppi, prosperi e svolga un ruolo propulsore culturale e finanziario”.

Queste alcune delle riflessioni che saranno oggetto della conferenza “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione”, evento organizzato da Deloitte con il patrocinio di Amcham, del Consolato USA di Firenze e di Howden. Durante l’evento si discuteranno i risultati emersi dall’ultimo Art & Finance report di Deloitte Private dedicato al mondo dell’arte e dei beni da collezione, con approfondimenti dedicati ai più recenti trend del settore.

“Fondazione Palazzo Strozzi condivide con Deloitte un legame ormai storico di partnership in nome di una condivisione di valori come innovazione, ricerca e sperimentazione” – dichiara Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Siamo lieti di aver ospitato quest’evento che ha permesso una riflessione proficua e sfaccettata intorno al tema del rapporto tra arte e mercato, confermando il ruolo della nostra istituzione come laboratorio e piattaforma non solo di mostre, ma di idee e riflessioni per la cultura”.

Lorenzo Parrini, Partner di Deloitte e Rappresentante onorario di Amcham Toscana, sottolinea “L’evento si colloca appieno nell’ambito della strategia di Deloitte, che ha tra i propri obiettivi quella di stimolare una relazione virtuosa con i territori in cui opera e si svolge nella cornice di una location d’eccezione, quella di Palazzo Strozzi, caso esemplare di sinergia tra pubblico e privato, cultura e innovazione, con la generazione di esternalità positive per la città di Firenze e tutto il suo indotto.”

Il mercato dell’arte nel 2021 ha superato i livelli pre-Covid

Nonostante il contesto economico si sia caratterizzato per un persistente clima di incertezza, derivante anche dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, le più grandi case d’asta internazionali nel 2022 hanno registrato risultati da record, in continuità con un 2021 di grande ripresa. Nel 2021, infatti, innovazione e disponibilità di opere di qualità hanno favorito la crescita del fatturato complessivo del +67,4% rispetto al 2020 e del +17,7% rispetto al 2019, con riferimento alle aste oggetto di osservazione, svoltesi sia in digitale che in presenza. Nel primo semestre 2022, la crescita è proseguita per una quota pari a circa il 9% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Gli operatori si sono contraddistinti per una maggiore vivacità, beneficiando anche della possibilità di tornare a vivere il settore “in presenza”, avvalendosi comunque del supporto delle piattaforme digitali sviluppate in risposta alla crisi pandemica, con il conseguente ritorno e superamento dei livelli di fatturato pre-COVID. A dominare il mercato, molti artisti della seconda metà del XX secolo e dell’inizio del XXI secolo, spesso under 30. Tra i risultati di spicco, anche il record per asta più costosa della storia, 1,5 miliardi di dollari, registrato dalla vendita “Visionary: The Paul G. Allen Collection”, dedicata alla collezione del co-fondatore di Microsoft, tenutasi da Christie’s a New York lo scorso novembre.

Le ultime aste dimostrano tuttavia un raffreddamento dell’entusiasmo che ha caratterizzato gli ultimi mesi, con risultati che talvolta non incontrano la forbice di stima, o superano di poco il prezzo minimo previsto.

Pietro Ripa, Private Banker di Fideuram, commenta: “Il 2022 finora è stato un anno molto positivo per il mercato dell’arte, che non è stato interessato dal clima di ritrosia e forte attenzione vissuto dai principali mercati regolamentati, nonostante le ultimissime aste abbiano registrato risultati meno eclatanti. È ancora presto, tuttavia, per comprendere se si tratti di un effetto fisiologico di raffreddamento del mercato rispetto al grosso boom vissuto dal mondo dell’arte nel corso degli ultimi mesi, o se gli effetti del complesso contesto internazionale inizino a riflettersi anche sul mondo delle aste”.

Il ruolo della cultura nella lotta ai cambiamenti climatici e alle disuguaglianze

In risposta alle complessità del momento, gli operatori dimostrano grande attivismo per il sociale, in linea con una crescente attenzione per la responsabilità nei confronti delle comunità di riferimento. Questa tendenza si inserisce in un più ampio processo di ripensamento del sistema dell’arte, in termini di sostenibilità ambientale – implementando opportune strategie atte a contribuire nella lotta al cambiamento climatico – sostenibilità economica – favorendo la collaborazione utile al superamento della crisi da parte delle realtà minori e in chiave sociale, con la diffusione di messaggi a favore della diversità e dell’inclusione.

La cultura è infatti sempre più riconosciuta come veicolo fondamentale per favorire lo sviluppo sostenibile, oggetto di strategie di corporate social responsibility in grado di generare impatti positivi sulla società e le comunità locali, anche su spinta di alcune agevolazioni a favore delle partnership pubblico-privato.

“La misurazione e il reporting degli impatti generati dalla cultura può contribuire a migliorare le strategie d’investimento, l’allocazione delle risorse e la pianificazione delle attività. La pubblicazione di informazioni relative alla modalità di gestione delle risorse e agli impatti generati può inoltre contribuire a rafforzare la trasparenza nei confronti degli stakeholder e le strategie di fund-raising, con effetti positivi da un punto di vista reputazionale e di sostenibilità”, commenta Valeria Brambilla, Partner Deloitte “Anche per questo, Deloitte ha sviluppato un modello per la misurazione e il reporting degli impatti della cultura, ispirato ai principali framework internazionali, con l’obiettivo di fornire alle organizzazioni culturali un nuovo strumento strategico, a favore della trasparenza e del rafforzamento delle relazioni con gli stakeholder”.

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